12 Febbraio 2026
spesa economia

L’Antitrust apre un’indagine conoscitiva per capire se i supermercati prendono per la gola gli agricoltori. Intanto l’inflazione sugli scaffali corre più che negli altri settori. Federdistribuzione: “Settore gravato da caro energia”

Negli ultimi quattro anni, la busta della spesa degli italiani ha viaggiato a una velocità diversa da quella del resto dell’economia. Tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali più dell’inflazione generale, ferma al 17,3%. E anche quando la fiammata inflazionistica si è attenuata, la distanza è rimasta. Nell’ottobre 2025 l’inflazione tendenziale del paniere generale era all’1,2%; quella dei prodotti alimentari al 2,3%.

Il valore lungo la filiera
Dietro questi numeri, non c’è soltanto una questione di rincari naturali o di costi energetici e logistici. C’è un interrogativo più scomodo: chi trattiene il valore lungo la filiera agroalimentare? Per rispondere a questa domanda il Garante dei consumatori (l’Antitrust) avvia un’indagine conoscitiva sul rapporto tra grande distribuzione organizzata e filiera di produttori (ne ha scritto La Stampa). L’obiettivo dichiarato è capire come si formano i prezzi e come si ripartiscono i ricavi tra campi, stabilimenti e scaffali.
Il punto di partenza dell’Antitrust è netto. Mentre i prezzi al consumo sono saliti, molti produttori agricoli raccontano una realtà opposta, fatta di guadagni compressi o comunque non adeguati all’aumento dei costi. Questa frizione potrebbe dipendere anche dallo squilibrio di forza negoziale tra una base produttiva frammentata in migliaia di agricoltori fornitori e poche grandi catene, in grado di imporre condizioni economiche pesanti al momento dell’acquisto.
Se chi compra è capace di spuntare condizioni sempre migliori, lo snodo della contrattazione tra fornitori e distributori diventa cruciale non solo per la redditività di chi produce, ma anche per la traiettoria dei prezzi al dettaglio. In altre parole, non basta chiedersi perché aumenta il prezzo del pomodoro o del latte; bisogna capire in che modo la catena di negoziazioni incida sulla formazione del prezzo finale.

La vendita di servizi
Altro problema. A volte i fornitori pagano i supermercati per avere più spazio e visibilità nei punti vendita. Succede, per esempio, per ottenere un posto migliore sugli scaffali, per finire nelle promozioni o per lanciare una novità. Il punto è capire se questi soldi pagano servizi reali, oppure se servono a far guadagnare di più la grande distribuzione riducendo i margini di chi produce.
C’è poi il tema dei prodotti con il marchio del supermercato, quelli che spesso costano meno e che troviamo accanto alle marche famose. Negli ultimi anni sono cresciuti molto: nel 2024 il loro fatturato è aumentato del 2,4% rispetto al 2023 e del 35,4% rispetto al 2019. Questa crescita dà più forza ai supermercati nelle trattative con i fornitori. E cambia anche il rapporto. Il supermercato non si limita a vendere i prodotti degli altri, ma diventa anche un concorrente diretto delle marche, perché propone il suo prodotto “di casa” sullo stesso scaffale.

Le centrali di acquisto
Un altro punto importante: molti supermercati si mettono insieme per comprare gli alimenti a prezzi migliori. Lo fanno attraverso gruppi e “centrali d’acquisto”, a volte organizzate su più livelli. Il risultato è che, per un produttore, la trattativa può diventare più complicata. Non parla con un solo compratore, ma con più soggetti (la super-centrale, la centrale, la cooperativa e poi la singola catena).
L’indagine del Garante è partita il 16 dicembre 2025. Il termine di chiusura è fissato al 31 dicembre 2026, ma la macchina parte subito con una consultazione pubblica: entro il 31 gennaio 2026 soggetti interessati e operatori possono inviare contributi all’Autorità sui temi chiave.

Le reazioni
La fiammata nel carrello della spesa alimentare diventa un caso politico. Per i parlamentari M5s delle commissioni Attività produttive di Camera e Senato, «il governo continua a raccontare favole mentre gli italiani hanno il frigorifero vuoto».
Plaudono all’iniziativa del Garante le associazioni dei consumatori purché — avverte l’Unc — l’indagine (che sarà chiusa a dicembre 2026) porti a «misure strutturali», capaci di migliorare la concorrenza. Ettore Prandini (Coldiretti): «L’indagine? Più trasparenza c’è, meglio è».
Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, chiede di non gettare la croce addosso ai supermercati. Queste strutture, spiega, sopportano costi enormi per l’energia, eppure non sono sostenute dallo Stato. Buttarelli chiama in causa anche l’industria che trasforma i prodotti agricoli, probabile cinghia di trasmissione dell’aumento dei costi.

A.N.D.E.
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