Per la presidente della Banca centrale europea l’euro è un’àncora di stabilità in un sistema monetario mondiale che vede messa in dubbio la centralità del dollaro
Sono giorni particolarmente intensi per le sorti dell’Unione europea. Da una parte il presidente francese, Emmanuel Macron, che rilancia l’idea di un debito comune, dall’altra l’iniziativa italo-tedesca (meglio non parlare di asse, porta male) favorevole a un impulso per le cooperazioni rafforzate. Il prossimo vertice, in programma giovedì nel castello di Alden Biesen, vicino a Bruxelles, dedicato ai temi della competitività europea vedrà la partecipazione degli ex premier Mario Draghi ed Enrico Letta, autori di due rapporti tanto discussi, oggetto di consenso generale, ma lontani dall’essere tradotti in azioni concrete.
Questo momento di rinnovata consapevolezza europea ha di fronte a sé l’ostacolo del voto all’unanimità, sul quale per esempio il nostro governo è diviso. Per quanto tempo si potrà andare avanti con questo equivoco di fondo? Ieri la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde ha insistito sulla necessità di avere al più presto un euro digitale, a completamento del progetto della moneta unica, una cooperazione rafforzata di indubbio successo (ma le perplessità permangono sotto traccia anche nella nostra maggioranza di governo). L’euro, come dice giustamente Lagarde, è un’àncora di stabilità in un sistema monetario mondiale che vede messa in dubbio la centralità del dollaro.
L’introduzione dell’euro digitale costituisce un passaggio fondamentale e irrinunciabile anche per contrastare la concorrenza di altre valute, in particolare quella cinese. Con l’euro digitale i cittadini troveranno un sostituto perfetto del contante. Nel senso che i pagamenti potranno avvenire, nell’anonimato, anche offline. E a costi più bassi. Una libertà in più. E un importante fattore competitivo. Tra i primi dieci sistemi di pagamento mondiali non esiste una società europea. Ogni volta che facciamo un acquisto diamo un obolo agli altri, soprattutto agli americani. Un paradosso economico e politico.
