Analisti vedono un +10% del greggio, 100 $ scenario peggiore
Si prepara un lunedì ad alta tensione per i mercati globali, dopo l’attacco congiunto di Israele e Usa sull’Iran e le successive rappresaglie di Tehran. Secondo diversi operatori, i timori di un’instabilità prolungata in Medio Oriente potrebbe pesare sui listini azionari. Allo stesso tempo sosterrà il rally del petrolio con i timori delle interruzioni delle forniture legate alla chiusura dello stretto di Hormuz, uno snodo chiave per il trasporto del petrolio.
Questo, nonostante l’Opec+ abbia concordato domenica di aumentare la produzione di 206.000 barili al giorno a partire da aprile, un modesto aumento che rappresenta meno dello 0,2% della domanda globale. Alla ripresa delle contrattazioni di domani il greggio Usa, i broker di Ig, potrebbe registrare un balzo del 9% oltre i 73 dollari al barile (dai 67 circa della chiusura di venerdì), vale a dire il livello più alto da giugno 2025, all’epoca dei primi attacchi di Washington sui siti nucleari di Theran. Le stime di Barclays vedono il greggio schizzare addirittura fino a un prezzo tra gli 80 e i 100 dollari al barile, in caso di interruzioni significative, mentre per Royal Bank of Canada, “i leader del Golfo hanno indicato che un prezzo del petrolio superiore ai 100 dollari rappresentava un pericolo chiaro e imminente”.
Il greggio non sarà però l’unico asset a essere colpito delle tensioni internazionali. Gli operatori prevedono una corsa anche di oro e argento, già a livelli record e tra i beni rifugio per eccellenza, oltre che di valute come il franco svizzero e dei titoli del Tesoro Usa. Secondo John Briggs, responsabile della strategia sui tassi statunitensi di Natixis, la strategia degli investitori sarà “prima di rifugiarsi, poi di fare domande”. “La portata degli attacchi e della ritorsione iraniana è maggiore di quanto previsto dal mercato”, spiega l’analista. In più, le valutazioni elevate dei titoli azionari a livello globale rendono anche più facile la riduzioni delle posizioni a rischio sull’azionario, secondo Ed Al-Hussainy di Columbia Threadneedle Investments. I mercati sono già in fermento per il cambiamento della politica tariffaria degli Stati Uniti, gli sconvolgimenti causati dall’Ai e e le tensioni legate al credito privato. “L’entità della riduzione del rischio – per Al-Hussainy – è però difficile da prevedere. Certamente una partita importante si giocherà sulla durata delle interruzioni del traffico nello stretto di Hormuz. Se il trasporto marittimo” riprende in breve, “l’azionario può superare la crisi – afferma Dave Mazza di Roundhill Financial – In caso contrario, tutte le scommesse sono nulle”. Intanto pero’ sia Maersk che Msc, le due maggiori compagnie di navigazione al mondo, hanno ordinato lo stop al transito attraverso lo stretto.
