Il decreto flussi di quest’anno non solo amplia gli ingressi previsti, ma prevede, dopo anni, anche una quota degli ingressi riservata a lavoratori non comunitari nel settore domestico: 9.500 unità nel 2023, 9.500 unità nel 2024 e 9.500 unità nel 2025

Oggi alle 9 è scattato il click day per l’ingresso in Italia di 9.500 badanti, a fronte di 86.074 domande già precompilate. La quota è stata stabilita Dal decreto flussi 2023 che prevede complessivamente l’arrivo di 136mila lavoratori non comunitari. Nella fase di precompilazione, risultano inserite in totale 607.904 istanze: oltre a quelle per i lavoro domestico, ce ne sono 253.473 relative al lavoro subordinato non stagionale e 260.953 relative al lavoro stagionale. Il click day per il lavoratori non stagionali è scattato sabato scorso. L’ultimo, quello riservato agli stagionali, è in programma il 12 dicembre. Tutte le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2023, informa il Viminale.

9.500 colf e badanti da regolarizzare nel 2023
Il decreto flussi di quest’anno non solo amplia in generale gli ingressi previsti, ma prevede, dopo anni, anche una quota degli ingressi riservata a lavoratori non comunitari nel settore domestico. Infatti lo scheda del decreto riporta come sia consentito l’ingresso a «lavoratori subordinati non stagionali nel settore dell’assistenza familiare e socio-sanitaria: 9.500 unità nel 2023, 9.500 unità nel 2024 e 9.500 unità nel 2025». Si tratta ancora di cifre basse rispetto all’offerta di lavoro domestici. Basti pensare, come ricordato sopra, che le istanze precompilate sono più di 86mila. Solo una domanda su nove sarà accolta.

Domina: entrate per le casse dello Stato saranno pari a 16 mln
Ad ogni modo in base alle ultime circolari ministeriali la retribuzione del nuovo lavoratore non potrà essere inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale (503,27 euro mensili). Su queste premesse l’Associazione Domina (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico) quantifica che le potenziali entrate per le casse dello Stato saranno pari a 16 milioni.

Il calcolo
Considerando i 9.500 lavoratori domestici da regolarizzare e, mantenendo un approccio prudenziale, viene ipotizzato che i loro redditi si distribuiscano solo nelle prime tre classi di reddito possibili (6-10 mila; 10-15 mila; 15-25 mila).Per ogni classe viene individuato il reddito medio in relazione al quale viene calcolato l’IRPEF e le relative addizionali. Il valore medio è poi moltiplicato per la numerosità di lavoratori di ogni classe, ottenendo il gettito IRPEF e le addizionali IRPEF totali pari a 4,2 milioni di euro. A queste entrate vanno aggiunte quelle derivanti dai contributi assistenziali e previdenziali, calcolati in base ai dati INPS sui contributi versati per il lavoro domestico. Arrivando così a stimare 15,9 milioni di contributi assistenziali e previdenziali.

Le deduzioni
Sommando gettito IRPEF ed entrate contributive, si può stimare un gettito complessivo per le casse dello Stato pari a 20,1 milioni di euro. A questo importo vanno però sottratti gli effetti indiretti legati alla componente deducibile IRPEF del datore di lavoro ed al trattamento integrativo per il lavoratore domestico, per cui lo Stato dovrebbe “restituire” circa 3,9 milioni, riducendo il saldo delle entrate fiscali totali ad 16,2 milioni di euro.
Questo è l’impatto fiscale del primo anno del Decreto Flussi, ma la programmazione riguarda tre anni e di conseguenza l’impatto fiscale crescerebbe di anno in anno, arrivando all’ultimo anno con l’ingresso totale di 28.500 addetti all’assistenza ad un introito complessivo tolti gli effetti indiretti di 48,6 milioni di euro.

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