Sondaggio Cnn: Trump vince il confronto per il 67% degli spettatori. Tra i temi trattati, inflazione, tasse, immigrazione, aborto, politica estera. Nessuna stretta di mano tra i due rivali

Inutile girarci intorno: dopo la disastrosa prestazione di Joe Biden nel primo dibattito di ieri sera ad Atlanta contro Donald Trump, la conversazione prevalente tra i democratici precipitati nel panico è se l’unica possibilità rimasta per cercare di conservare la Casa Bianca sia cambiare candidato in corsa. Ammesso che ci sia ancora il tempo per farlo, e un leader in grado di riaprire la sfida. Anche la Cnn, nel sondaggio condotto tra i suoi spettatori dopo la diretta che aveva ospitato, ha confermato che per il 67% degli americani il confronto lo ha vinto Trump, mentre solo il 33% ha preferito Biden. Davanti a questi numeri, diventa quasi irrilevante soffermarsi sui temi toccati, le battute giuste e quelle sbagliate, o quanto Donald abbia mentito. Il punto fondamentale è l’impressione lasciata agli elettori, e il capo della Casa Bianca ha alimentato tutti i dubbi sulla sua capacità di guidare ancora per i prossimi quattro anni una superpotenza, messa alla prova dal caos che sembra governare il mondo e le sfide di rivali come Cina, Russia, Iran, e chiunque altro abbia la capacità o l’ambizione di mettere in discussione la leadership americana.
Il dibattito condotto da Dana Bash e Jake Tapper è cominciato con l’economia, e Biden è subito partito male, ripetendo freddi “talking point”, fermandosi, sbagliando le parole, parlando sottovoce al punto che era difficile sentirlo. La campagna si è affrettata a far sapere che aveva un raffreddore, ma anche se così fosse, ciò confermerebbe le sue debolezze. Trump lo ha attaccato immediatamente: “Non ho neanche capito cosa abbia detto nell’ultima frase, e penso che neppure lui lo sappia”. Ha rimproverato al presidente di aver provocato l’inflazione che affligge gli americani quando vanno al supermercato o al distributore di benzina, ma il capo della Casa Bianca ha faticato a spiegare le sue scelte e i risultati ottenuti.
Sull’immigrazione ha cercato di difendere la sua linea, accusando il rivale di aver diviso le famiglie senza risolvere il problema. Lui invece aveva concordato con i repubblicani una legge bipartisan per affrontare l’emergenza, che Donald ha bloccato ordinando ai parlamentari del suo partito di non votarla, perché gli rovinava la strategia elettorale. Trump però ha avuto vita facile a rispondergli che durante l’ultima amministrazione gli arrivi degli illegali sono diventati un’emergenza, portando terroristi in America e aumentando i reati: “Io la chiama la criminalità dell’immigrazione favorita da Biden, che vuole i confini aperti”.
Sulla politica estera Donald ha rimproverato a Joe il ritiro scombinato dall’Afghanistan, “l’evento più imbarazzante della nostra storia”, perché secondo lui ha distrutto la reputazione degli Usa, spingendo Putin ad invadere l’Ucraina. Hamas invece ha attaccato Israele perché la debolezza di Washington con l’Iran lo ha incoraggiato a farlo. Biden ha risposto che Trump è pronto a regalare Kiev e l’Europa a Putin, ma il rivale lo ha accusato di “portarci verso la Terza guerra mondiale”. Anche sull’aborto il presidente ha faticato a scaricare sull’avversario la colpa di averlo cancellato, costringendo minorenni stuprate a mettere al mondo i figli frutto della violenza. Si è rianimato solo quando la sfida è scesa sul piano personale, e Joe ha ricordato agli americani che Donald “è un condannato, perché ha fatto sesso con una pornostar mentre sua moglie partoriva il loro figlio”.
Il New York Times ha scritto che “giovedì sera i democratici stavano immaginando scenari che richiederebbero ai leader del Partito come il senatore Chuck Schumer, l’ex Speaker della Camera Pelosi e il deputato della South Carolina Clyburn di intervenire sul presidente per spingerlo a ritirarsi, anche se non c’erano indicazioni che alcuno di loro accetterebbe di farlo. Altri democratici temono che sia troppo tardi, e Biden non ascolterebbe nessuno, a parte forse sua moglie Jill, che però ha fortemente sostenuto la ricandidatura”. E ammesso che facesse un passo indietro, chi potrebbe prendere il suo posto ora? La vice Kamala Harris non ha convinto, Michelle Obama si rifiuta di candidarsi, il governatore della California Newsom pare troppo liberal. Forse la governatrice del Michigan Whitmer avrebbe qualche possibilità, ma perché rischiare di bruciarsi per salvare una situazione che appare ormai compromessa?

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