19 Gennaio 2026

È solo una coincidenza. Il sospirato sblocco dell’accordo commerciale fra Unione Europea e Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay) segue di qualche giorno l’ «invasione» americana del Venezuela. Sono due modi assai diversi, diversissimi per forma e contenuto, di tutelare gli interessi economici, ma che si prestano a una considerazione comune proprio sul piano della sicurezza strategica.
Il blitz di Caracas è spiegato, non giustificato, anche con la preoccupazione di sottrarre un Paese, nel «cortile di casa» americano, all’influenza di nemici come i cinesi. Lasciamo da parte, solo per un attimo, tutti gli aspetti legati alla legittimità dell’intervento militare in un Paese sovrano (tempi duri per i sovranisti europei ammiratori di Trump). C’è il sollievo per un dittatore in meno anche se non vi è alcuna – almeno finora – intenzione di Washington di ristabilire una dinamica democratica. La preoccupazione prevalente sembra quella di gestire al meglio l’industria del petrolio. Caracas ha le più grandi riserve al mondo.
Legami più forti e saldi tra le economie sudamericane e quelle europee, garantite dall’accordo con il Mercosur – che riguarda un mercato complessivo di 750 milioni di cittadini – sono il modo migliore di sottrarre quei Paesi all’influenza e, alla fine, alla dipendenza cinese. C’è un dato su tutti che dovrebbe far riflettere. Lo riporta nel suo commento su Il Sole 24 Ore, Stefano Manzocchi. Negli ultimi dieci anni l’interscambio dei Paesi del Mercosur con la Cina è cresciuto del 60 per cento, con l’Europa appena del 4 per cento. Ovviamente ci sono ragioni strutturali e competitive che spiegano, ma solo in parte, questo divario. L’Italia che pure è diventato il quarto più grande esportatore al mondo, ha un saldo positivo verso quell’area di appena un miliardo. Le potenzialità di crescita, nel momento in cui verranno abbattuti dazi che in qualche caso arrivano anche al 90 per cento – con le ulteriori garanzie date al settore agricolo, più minacciato dalle importazioni dal Sud America – sono infinite. L’Italia è tra i Paesi che più hanno beneficiato dagli accordi commerciali siglati dall’odiata nomenclatura europea con il Giappone, la Corea del Sud e il Canada. E pensare a quante sono state dure le posizioni contrarie. Da soli avremmo potuto farli quegli accordi?

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