Ministro, senatore, deputato e europarlamentare, eletto per la prima volta al Senato nel 1987, è entrato nel governo per la prima volta nel 2001. Era ricoverato da ieri a Varese
È morto a 84 anni il fondatore della Lega Umberto Bossi. Ministro, senatore, deputato e europarlamentare della Repubblica, fondatore della Lega Nord, di cui è stato segretario federale fino al 2012 e successivamente presidente a vita; è stato anche ministro delle Riforme per il federalismo.
Eletto per la prima volta al Senato nel 1987, è entrato nel governo per la prima volta nel 2001, quando fu nominato ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione nel governo Berlusconi II.
Da quanto si apprende, Umberto Bossi era stato ricoverato ieri in ospedale, a Varese, in terapia intensiva e in condizioni apparse subito critiche. La situazione è precipitata oggi e il decesso è avvenuto alle 20.30 di questa sera.
Nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago in provincia di Varese, inizia il suo impegno politico nei primi anni Settanta nel gruppo comunista del manifesto, nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, nell’ARCI; ma dopo pochi anni si avvicina alla causa e alle idee autonomiste e federaliste a seguito dell’incontro con Bruno Salvatori, molto vicino all’Union Valdôtaine. Nel 1979 conosce Roberto Maroni con cui comincia un lungo sodalizio politico e nei primi anni Ottanta fonda la Lega Autonomista Lombarda, che sarebbe poi divenuta la Lega Lombarda; ne viene eletto segretario nazionale fino al 1993 prima di dar vita al progetto della Lega Nord.
Alle elezioni politiche del 1987 Umberto Bossi viene eletto per la prima volta senatore, da qui il nome di Senatùr con cui è conosciuto ancora oggi. Nel 1989 fonda la Lega Nord dove riunisce in modo definitivo la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Piemònt Autonomista, l’Union Ligure, la Lega Emiliano-Romagnola e l’Alleanza Toscana, ne diviene segretario per circa 20 anni.
Nasce così lo storico partito di via Bellerio con il condottiero Alberto da Giussano come simbolo, il Va’ pensiero di Giuseppe Verdi come inno, il Sole delle Alpi come bandiera della Padania, «Roma Ladrona» un mantra. In quegli anni Bossi inizia a parlare del progetto dell’indipendenza della Padania organizzando numerose manifestazioni e fonda alcuni mezzi di informazione come RadioPadania e TelePadania.
Nel 1994 un breve sodalizio con Forza Italia, il neonato partito di Silvio Berlusconi, ma i rapporti tra i due proseguono tra alti e bassi fino ai primi anni Duemila con la costituzione della coalizione chiamata Casa delle Libertà che vince le elezioni politiche, nel 2001 Bossi diventa ministro per le Riforme Istituzionali e la Devoluzione. Nel 2004 Bossi viene colpito da un ictus cerebrale e le sue condizioni appaiono subito preoccupanti, dopo una lunga degenza e un altrettanto lunga convalescenza, interrompe per un periodo l’attività politica; una malattia che compromette irrimediabilmente il suo stato di salute.
Nel 2008 viene nominato nuovamente ministro per le Riforme istituzionali nel governo Berlusconi IV. Il 5 aprile 2012, a seguito dello scandalo dovuto a una presunta distrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia, Bossi annuncia a sorpresa le dimissioni da segretario della Lega Nord, carica che aveva assunto nel 1989; a succedergli nel ruolo di segretario federale fu il triumvirato composto da Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago.
Si allontana dalla scena per circa un anno fino a quando si ricandida alle nuove primarie della Lega Nord nel 2013, ma viene sconfitto dall’astro nascente del Carroccio Matteo Salvini. Il «Capitano» Salvini, in pieno dissenso con il Senatùr, da subito decide per la svolta nazionalista con l’obiettivo di trovare sostegno anche nel Mezzogiorno, fonda la Lega per Salvini premier e di commissaria gli organi della Lega Nord.
Alle elezioni europee del 2024 a sorpresa Bossi fa sapere di aver votato Marco Reguzzoni, ex parlamentare leghista ora candidato da indipendente con Forza Italia, chiedendo ai suoi seguaci di fare lo stesso. Nella lunga vita del fondatore della Lega sono stati diversi i procedimenti giudiziari a suo carico, dal processo Enimont dove è stato accusato di violare la legge sul finanziamento pubblico ai partiti, fino alla condanna per reato di vilipendio alla bandiera italiana. Assolto a seguito di un processo per vilipendio al Capo dello Stato dell’allora Presidente Oscar Luigi Scalfaro, viene condannato invece nel 2018 dalla Cassazione ad 1 anno e 15 giorni di reclusione per vilipendio al Presidente della Repubblica per degli insulti rivolti a Giorgio Napolitano.
Ma è stata l’inchiesta del 2012 a minare fortemente la sua attività politica. Bossi, infatti, viene iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Milano con l’accusa di truffa ai danni dello Stato a causa dello scandalo dei rimborsi elettorali. È stato condannato a 1 anno e 10 mesi per aver sottratto
indebitamente allo stato circa 49 milioni di euro. Nell’agosto del 2019 è stato prescritto il reato di truffa per Bossi e Belsito; la Cassazione ha confermato la confisca dei 49 milioni di euro alla Lega, mentre sono cadute le confische personali.
Le reazioni
Lunga la lista di reazioni. «Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo sincero cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi. Fondatore e animatore della Lega Nord è stato protagonista di una lunga stagione politica. L’Italia perde un leader politico appassionato e un sincero
democratico. Il presidente della Repubblica manifesta vicinanza ai familiari e a tutti coloro che ne hanno condiviso l’impegno nel suo partito». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
«Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica». Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni.
«Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita. Oggi ne ho 53 e ti saluto, nel giorno della Festa del Papà, con una lacrima ma con la stessa gratitudine, lo stesso orgoglio e la determinazione a non mollare mai, come ci hai insegnato. Il tuo immenso popolo ti rende omaggio e continuerà a camminare sulla strada che hai tracciato: quella della Libertà. Ciao, Capo. A Dio». Così su X il leader della Lega Matteo Salvini.
«Saluto con affetto e nostalgia Umberto Bossi, un indomito lottatore, un uomo rude e scomodo, ma anche profondamente buono. Ha segnato la storia della politica italiana: merita il rispetto non solo degli amici ma anche dei suoi oppositori». Lo afferma in una nota Pier Ferdinando Casini.
«Con tutta @forza_italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega», scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è st
«Addio a uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent’anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana. L’ho conosciuto personalmente tardi, già malato ma ne ho apprezzato, pur da avversario, la tempra e la passione umana e politica. Che riposi in pace». Così il leader di Italia viva Matteo Renzi.
«Esprimo profondo cordoglio per la scomparsa di Umberto Bossi, fondatore della Lega e protagonista di primo piano della storia politica italiana degli ultimi decenni. Bossi ha rappresentato, con determinazione e visione, le istanze di ampie comunità del Nord Italia, contribuendo a segnare una
stagione politica significativa per il nostro Paese. Al di là delle differenze politiche, va riconosciuto il suo impegno e il suo ruolo nel rafforzare il dibattito democratico e istituzionale. In questo momento di dolore, rivolgo un pensiero sincero alla sua famiglia e a tutti coloro che gli sono stati vicini». Così Letizia Moratti, presidente della Consulta di Forza Italia ed
europarlamentare del Partito Popolare Europeo.
«Umberto Bossi. L’avversario più dignitoso che ho avuto in vita mia, e alla fine quello a cui ho voluto più bene». Così su X Pierluigi Bersani.
«Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese». Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca
Zaia, che fu ministro con Bossi nel quarto governo Berlusconi. «Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica – prosegue Zaia – la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana.
Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati». Per Zaia «se la politica ha dovuto affrontare una «questione settentrionale», in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri».
«È indubitabile che Umberto Bossi sia stato un protagonista della storia politica recente del nostro Paese. Esprimo il mio cordoglio, anche a nome del Movimento 5 Stelle, ai suoi cari e alla comunità politica della Lega, che
perde il suo storico fondatore e una personalità di assoluto riferimento». Lo dichiara il presidente del M5S Giuseppe Conte in una nota.
