Scoperte scientifiche studi impossibili e sostegno ai malati ma anche obiettivi ridimensionati nell’industria e nella vita quotidiana. Per capire l’intelligenza artificiale osserviamo i suoi risultati
Sarebbe fin troppo facile dire che l’intelligenza artificiale è uno strumento, e che il suo destino dipende dall’uso che ne facciamo. Frasi simili le pronunciavamo per l’energia atomica, per la dinamite e chissà quanti altri “utensili” dell’umanità, fin dai tempi dei primi homo sapiens e della pietra scheggiata. L’Ai è uno strumento cangiante, che cambia nelle nostre mani. È la scheggia che diventa coltello, poi fucile, cannone, bomba nucleare… La sua evoluzione va più veloce della nostra capacità di farci un’idea a riguardo.
Per capirla davvero il primo passo è verificare i suoi più importanti successi e memorizzare i suoi errori più grandi. L’Ai non è solo quella che conosciamo tutti i giorni, quella dei testi generati da ChatGPT o le immagini modificate dai nostri telefonini. L’Ai già oggi salva vite umane e cambia completamente gli studi scientifici. Allo stesso tempo non è in grado di fare tutto, per fortuna. Il suo difetto più grande (e la presunzione di chi la programma) è credere che ogni cosa sia prevedibile. Se l’Ai è già padrona del calcolo probabilistico, noi umani rimaniamo saldamente sovrani del caso.
Biochimica
Prevedere la struttura delle proteine è una svolta epocale
AlphaFold è il programma sviluppato da DeepMind, società britannica di ricerca acquistata da Google nel 2014, che ha affrontato un problema aperto da oltre settant’anni: prevedere la forma tridimensionale delle proteine partendo dalla loro sequenza di amminoacidi.
La forma 3D determina la funzione biologica, ma ottenerla in laboratorio richiede tempi lunghi e costi elevati. I primi risultati sono arrivati nel 2020 e nel 2022 sono state rese pubbliche oltre 200 milioni di strutture. Oggi quei modelli sono usati per studiare malattie e progettare farmaci o cure. Per Nature è una delle rivoluzioni scientifiche più importanti degli ultimi 50 anni.
Farmacia
Una nuova medicina per una malattia rara ora ai test clinici
Rentosertib è una molecola identificata grazie all’intelligenza artificiale della società britannica BenevolentAI. Serve a trattare la fibrosi polmonare idiopatica, una malattia rara e progressiva molto aggressiva. Gli algoritmi hanno analizzato grandi quantità di dati biologici per individuare, statisticamente, il miglior bersaglio molecolare e il composto più efficace.
Il farmaco è poi passato alle fasi di sperimentazione clinica sull’uomo, come qualsiasi altro candidato tradizionale. È tra i primi farmaci sviluppati grazie all’Ai a raggiungere a questa fase, mostrando così i promettenti sviluppi tecnologici nel campo della ricerca farmaceutica.
Archeologia
Dall’Egitto a Ercolano svelati i segreti di tavolette e papiri
Testi antichi decifrati per la prima volta dopo millenni, grazie alla tecnologia che riesce ad analizzare anche frammenti incompleti. Come riesce? Osservando e confrontando migliaia di immagini provenienti da scavi e musei di tutto il mondo.
I successi sono molteplici, dall’unione delle tavolette cuneiformi mesopotamiche (Università di Monaco e di Heidelberg), al traduttore automatico dei geroglifici (progetto coordinato dal Cnr).
A Ercolano, l’Università di Würzburg utilizza scansioni a raggi X e modelli di apprendimento automatico per leggere rotoli carbonizzati senza aprirli. Un aiuto fondamentale per gli archeologi.
Acustica
Ricreare una voce da pochi secondi di registrazione
La sintesi vocale è cambiata radicalmente grazie all’Ai. Dai vecchi dispositivi con voce metallica (celebre quello di Stephen Hawking) si è passati a sistemi capaci di ricostruire timbri e accenti individuali, anche a partire da brevi registrazioni. Queste tecnologie sono usate da persone colpite da Sla, ictus, tumori alla laringe o altre patologie degenerative, ma anche da chi non ha mai avuto una voce funzionale. La britannica Smartbox, nel 2025 ha ricreato la voce di una donna partendo da 8 secondi recuperati da una VHS. In Italia il progetto “Voice for Purpose” ha avviato una banca della voce con oltre 250 donatori (tra cui molti doppiatori famosi).
Diagnostica
La promessa mancata di curare i tumori con l’uso dei big data
IBM Watson Health era la divisione lanciata dalla nota azienda informatica nel 2015 per applicare l’intelligenza artificiale alla medicina, in particolare all’oncologia. L’obiettivo era aiutare i medici ad analizzare cartelle cliniche e studi scientifici per suggerire diagnosi e terapie personalizzate.
Il progetto nasce dopo il successo mediatico di Watson nel quiz tv americano Jeopardy!, ma l’analisi dei dati ospedalieri si rivelò un disastro. Perché? Cartelle cliniche troppo diverse tra loro e pazienti o medici non sempre capaci di segnalare correttamente i sintomi. IBM ha abbandonato il settore dopo un investimento di 5 miliardi di dollari.
Automotive
Guida autonoma un miraggio ancora lontanissimo
La guida autonoma di livello 5, cioè senza alcun intervento umano, è annunciata da oltre un decennio. Aziende come Tesla hanno sistemi avanzati di assistenza ma il progresso sperato non è ancora stato raggiunto. Negli Usa le autorità hanno avviato indagini e richiami dopo incidenti legati all’uso improprio o ai limiti del software. Uber ha sospeso i test dopo un incidente mortale del 2018 in Arizona. Alcuni progetti, come Argo AI, sono stati chiusi nonostante investimenti miliardari. La tecnologia funziona in contesti controllati, ma traffico, meteo e comportamenti imprevedibili rendono la tecnologia ancora inadatta. Le variabili sono troppe.
Commercio
La spesa senza cassa un’automazione mai funzionante
Amazon ha presentato nel 2018 “Just Walk Out” come una delle applicazioni più avanzate dell’Ai nel commercio al dettaglio, per i suoi negozi fisici americani. Tra gli scaffali, telecamere e sensori registravano i prodotti scelti dal cliente e addebitavano l’importo sull’account, senza passare dalla cassa. Nel 2024 Amazon ha fatto marcia indietro, sostituendola in molti casi con carrelli intelligenti e sistemi più tradizionali. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il riconoscimento automatico richiedeva grossi interventi di verifica umana: dietro le quinte, dei commessi agivano “fingendo” di essere macchine perfette.
Messaggistica
Il fallimento in 16 ore del chatbot razzista e misogino
Tay è il caso scuola dei fallimenti dei chatbot, le intelligenze artificiali programmate per dialogare con noi. Lanciato da Microsoft su Twitter nel 2016, Tay aveva l’obiettivo di parlare come una teenager e imparare dal linguaggio degli utenti. Il sistema era progettato per adattarsi in tempo reale alle interazioni ricevute. Nel giro di poche ore, però, gruppi organizzati iniziano a bombardarlo con messaggi razzisti e complottisti. Tay li assimila e inizia a ripeterli. Microsoft lo ritira dopo 16 ore. Le attuali intelligenze artificiali hanno imparato la lezione: gli algoritmi hanno bisogno di confini precisi. Quando si dice “le cattive influenze”, in questo caso degli umani.
