L’Assemblea nazionale è a prima vista ingovernabile, con tre blocchi principali che restano molto lontani dalla maggioranza assoluta

Che cosa succederà adesso? Secondo la Costituzione francese, il capo dello Stato è l’unico a decidere quando si tratta di nominare il premier, e può farlo quando crede, non c’è una scadenza. Il punto è scegliere un premier che sia espressione di una maggioranza, altrimenti il governo può essere immediatamente fatto cadere con una mozione di censura. Ma l’Assemblea nazionale è adesso a prima vista ingovernabile, con tre blocchi principali — il vincitore Nuovo fronte popolare di sinistra, il blocco macronista Ensemble che a sorpresa ha tenuto, e il blocco del Rassemblement national che arriva terzo con enorme delusione — che restano molto lontani dalla maggioranza assoluta.
Il primo scenario che si apre quindi davanti a Emmanuel Macron, ma non l’unico, è quello di un governo sostenuto da una coalizione di forze lontane tra loro, che si erano affrontate durante la campagna elettorale. Anche le maggioranze dell’era Macron dal 2017 a oggi erano coalizioni, in fondo, tra il partito di Macron e quello di François Bayrou per esempio, ma che si presentavano come tali già prima delle elezioni. Qui invece si tratterà di trovare un accordo tra forze che fino a ieri erano concorrenti, e che dovranno rinunciare a parte dei loro programmi e delle loro promesse elettorali per trovare un accordo che permetta al Paese di essere governato. Una pratica comune in Germania, con i mesi di trattative che dopo le elezioni sfociano in un governo di coalizione chiamato a realizzare un programma di governo scritto e controfirmato. Un’esperienza del tutto inedita in Francia, ma invocata da molti. Resta da capire, chi potrebbe partecipare?
Jean-Luc Mélenchon ha già proclamato solennemente, ieri sera, che non vuole alcuna intesa più o meno sottobanco con i macronisti, perché il suo Nfp ha vinto diventando il primo gruppo e quindi ha il diritto di governare. Peccato però che non abbia neanche lontanamente i numeri per farlo, e un governo Nfp verrebbe rovesciato alla prima votazione in aula.
Ma soprattutto, non è tanto che Mélenchon non vuole stringere alleanze. Più che altro, sono tutti gli altri che non vogliono stringere alleanze con lui. Anche quelli che lo hanno fatto fino a ieri, per esempio la sinistra moderata dei socialisti di Olivier Faure e di Place publique di Raphael Glucksmann. Quest’ultimo, in particolare, fino alle Europee è stato il nemico più chiaro di Mélenchon, suo rivale su tutto, e capace di doppiarlo all’interno della sinistra. Se Glucksmann ha accettato di fare parte del Nfp, nonostante la presenza di Mélenchon che lui detesta e nonostante gli attacchi al limite dell’antisemitismo dei suoi militanti, è solamente — e lo ha detto più volte — «per fermare il Rn. Questa è la priorità fino al 7 luglio. Da lunedì 8 luglio, al mattino, entriamo in un altro mondo, i giochi cambiano».
Ovvero, Glucksmann potrebbe disgregare immediatamente, o quasi, il cartello elettorale formato a malincuore con Mélenchon, e rendersi disponibile per altre alleanze, stavolta vere, politiche, con altre forze democratiche, europeiste, pro-Ucraina presenti in Parlamento. Per esempio quel che resta del Nouveau front populaire, i macronisti di Ensemble, Edouard Philippe di Horizons fino ai repubblicani gollisti che non hanno seguito l’avventura — che ha portato male — di Eric Ciotti nuovo amico dei lepenisti. Di fronte al rischio di non avere una maggioranza all’Assemblea nazionale, che «esporrebbe la Francia e il popolo francese a formidabili pericoli», Philippe ieri ha di nuovo fatto appello alle «forze politiche centrali per promuovere, senza compromessi, la creazione di un accordo che stabilizzi la situazione politica». Precisando che questo accordo «non può essere costruito con il Rn o con La France insoumise», Édouard Philippe ha annunciato di essere «a disposizione di coloro che vogliono partecipare alla ricostruzione della speranza». La linea sembra tracciata, ora bisognerà vedere quando comincerà il tentativo e quando si romperà il Nouveau front populaire che ha appena vinto, e che potrebbe essere già finito.

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