I giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti hanno espresso scetticismo sulla legalità dei dazi imposti dal presidente Donald Trump contro la maggior parte delle nazioni del mondo. Lo riporta la Cnbc. Giudici conservatori e progressisti hanno duramente messo in discussione il procuratore generale D. John Sauer sulla giustificazione legale dei dazi da parte dell’amministrazione Trump, che secondo i critici viola il potere impositivo del Congresso.

Mercoledì si è svolta la prima udienza davanti alla Corte Suprema, che dovrà decidere se il presidente Donald Trump abbia abusato dei suoi poteri per imporre i dazi. I tribunali federali di grado inferiore hanno stabilito che Trump non aveva l’autorità legale da lui invocata ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) per imporre i cosiddetti dazi reciproci sulle importazioni da molti partner commerciali statunitensi.

Sauer, che difende la politica tariffaria, ha affermato che «si tratta di dazi regolatori. Non di dazi che generano entrate». «Il fatto che aumentino le entrate è solo incidentale», ha sostenuto Sauer. La giudice Sonia Sotomayor, uno dei tre membri liberali della Corte, ha detto a Sauer: «Dici che i dazi non sono tasse, ma è esattamente quello che sono». «Stanno generando denaro dai cittadini americani, entrate», ha detto Sotomayor. In seguito ha osservato che nessun presidente, a parte Trump, ha mai utilizzato l’Ieepa per imporre dazi.

Il giudice Neil Gorsuch, uno dei sei conservatori presenti nella Corte, ha incalzato Sauer sul fatto che Trump avesse imposto i dazi unilateralmente, citando un’emergenza internazionale, senza che il Congresso li avesse autorizzati. Secondo la Commissione per un bilancio federale responsabile, i dazi, se mantenuti, si tradurrebbero in 3.000 miliardi di dollari di entrate extra per gli Stati Uniti entro il 2035. La scorsa settimana, il gruppo ha affermato che il governo federale ha incassato 151 miliardi di dollari dai dazi doganali nella seconda metà dell’anno fiscale 2025, «un aumento di quasi il 300% rispetto allo stesso periodo» dell’anno fiscale 2024. Una sentenza contro Trump potrebbe imporre rimborsi per oltre 100 miliardi di dollari e darebbe un segnale sull’indipendenza della Corte, controllata dai conservatori. Una vittoria di Trump potrebbe potenzialmente creare un precedente di vasta portata, consentendo ai presidenti di adottare misure radicali in nome della gestione di un’emergenza da loro dichiarata.

In ogni caso, la decisione finale della Corte non dovrebbe arrivare prima del prossimo luglio, ma già dalle domande che faranno i nove giudici, sei conservatori, tre di quali nominati da Trump, si potranno avere delle indicazioni se l’orientamento sarà di allinearsi con i tre tribunali federali che hanno già definito illegale il ricorso da parte di Trump delle legge di emergenza per imporre i dazi.

Trump: la decisione sarà questione di vita o di morte

«Sarebbe devastante per il nostro Paese» perdere davanti alla Corte suprema sui dazi. Lo ha detto il presidente Donald Trump in un’intervista a Fox, sottolineando che l’udienza davanti ai saggi di mercoledì è «andata bene». In precedenza Trump aveva cambiato idea riguardo alla sua annunciata partecipazione alla riunione della Corte. Sul suo social Truth aveva scritto: «Non andrò mercoledì alla Corte Suprema perché non voglio distrarla dall’importanza di questa decisione, una delle più importanti e ricche di conseguenze mai prese dalla Corte». Ma la decisione è probabilmente maturata dopo che anche i suoi alleati avevano definito azzardata la sua partecipazione, la prima di un presidente a un’udienza di questa importanza della Corte.

Sempre su Truth, Trump scriveva: «Il caso della Corte Suprema degli Stati Uniti di oggi (mercoledì in Italia, ndr) è, letteralmente, questione di vita o di morte per il nostro Paese. Con una vittoria, avremo una straordinaria, ma giusta, sicurezza finanziaria e nazionale. Senza di essa, saremmo praticamente indifesi di fronte ad altri Paesi che, da anni, hanno approfittato di noi».

Bessent: queste le opzioni in caso di sconfitta

Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che ci saranno altre opzioni in caso di sconfitta. «Ci sono molte altre autorità a cui si può ricorrere, ma l’Ieepa è di gran lunga la più trasparente e conferisce agli Stati Uniti e al presidente la massima autorità negoziale», ha detto Bessent intervistato dalla rete Cnbc. Come detto, Ieepa è l’acronimo di International Emergency Economic Powers Act, una legge statunitense del 1977 che conferisce al presidente Usa ampia autorità di regolamentare le transazioni economiche internazionali durante una dichiarata emergenza nazionale. Il segretario al Tesoro ha espresso fiducia sul fatto che l’amministrazione prevarrà, sostenendo che «tradizionalmente la Corte Suprema è stata restia a interferire con queste politiche».

Come possibili altri canali, che «sono più macchinosi, ma possono essere efficaci», Bessent ha citato la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, che fornisce una giustificazione per motivi di sicurezza nazionale, nonché la Sezione 301 del Trade Act del 1974, che regola le pratiche commerciali sleali. Tuttavia, limiterebbero la possibilità del presidente di applicare dazi, come ha fatto Trump, in caso di “emergenza”.