L’appuntamento voluto dagli Usa. Witkoff al Cremlino con Gruenbaum, nuovo inviato. “Ipotesi tregua energetica”. Ma Mosca resiste
Gli sbandierati colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia che si dovrebbero tenere tra oggi e domani ad Abu Dhabi, i primi in quasi quattro anni di ostilità, non sono ancora certi. Washington preme, Kiev accetta con poca convinzione, Mosca invece resiste. L’obiettivo, non detto, è la cessazione degli attacchi contro le infrastrutture energetiche. Una “tregua energetica”. Un minimo successo per la Casa Bianca da rivendicare. Ma bastano meno di 24 ore perché l’ottimismo americano si sgonfi davanti allo scetticismo ucraino per poi scontrarsi con le riserve russe.
La giornata si apre a Davos tra i migliori auspici. «Siamo ormai alla fine del processo. E sono davvero ottimista. Sono stati ottenuti molti successi», dice in mattinata l’inviato statunitense Steve Witkoff. «Resta una sola questione da risolvere». Ma non precisa quale. Il nodo «irrisolto», confermano più tardi, è sempre lo stesso: i territori contesi. «Non ne abbiamo discusso», taglia corto il presidente statunitense Donald Trump dopo il bilaterale pomeridiano con il leader ucraino Volodymyr Zelensky a margine del Forum economico mondiale. Zelensky, dal canto suo, accoglie senza entusiasmo la notizia che l’indomani, negli Emirati Arabi Uniti, si terrà un trilaterale con Russia e Usa. «A volte riceviamo delle sorprese da parte americana. Spero che almeno gli Emirati ne siano a conoscenza». I colloqui, spiega, saranno a «livello tecnico». Ma «è meglio che non avere alcun tipo di dialogo». Per fare passi avanti serviranno concessioni da entrambe le parti, precisa. «I russi devono essere pronti ai compromessi perché tutti devono essere pronti, non solo l’Ucraina».
Intanto Witkoff vola per la settima volta a Mosca per incontrare Vladimir Putin nella speranza di strappare qualche concessione, a partire dai “sì” al trilaterale e alla tregua energetica. L’incontro al Cremlino inizia poco prima della mezzanotte moscovita. Con Witkoff ci sono il genero di Trump, Jared Kushner, che lo aveva accompagnato già lo scorso dicembre e, per la prima volta, Josh Gruenbaum, commissario del Federal Acquisition Service appena nominato consigliere senior del Board of Peace lanciato ieri dagli Usa. Ad affiancare Putin a un lungo tavolo ovale sono il suo consigliere per la politica estera Jurij Ushakov e dal suo inviato per la cooperazione economica Kirill Dmitriev, reduce da un incontro con gli statunitensi a Davos. Ma la strada, secondo il Financial Times, è in salita.
Nei giorni scorsi, scrive il quotidiano britannico, Mosca avrebbe acconsentito a tenere colloqui paralleli, con le delegazioni russa e ucraina nella stessa sede, ma non nella stessa stanza, e i mediatori statunitensi a fare da navetta. Un formato simile ai colloqui dello scorso novembre ad Abu Dhabi quando funzionari ucraini e russi si erano incontrati separatamente con i delegati statunitensi, ma non avevano parlato direttamente tra loro. Sui colloqui tripartiti la Russia non sarebbe d’accordo. E avrebbe diverse obiezioni anche sulla bozza di accordo. L’attuale piano in 20 punti «è nato principalmente perché ucraini ed europei hanno scartato tutti i punti che interessavano a Putin dal piano iniziale in 28 punti», ha detto una fonte al Financial Times. «Cosa c’è da discutere? Ovviamente Putin non può essere d’accordo». Difficile, dunque, che accetti di porre fine ai rad alle infrastrutture energetiche hanno lasciato Kiev e diverse altre città ucraine senza elettricità, riscaldamento e acqua nel mezzo dell’inverno più rigido del conflitto. E la stessa Ucraina sarebbe restìa a cessare di colpire le raffinerie russe e le petroliere della sua “flotta ombra” che alimentano la macchina bellica del Cremlino.
La delegazione ucraina, in ogni caso, è già partita alla volta di Abu Dhabi, composta secondo Axios dal generale Kyrylo Budanov, da poche settimane capo dell’ufficio presidenziale, e da Rustem Umerov, Segretario del Consiglio per la sicurezza. Witkoff ha già fatto sapere che da Mosca andrà «direttamente ad Abu Dhabi» insieme a Kushner per «gruppi di lavoro». Resta da capire se, come scrive Axios, da Mosca partirà Dmitriev. In ogni caso c’è da dubitare in svolte sostanziali.
