13 Gennaio 2026

Il governo corre ai ripari e aumenta la sicurezza

Secretare i voli di Stato. E, più in generale, rafforzare la capacità italiana di fronteggiare la cosiddetta guerra elettronica ed elettromagnetica. È l’ipotesi tornata sul tavolo del governo dopo che un’interferenza di probabile matrice russa ha messo fuori uso i servizi di navigazione Gps prima dell’atterraggio in un aeroporto bulgaro, costringendo l’aereo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a manovrare con il solo ausilio delle mappe cartacee.
Non a caso il ministro della Difesa Guido Crosetto, ospite ieri sera a Quarta Repubblica, ha alzato il livello dell’allarme sulla «guerra ibrida», che ormai rappresenta «quasi la normalità», con Mosca già in prima linea. «Non mi vedo la Federazione Russa far cadere l’aereo di von der Leyen – ha aggiunto – ma mi vedo gli hacker russi fare centinaia di attacchi alle nostre banche, ai sistemi pubblici, agli aeroporti, alla produzione di energia. Migliaia di bot di disinformazione, il tentativo di raccontare un’altra verità».
Matrice russa o meno, l’episodio sembra aver risvegliato timori che Crosetto ha più volte condiviso con il resto dell’esecutivo, spingendolo a studiare possibili contromisure. E infatti, secondo fonti qualificate, a via XX Settembre «si sta lavorando» a una bozza di provvedimento che ridefinisca i parametri di sicurezza non solo per i voli della presidente del Consiglio e delle più alte cariche dello Stato, ma anche per i ministri che, in base all’articolo 3 del Dl 98/2011, possono ricorrere agli aerei di Stato solo con autorizzazione specifica, resa pubblica sul sito di Palazzo Chigi (ma classificabile come segreto di Stato).
L’obiettivo è complicare la vita a eventuali sabotatori dotati di disturbatori di frequenze o altri dispositivi in grado di creare problemi alla strumentazione di bordo. Si ragiona, dunque, sulla possibilità di limitare l’accesso ai dati di tracciamento e ai piani di volo degli aerei governativi, oggi talvolta disponibili online. Non è un mistero, ad esempio, che Chigi sia già intervenuto per limitare il monitoraggio di piattaforme come Flightradar sui voli della premier, dopo che questo giornale, a inizio gennaio, aveva rivelato come la premier stesse volando a Mar-A-Lago, nelle ore decisive per la liberazione di Cecilia Sala dalle carceri iraniane, per incontrare Donald Trump.
La tracciabilità dei voli, insomma, resta un nervo scoperto. Anche a livello politico. Solo tre mesi fa il Movimento 5 Stelle ha presentato due interrogazioni parlamentari accusando il governo di utilizzare i voli di Stato come «taxi privati». Sul fronte della sicurezza, tuttavia, è improbabile che il provvedimento si riduca a un semplice giro di vite sulle informazioni accessibili. La partita è più ampia e ruota intorno al concetto di «bolla tattica», lo spazio protetto in cui – secondo il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello – le forze italiane devono potersi muovere invisibili. L’attenzione è altissima. Lo dimostra non solo l’attivismo industriale di Leonardo, ma anche l’annuncio di luglio della partnership tra il colosso Usa L3Harris e l’italiana Elt Group per realizzare nel nostro Paese la prima struttura al di fuori degli Stati Uniti destinata al collaudo e alla calibrazione di sistemi Isr (intelligence, sorveglianza, ricognizione), fondamentali per la guerra elettronica.
Del resto, l’Italia ha appena acquistato due velivoli Gulfstream G550 modificati con capacità di attacco elettromagnetico per 300 milioni di euro, in grado di interrompere comunicazioni, radar e sistemi di navigazione nemici da lunga distanza. Un investimento che segnala come Roma non intenda più limitarsi a difendersi, ma voglia attrezzarsi per giocare un ruolo da protagonista in una sfida destinata a durare a lungo. Perché la guerra ibrida non si combatte solo sui confini, ma soprattutto nello spazio invisibile delle frequenze e delle informazioni.

A.N.D.E.
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