15 Gennaio 2026
Guido Crosetto

L’indignazione del ministro della Difesa dopo l’attacco ai militari italiani in Libano

«Sono molto arrabbiato. Attendo di capire e di ascoltare la loro versione. Poi vedremo». Chi ha parlato ieri con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, assicura che non basterà un comunicato a placare la sua indignazione per l’attacco ai nostri militari in Libano. Come non basta la scusa, venuta dall’esercito israeliano, che accanto a quei militari era stata avvistata una «presenza sospetta». Crosetto attende una relazione dettagliata da Israele su cosa abbia davvero spinto l’Idf a colpire così vicino ai nostri caschi blu. E solo dopo deciderà quali azioni intraprendere. Ma una cosa è certa: il governo italiano non intende lasciare questo episodio senza conseguenze.
Una informativa arriverà, oggi stesso, anche sul tavolo del procuratore militare di Roma, Antonio Sabino, competente sui reati compiuti all’estero contro i militari italiani. Anche se la vicenda si è conclusa fortunatamente senza vittime né feriti, non c’è dubbio che rischiava di avere un esito diverso. Soprattutto davanti a un attacco intenzionale, dunque, il reato si potrebbe configurare.E non un reato da poco. Sparare sui caschi blu è un crimine di guerra. Tuttavia il precedente del fascicolo su un evento quasi gemello — l’attacco di pochi mesi fa ai danni di nostri militari — che si è appena chiuso con un’archiviazione non lascia molte illusioni sulla possibilità che l’esito sia diverso.
Al di là della vicenda giudiziaria, la questione resta politica. E il ministro della Difesa, che ha ricevuto la solidarietà anche dalla Francia, intende affrontarla di petto. Raccontano dal ministero che l’ira di Crosetto non sia stata facile da contenere, appena ricevuta la telefonata dal Libano che riferiva del lancio di granate israeliane contro i nostri militari. Si è temuto che la sua rabbia deflagrasse come una granata sul fragile equilibro diplomatico che l’Italia continua a preservare con il governo Netanyahu. «Ancora? Un altro errore?», si sarebbe scaldato il ministro della Difesa, ricordando l’analogo attacco subito dal nostro contingente. E manifestando il suo scetticismo sull’eventualità che quei droni, e ancor più chi li comandava da remoto, fossero stati così sbadati da non distinguere dagli hezbollah dai caschi blu che stavano rimuovendo un blocco stradale nei pressi della Linea Blu: la linea di demarcazione delle Nazioni Unite tra Israele e Libano. Anche perché l’esercito israeliano era stato informato in anticipo dall’Unifil dell’attività in quell’area: a sud-est del villaggio di Marwahin.
Ma la cosa che più ha colpito è stata la coincidenza temporale. Proprio la scorsa settimana, il Consiglio di sicurezza Onu ha prorogato all’unanimità la missione di peacekeeping in Libano fino alla fine del 2026. E l’Italia a giugno scorso ne ha assunto il comando. L’attacco ha quindi anche la valenza di un segnale. Quasi un salto di qualità.
Per questo Crosetto ha parlato più tardi di «atto rilevante, grave» e di «scelta tanto precisa quanto incomprensibile e inaccettabile» e ha annunciato che esprimerà «con tutta la forza possibile» al suo omologo israeliano la «totale disapprovazione (e qualcosa in più) per quanto accaduto».
E non ha cambiato atteggiamento neanche dopo le giustificazioni arrivate da Israele.
Uguale «condanna» è stata espressa anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ieri ha parlato dell’episodio anche con il consigliere speciale Usa, Massad Boulos. Al centro del colloquio la stabilità del Mediterraneo e del Medioriente. E il nostro contingente in Libano, ha evidenziato Tajani, «stava garantendo sicurezza e stabilità».

A.N.D.E.
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