La premier conservatrice va oltre la maggioranza di due terzi: potrà cambiare la costituzione
Scommessa vinta. Anzi, stravinta. La premier giapponese Sanae Takaichi ha trionfato alle elezioni anticipate da lei indette un mese fa e ha regalato al suo partito liberaldemocratico (Ldp) — comunque al potere quasi ininterrottamente da settant’anni — una maggioranza record alla Camera bassa della Dieta, il Parlamento di Tokyo, riducendo l’opposizione ai minimi termini. L’Ldp ha ottenuto un risultato senza precedenti: da solo ha la maggioranza assoluta (almeno 316 deputati su 465, ne aveva 198); con il partito dell’Innovazione, suo alleato, supera ampiamente i due terzi dei seggi.
Questo significa che sarà possibile affrontare la tanto discussa riforma della Costituzione «pacifista» e, inoltre, qualunque provvedimento, anche se respinto dalla Camera alta (dove il governo è ancora in minoranza) potrà essere rivotato e approvato definitivamente dalla Camera bassa. La «rivoluzione Takaichi», o la Sanae-mania come è definita in Giappone, apre dunque il nuovo anno — tra poco in Asia entra il Cavallo di fuoco — con molte certezze, e la calma fredda, di una premier arrivata al potere perché i liberaldemocratici non sapevano a chi affidare un partito che appariva allo sbando dopo un anno di leadership di Fumio Kishida.
L’ex batterista di Heavy Metal con una passione per le moto e le automobili, sommozzatrice provetta, ha ribaltato in poche settimane tutti gli stereotipi sulla donna giapponese. Ha affrontato momenti difficili (la «sfida» alla Cina su Taiwan che lei si è detta disposta a difendere da un’aggressione), ha promesso aiuti alle famiglie riducendo la già bassa imposta sui prodotti (l’Iva), ha respinto ogni ipotesi di affrontare la denatalità aprendo il Paese all’immigrazione («preferisco affrontare la crescita negativa che mettere in discussione la nostra cultura»).
La sua piattaforma nazionalista — lei rappresenta l’ala più conservatrice del partito liberaldemocratico — ha evidentemente colpito nel segno in un Paese legato alla tradizione, conquistando tuttavia anche il voto dei giovani. Ora i giapponesi le hanno conferito un mandato pieno e senza ambiguità e lei ha già detto che non cambierà la squadra di governo «che ha lavorato benissimo fino a ieri». Il suo motto era: «Lavoro, lavoro, lavoro». Ora sarà: «Stabilità, stabilità, stabilità».
«Abbiamo visto in Sanae Takaichi — dice al Corriere Junji Tsuchiya, docente di sociologia all’Università Waseda di Tokyo — una persona capace di superare lo stallo di una politica ingessata negli scontri tra fazioni. Problemi come la politica estera nei confronti della Cina, l’immigrazione, la ripresa economica e la politica fiscale e tributaria sono difficili da risolvere da parte di politici attaccati ai propri interessi o vicini alle élite amministrative». Certo non c’è soltanto questo. «I tempi stanno cambiando — dice ancora il professor Tsuchiya — e questo è evidente. L’attuale governo comprende tre ministre, la cui influenza è descritta come fondamentale. Si tratta del primo ministro Sanae Takaichi, della ministra delle Finanze Satsuki Katayama e della ministra degli Affari interni e delle Comunicazioni Kimiko Onoda. L’opinione pubblica sostiene con forza queste tre donne affinché rompano l’attuale situazione di stallo. Le loro capacità di negoziazione politica si basano su abilità eccezionali e affascinano la nazione».
Questa è la rivoluzione al femminile di Sanae Takaichi. E non è un caso che abbia già ricevuto ammirazione e complimenti da ogni parte del globo. Uno dei primi a congratularsi è stato il presidente taiwanese La Ching-te: «Possa la sua vittoria portare pace e prosperità al Giappone e ai suoi partner nella regione». Giorgia Meloni non ha mancato di scrivere alla sua «cara amica Sanae»: «Porto sempre negli occhi e nel cuore la straordinaria accoglienza ricevuta durante la mia visita di gennaio, che ha ulteriormente consolidato il legame tra le nostre nazioni. Buon lavoro alla mia cara amica Sanae e al nuovo Parlamento giapponese». Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha elogiato Sanae Takaichi definendola una «grande alleata». Lei peraltro ha già risposto affermando che «il potenziale» dell’alleanza tra Giappone e Stati Uniti «è senza limiti». A Pechino, nel buio della notte invernale, il presidente Xi Jinping si è forse chiesto qual è il segreto che permette alle democrazie, così fragili in apparenza, di rispondere sempre con coraggio nel momento delle sfide.
