Al leader dei conservatori per governare servirebbe l’accordo con i populisti di Chega!

Cresce la destra in Portogallo e crolla il Partito Socialista che da maggioranza assoluta cala alla pari del centrodestra di Alleanza Democratica. Oggi le storiche rivali del bipolarismo sono entrambe al 28% e forse i seggi esteri ancora da attribuire potrebbero persino dare un vantaggio ai socialisti. Ma 78 o 80 seggi sono molto lontani dai 116 necessari di una maggioranza assoluta. Lo choc è così grande che nonostante i dati ancora incerti il leader socialista Pedro Nuno Santos ammette a notte fonda la sconfitta e quello di Alleanza Democratica, Luis Montenegro, reclama già l’incarico di governo. Sarà un impegno gravoso perché entrambi devono fare i conti con l’irruzione in Parlamento di una terza, nuova forza, l’estrema destra di Chega! (Basta!). A spoglio completo questa destra anti europeista e xenofoba scopre che su sei milioni di portoghesi andati a votare, un milione e centomila ha messo la croce sul suo simbolo, il 18%. Un risultato che permette di quadruplicare la sua truppa di deputati.
Garantire la governabilità sarà difficile. I socialisti anche agglutinando verdi e ex comunisti rimarrebbero in minoranza. Lo stesso per il centrodestra di Alleanza Democratica. Il suo leader, Luis Montenegro ha confermato ieri notte la promessa di escludere Chega! dal governo. «Não é não», no è no. Con queste premesse, anche alleandosi con i Liberali (in calo drastico sotto il 5%) non arriverebbe alla maggioranza.
Quindi? Si annuncia una legislatura fragile, esposta di continuo al voto anticipato. Non tutti nel centrodestra sono d’accordo con veto all’estrema destra. Determinante saranno le europee di giugno. Se Montenegro perdesse posizioni la sua leadership sarebbe a rischio.
Anche il leader di Chega!, André Ventura, ha tempo tre mesi per mantenere o migliorare il suo straordinario piazzamento di ieri pure alle elezioni per il Parlamento europeo. Con un risultato simile potrebbe diventare un protagonista anche nei giochi delle destre di Bruxelles. Ventura oggi aderisce al gruppo Identità e Democrazia (della francese Le Pen e della Lega di Salvini).
A caldo Ventura ha parlato di «risultato storico che segna la fine del bipolarismo portoghese» e si è impegnato «a dare in modo responsabile al Paese un governo stabile». Chi si mangia i gomiti è il Partito socialista. Fino a ieri aveva la maggioranza assoluta dei deputati grazie alle elezioni di appena due anni fa. Da oggi si trova con quasi la metà dei seggi. E tutto per aver chiamato un voto anticipato non obbligato. Il premier uscente, António Costa, invece di traccheggiare per conservare il potere ha preferito salvare «la dignità della carica di premier» dalle ombre di un’inchiesta giudiziaria. A dimissioni annunciate l’intera inchiesta si è di molto sgonfiata, ma ormai era tardi.
I socialisti hanno governato per 24 dei 50 anni di democrazia, i Social-democratici (oggi Alleanza democratica) per 26. Il Portogallo si è confermato diviso in due: a nord, attorno alla città di Porto più conservatrice, a sud, attorno alla capitale Lisbona, più progressista con i socialisti ancora maggioritari. Più giovane l’elettorato conservatore rispetto al socialista, ma con Chega! il quadro socio-politico si è fatto più complesso. L’estrema destra si è affermata in periferie urbane di tradizione comunista, campagne dove ancora si ricorda il latifondo e famiglie di «retornados», ex coloni che hanno lasciato l’Africa assieme alle truppe d’occupazione. Gli slogan anti immigrazione e anti corruzione lanciati da Chega! hanno convinto loro e moltissimi giovani.

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