Un estratto del saggio della docente Patrizia Gabrielli
Il 2 e la mattina del 3 giugno 1946, milioni di donne in tutta Italia sono in fila davanti ai seggi elettorali. In qualche caso, soprattutto nelle grandi città, l’attesa è di ore, e qualcuna, come la scrittrice Sibilla Aleramo, preferisce posticipare il voto. Torna a casa, poi di nuovo al seggio, per restare «tre ore e mezzo pigiata fra la folla» prima di deporre nelle urne le schede. Qualcuna ha ritirato dall’armadio l’abito buono, qualche altra ha acquistato una camicetta o un vestito nuovi ma, attenta alle indicazioni giunte da più parti, ha rinunciato al filo di rossetto nel timore di macchiare le schede, e dunque annullarle, al momento di sigillare il lembo gommato.
La volontà di esserci e di contare, esercitando quella porzione di sovranità garantita dal voto, trovano soddisfazione nell’inedita veste dell’elettrice: identità proiettata sulla dimensione corporea ed estetica, sull’abito nuovo indossato per presentarsi decorosamente ai seggi e per celebrare una giornata per molte memorabile. Con il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea costituente si gettano le fondamenta del nuovo Stato e i principi del suo governo, si disegnano i contorni del progetto democratico. (…)
L’esercizio del suffragio femminile supera la marginalità che lo ha a lungo caratterizzato, la dimensione di episodio aggiuntivo, per assurgere a evento fondativo e distintivo della nascente democrazia italiana. La Repubblica italiana nasce all’insegna del coinvolgimento delle donne, che connotano il progetto democratico nel segno dell’inclusività e della partecipazione, principi basati sulla responsabilità individuale, sull’impegno in prima persona. Inizia l’accidentato cammino verso la parità, che implica la ridefinizione stessa del paradigma della cittadinanza tradizionalmente fondata sul genere maschile per affermare, invece, l’uguaglianza nel quadro del riconoscimento delle singole specificità, delle appartenenze e del valore della dignità della persona. Una strada tutt’altro che lineare e piana, mai completamente percorsa, dacché tanti sono stati i tratti impervi e gli arresti, rinnovabili e mai esauriti i traguardi da raggiungere. Come la democrazia, la parità di genere è un processo storico in divenire, che impegna la comunità nella custodia, nell’estensione e nella ridefinizione della gamma dei diritti godibili. Per le associazioni delle donne il suffragio rappresenta certamente un primo fondamentale passo, tuttavia insufficiente a garantire la parità e il miglioramento della condizione femminile, la cui realizzazione implica la coniugazione tra diritti politici, civili e sociali, con una particolare attenzione a questi ultimi e alla loro concreta realizzazione attraverso una rete di servizi considerati un fondamentale incentivo alla partecipazione politica.
Testo tratto da “Le donne della Repubblica”. L’autrice è ordinaria di Storia di Genere dell’Università di Siena
