Il ritiro dei candidati più deboli da alcune sfide potrebbe negare ai lepenisti la maggioranza assoluta, ma gli elettori saranno la grande incognita: andranno a votare? E seguiranno le indicazioni di partito?

È la parola che riempie le discussioni e le analisi sul secondo turno di domenica: «triangolazioni». Ovvero, >sfide a tre candidati nella seconda fase del voto, che nella storia elettorale recente della Francia sono state più che altro un’eccezione: per citare le ultime tre tornate, furono 34 nel 2012, una sola nel 2017 e 7 nel 2022. Questa volta le circoscrizioni in cui sono avanzati tre candidati sono state 306. Merito dell’affluenza elevata — per passare al secondo turno un candidato deve ottenere un numero di voti pari almeno al 12,5% del numero di elettori registrati nella circoscrizione — la più alta al primo turno dal 1997.
Di queste 306 triangolazioni, però, più della metà non sopravvivrà alla tagliola delle 18 di oggi: entro quell’ora, i candidati che intendono ritirarsi devono farlo ufficialmente. A ieri sera, già 173 triangolazioni si erano trasformate in duelli, dopo gli appelli dei macronisti e della sinistra a desistere, a rinunciare cioè a correre nei seggi in cui si è terzi per concentrare i voti su un unico candidato che da solo si opponga a quello del Rassemblement national. Evitando, in questo modo, che il lepenisti raggiungano la maggioranza assoluta all’Assemblea nazionale.
«Il Rassemblement otterrà la maggioranza assoluta se gli altri due blocchi glielo permetteranno», spiega al Corriere Gilles Gressani, direttore della rivista online Le Grand Continent, che, sulla base dei risultati del primo turno e delle proiezioni, ieri ha ipotizzato tre scenari per il nuovo parlamento. Tutti partono da un presupposto: «Da un lato c’è una forza politica che può stravincere, dall’altro ci sono forze che possono coalizzarsi perché ciò non avvenga».
Il primo scenario è quello in cui il «fronte repubblicano» evocato da Macron non si realizzerebbe: il Rn, insieme con l’ala dei gollisti che ha seguito Eric Ciotti e la destra radicale di Reconquête, supererebbe i 289 seggi necessari per avere una maggioranza assoluta e si attesterebbe a circa 300 deputati; è uno scenario improbabile, dato che le «desistenze» aumentano di ora in ora. Un altro scenario, anche questo improbabile, è quello di uno «sbarramento generale», in cui tutti i candidati di sinistra, macronisti e gollisti arrivati terzi rinuncino a correre domenica: a quel punto i lepenisti si fermerebbero a circa 260 seggi, ovvero la maggioranza relativa. Ma i Républicains non hanno dato indicazioni di voto e nello schieramento presidenziale ci sono divergenze e distinguo.
Il terzo scenario è quello di una rinuncia generale dei candidati di sinistra nei seggi in cui sono terzi (129 in tutto), che fermerebbe il Rassemblement e i suoi alleati a 275 seggi. Il Fronte popolare avrebbe circa 150 deputati, Ensemble poco meno di 80. Con questi numeri, esiste anche il rischio di un parlamento bloccato. Lo scenario che sta prendendo forma, spiega Gressani, è una via di mezzo tra il secondo e il terzo, con una sessantina di candidati di Ensemble che si sono già ritirati a favore del Front populaire.
Poi però ci sono le urne. E ci sono gli elettori. Che sono la vera, grande incognita di domenica: «L’alleanza tra i macronisti e il blocco di sinistra in funzione antilepenista potrebbe spingere molti elettori, specie nel campo moderato, a votare per il candidato di destra se non ad astenersi — continua Gressani — perché in fondo il “fronte repubblicano” non è altro che un’unione tattica, non strategica, con il solo scopo di ostacolare un partito senza offrire prospettive politiche concrete». Un’indicazione in questo senso potrebbe fornirla l’affluenza: più bassa sarà, più favorirà Bardella.
Qualche «segno di smobilitazione» già c’è: la scorsa settimana, a poche ore dal voto, sondaggi mirati hanno dato indicazioni eloquenti: «In caso di sfida tra un candidato lepenista e uno del Fronte popolare — osserva Gressani — il 58% degli elettori centristi che ha votato Ensemble al primo turno non andrebbe alle urne, il 30% voterebbe il NFP, e il 12% sosterrebbe il Rassemblement. E le cifre sono molto simili nel campo degli elettori di sinistra: il 50% sarebbe pronto a disertare le urne pur di non scegliere tra un candidato di Bardella e uno di Macron. Non sono numeri marginali, specie in un contesto in cui i lepenisti sono primi in quasi tutte le circoscrizioni». Insomma, riassume il direttore, «prima di valutare quale sia il livello dell’offerta, si deve cercare di comprendere quello della domanda, ovvero gli elettori».
E gli appelli affinché si formi un «cordone democratico e repubblicano» ad arginare le destre radicali, a partire da quello lanciato da Emmanuel Macron, non sembrano incidere in maniera significativa sulle intenzioni di voto: «Le parole del capo dello Stato potrebbero avere qualche effetto sulla parte di elettorato più fedele alla figura del presidente della Repubblica. Ma non avranno un impatto degno di nota».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *