Spesso i fondi messi a disposizioni delle vittime non vengono utilizzati o perché non se ne sa nulla o perché c’è troppa burocrazia
Una madre viene uccisa dal suo compagno, marito, amante. Che ne sarà dei suoi bambini? Chi si occuperà di loro? Quale vita li aspetta? E a quali difficoltà vanno incontro i nonni e gli zii che il più delle volte li accolgono e li crescono? Passata la giornata antiviolenza del 25 novembre e smaltita la sbornia di dati, dichiarazioni, polemiche, proposte, proviamo a fare il punto su questo tema: il dopo di chi rimane. Ci siamo detti tante volte che i fondi per gli orfani del femminicidio non sono sufficienti. Certo, si può sempre dare più di quanto è già stabilito.
Ma va detto che l’insufficienza a cui facevamo riferimento è ferma a qualche anno fa perché al momento, invece, scopriamo che di fondi per gli orfani ce ne sarebbero. Solo che la Corte dei Conti dice che molti dei soldi disponibili sono tornati indietro perché nessuno ne fa richiesta. Parliamo di un contributo mensile fisso di 300 euro al quale vanno aggiunti i rimborsi per spese mediche, psicologiche, scolastiche, per le borse di studio… Sono fondi gestiti dal Comitato per le vittime di reati intenzionali violenti del Ministero degli Interni e sono possibili grazie alla legge 4 del 2018 che tutela gli orfani di crimini domestici e che è operativa dal 2020. La ragione per cui le famiglie che ne avrebbero diritto non accedono a quei fondi forse sta nel fatto che i più ne ignorano l’esistenza o si arrendono davanti ai muri burocratici.
E allora ci sembra quantomai lodevole il darsi da fare di associazioni come Il giardino segreto, a Roma, che da dieci anni si occupa degli orfani di femminicidio e che accompagna le famiglie nella gestione legale e psicologica del «dopo».
«Abbiamo istituito un pool di avvocate che oltre al supporto legale aiutano le famiglie affidatarie ad accedere ai fondi, e ogni volta che li abbiamo chiesti ci sono arrivati. Quindi forse dovremmo cambiare la narrazione dire che qualcosa sta funzionando, migliorando. La parte burocratica può sembrare difficoltosa ma le prefetture ci stanno lavorando e oggi ci sono semplici moduli da scaricare e compilare per accedere a quei fondi. E poi la Commissione sul femminicidio ad agosto ha approvato la prima relazione dedicata agli orfani. Mi sento di dire che la risposta delle istituzioni comincia a farsi sentire». Speriamo sempre più, e sempre meglio.
