L’ondata di violenza su larga scala è esplosa in diverse città dopo l’evasione dal carcere del re dei narcotrafficanti che portato il capo dello Stato a decidere lo stato d’emergenza. Ora il nuovo decreto sul «conflitto interno armato»

L’Ecuador si trova nel pieno di un «conflitto armato interno», ha dichiarato ieri il presidente Daniel Noboa, firmando un vero e proprio decreto di guerra ai narcos. Da giorni un’ondata di violenza su vasta scala sta facendo sprofondare il Paese sudamericano nel caos, a un passo dalla guerra civile con bande armate in azione in più città, anche nella capitale, Quito, saccheggi, rivolte carcerarie, sparatorie, scontri con la polizia, omicidi.
Le violenze sono esplose dopo la decisione del presidente di decretare lo stato di emergenza per 60 giorni, in seguito all’evasione dal carcere del re dei narcos che ha portato diverse organizzazione di narcotrafficanti a condurre una serie di azioni di rappresaglia in tutto il territorio nazionale. Nel decreto sul «conflitto armato interno», che integra quello sullo stato di emergenza, Noboa ha elencato la presenza sul territorio nazionale di ben 22 gruppi del crimine organizzato transnazionale, definiti come «organizzazioni terroristiche e attori non statali belligeranti». L’articolo 3 del decreto dispone «l’immediata mobilitazione e intervento delle forze armate e della polizia sul territorio ecuadoriano per garantirne la sovranità e l’integrità».

L’assalto alla tv pubblica
Ieri pomeriggio, una scena eloquente e tragica ha fatto il giro del mondo: nella città portuale di Guayaquil, seconda centro più importante del Paese, uomini armati e incappucciati hanno fatto irruzione nello studio della tv di Stato Tc Television durante una diretta. Gli uomini hanno preso in ostaggio diversi giornalisti e tecnici. Le immagini in presa diretta mostrano alcune fasi dell’assalto, con il rumore di spari, le grida di tecnici e giornalisti che implorano di non essere aggrediti mentre uomini incappucciati, armati di granate e fucili mitragliatori, li prendono in ostaggio minacciandoli di morte. Sono venuti per ucciderci. Dio non permettere che ciò accada. I criminali sono in onda», ha detto all’AFP uno dei giornalisti in un messaggio su WhatsApp. Dopo mezz’ora di panico, le luci dello studio si sono spente e s’è solo potuto sentire l’arrivo delle forze speciali della polizia che avrebbero liberato gli ostaggi e arrestato 13 aggressori. Ma le violenze nel Paese continuano.

Attacco al commissariato
Sempre a Guayaquil un commissariato è stato colpito da un attentato, mentre due addetti alla sicurezza di un centro commerciale sono stati uccisi dai criminali per aver sbarrato loro l’ingresso. Il primo bilancio ufficiale è di 8 morti, ma il numero delle vittime potrebbe essere ben più alto.
La gravità della situazione è evidenziata dalla scelta del ministero della Salute di sospendere fino a data da destinarsi tutti i servizi ambulatoriali, ricoveri e interventi chirurgici programmati, garantendo soltanto i servizi di pronto soccorso.
L’Ecuador da anni fa i conti con insicurezza e violenza diffusa, ma le notizie delle ultime ore fanno pensare a una crisi ben più grave.

Reazioni internazionali
Molti leader latinoamericani hanno manifestato la propria solidarietà a Noboa, eletto lo scorso ottobre e insediatosi soltanto due mesi fa. Il governo del Perù ha disposto l’invio immediato di un contingente delle Forze speciali della polizia al confine «per rafforzare la sicurezza alla frontiera» con l’Ecuador. Il dipartimento di Stato Usa ha espresso «forte preoccupazione per le violenze e i rapimenti» e il Pentagono ha offerto la disponibilità a fornire «assistenza» per fronteggiare la situazione. La Cina ha annunciato la sospensione delle operazioni al pubblico della sua ambasciata e di tutti i consolati in Ecuador

L’evasione del boss
Il primo segnale di allarme è stata l’evasione da un carcere di Guayaquil del leader della più grande banda di narcotrafficanti del Paese: si tratta di Adolfo Macias, considerato il nemico numero uno dalle autorità. Macías, detto «Fito», leader dei Los Choneros, stava scontando una pena di 34 anni dal 2011 per criminalità organizzata, traffico di droga e omicidio. José Serrano, ex ministro degli Interni, ha rivelato che Fito è evaso lo scorso 25 dicembre, durante una visita medica. Circa 3mila agenti sono, da allora, sulle sue tracce.

Evasioni dalle carceri e sparatorie
Ma negli ultimi giorni, la situazione è degenerata. In alcune città ci sono state esplosioni e sollevazioni all’interno di almeno sei carceri e numerosi agenti di polizia sono stati rapiti mentre erano in servizio: tre nella città costiera di Machala, un quarto nella capitale Quito. Il caos si è riversato nelle strade mentre si moltiplicavano i saccheggi dei centri commerciali. Alcuni hanno filmato uomini armati mentre sparano a vetture della polizia e diverse macchine bruciate per strada. Si moltiplicano appelli a rimanere per casa, mentre c’è chi segnala di bande di criminali che stanno cercando di fare irruzione nelle università per catturare degli ostaggi. Difficile verificare le segnalazioni, anche perché le autorità hanno smentito alcune delle notizie circolate nelle ultime ore. Ma le immagini parlano chiaro: il caos, nel Paese, avanza.
Noboa, figlio di uno degli uomini più ricchi del Paese ed ex deputato, è in carica da novembre: si è impegnato a combattere la criminalità e a favorire la ripresa economica del Paese, da tempo attanagliato dalla crisi. A causa della posizione strategica tra Colombia e Perù, i due principali produttori di cocaina al mondo, l’Ecuador è flagellato dalla piaga del narcotraffico e assediato da potentissimi cartelli criminali che le autorità non sono, finora, riuscite a debellare.

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