Al termine di un’ennesima giornata campale con l’attacco di Israele in Libano e la minaccia di una ritorsione iraniana, il Pakistan annuncia il raggiungimento dell’accordo fra Stati Uniti e Iran “con la firma il 19 giugno in Svizzera”. Lo Stretto di Hurmuz riaprirà, come confermato dal presidente, mentre nei prossimi 60 giorni Washington e Teheran decideranno come diluire l’uranio arricchito e sbloccare gli asset iraniani congelati
16.11 – Per lo sminamento completo di Hormuz necessari dai 3 ai 6 mesi
Per una bonifica completa dello Stretto di Hormuz in grado di rimuovere le mine saranno necessari dai tre ai sei mesi. Una stima che, secondo Gian Enzo Duci professore aggiunto all’Università di Genova in economia e management marittimo e portuale, interpellato dall’Ansa, non impedisce completamente la navigazione nello Stretto. «Ci sono – ha spiegato – due aree prossime all’Oman e prossime all’Iran in cui non ci sono mine e le navi riescono a transitare. Questo però non agevola la soluzione a breve termine della congestione che si è andata a creare dentro e fuori dallo Stretto». A causa della mole di navi che, nel caso di una possibile apertura di Hormuz dopo un accordo tra Usa e Iran, potrebbero ricominciare a transitare e a causa delle infrastrutture che potrebbero essere state danneggiate, «non si potrà pensare che il primo giorno possano uscire 40 milioni di barili di petrolio». La possibilità di tornare a livelli pre-crisi, anche per quanto riguarda i flussi di navigazione, è sempre meno probabile, soprattutto con l’introduzione di un sistema tariffario per il transito concordato nello Stretto. I traffici marittimi «verrebbero così gravati da un extra-costo». Anche per quanto riguarda effetti concreti su costi logistici di petrolio e Gnl i tempi rischiano di essere ampi, anche fino a oltre un anno per poter un avvicinamento allo stato pre-crisi. «Qualche cosa si muoverà già nella prima fase – ha spiegato -, ma su valori quantitativi distanti da poter avere un effetto significativo».
16.00 – Iran, Teheran: ci saranno tariffe per navi che transitano per Hormuz
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha indicato che potrebbero essere applicate delle tariffe alle navi che transitano nello Stretto di Hormuz. «Lo Stretto di Hormuz è molto importante per noi e abbiamo adottato determinate procedure, in conformità con il diritto internazionale, per proteggere la sicurezza nazionale dell’Iran e della Repubblica Islamica dell’Iran», ha dichiarato durante una conferenza stampa il portavoce iraniano, secondo quanto riferisce l’emittente qatarina Al Jazeera. «Il nostro obiettivo è creare le condizioni per un passaggio sicuro in questa via d’acqua. Abbiamo bisogno di un certo periodo di tempo per discutere questa importante questione con le altre parti coinvolte», ha specificato Baghaei, aggiungendo che saranno applicate delle tariffe. «Si tratta di servizi completi che verranno forniti per preservare e mantenere l’ambiente. Molti altri servizi saranno offerti dall’Iran e dall’Oman e questo avrà un costo. Di conseguenza, saranno previste delle tariffe, ed è una cosa chiara», ha osservato il portavoce iraniano.
15.35 – Von der Leyen, «Non ci sarà pace finché il Libano è in fiamme»
«Non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere in fiamme. Chiediamo un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese». Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in conferenza stampa a Evian, accogliendo «con favore l’accordo tra Usa e Iran». «La priorità ora è l’attuazione: lo Stretto di Hormuz deve riaprire e la libertà di navigazione dev’essere ripristinata senza ostacoli. È essenziale per la stabilità regionale e l’economia mondiale», ha sottolineato, aggiungendo che «l’intesa deve portare alla fine dei programmi nucleari e balistici iraniani».
15.30 – Trump: «Navi cariche di petrolio stanno lasciando Stretto Hormuz»
«Le navi stanno iniziando a lasciare lo Stretto di Hormuz, molte delle quali cariche di petrolio». Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social. «Stanno percorrendo l’”autostrada” meridionale, che è assolutamente sicura, protetta e incontaminata», ha aggiunto.
15:11 – Iran, Gantz: accordo tra Teheran e Usa «fallimento strategico»
L’accordo tra Iran e Stati Uniti rappresenta un «fallimento strategico» che avrà conseguenze a lungo termine per Israele. Lo ha denunciato Benny Gantz, leader del partito israeliano “Blu e Bianco”. «L’accordo che emerge con l’Iran sembra essere un fallimento strategico che richiederà a Israele di affrontare battaglie diplomatiche, militari e legali negli anni a venire», ha scritto Gantz, ex ministro della Difesa, in un post sui social media. «In nessun caso è consentito accettare limitazioni alla libertà d’azione di Israele in Libano o un ritiro che metta in pericolo i residenti del nord», ha aggiunto. Dalla sua annunciata conclusione, l’accordo preliminare è stato criticato da diversi politici dell’opposizione dello Stato ebraico e da vari esponenti dello stesso governo israeliano, tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, e il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich.
15:04 – Vance: Ghalibaf e Araghchi venerdì in Svizzera
Lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi saranno parte della delegazione iraniana che venerdì firmerà l’accordo di pace con gli Stati Uniti. Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance a CNBC preannunciando uno «spettro ampio di rappresentanti» iraniani. «Non passiamo più messaggi, parliamo direttamente con loro», ha aggiunto il numero due di Donald Trump. Secondo lui «la nostra relazione con l’Iran è cambiata fondamentalmente» nel senso che prima d’ora «non abbiamo mai avuto questa linea diretta di comunicazione con l’Iran negli ultimi 47 anni. Parliamo con i livelli più alti del governo».
14:49 – Vance: «Ci aspettiamo che Hormuz resti aperto senza pedaggio»
Il vicepresidente statunitense, J.D. Vance, ha dichiarato di aspettarsi che l’accordo tra Stati Uniti e Iran porti all’apertura dello Stretto di Hormuz senza pedaggio, nel lungo periodo. «Ci aspettiamo che lo stretto sia aperto senza pedaggio nel lungo periodo, e questo è uno degli aspetti che definiremo in questi negoziati tecnici», ha affermato Vance, in un’intervista alla Cnbc. Stando all’accordo firmato tra Usa e Iran lo stretto di Hormuz dovrebbe rimanere aperto senza pedaggi per due mesi. Il vicepresidente ha affermato inoltre che restano da definire «molti» dettagli dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. «Vedremo se Teheran farà concessioni», ha aggiunto.
14:33 – Media, primo ucciso nel sud Libano dall’accordo Usa-Iran, causa sotto indagine
Nel sud del Libano è stata riportata la prima uccisione da quando è stato annunciato un accordo tra Usa e Iran, che indirettamente riguarda anche la situazione di conflitto tra esercito israeliano e Hezbollah. Lo riferisce l’Orient-Le Jour, spiegando che la vittima è un uomo morto a seguito di un’esplosione. Al momento, aggiunge il giornale citando una fonte locale, «è in corso un’indagine per determinare se l’esplosione sia stata causata da un oggetto sospetto, da un ordigno inesploso o da un attacco israeliano». Nessuna ipotesi è stata al momento confermata.
13:50 – Macron: «Pronti a guida missione Hormuz con Gb, Olanda e Italia»
“La Francia e la Gran Bretagna sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Olanda e Italia, con l’obiettivo di contribuire alla riapertura di questa via marittima una volta che l’accordo concluso fra gli Stati Uniti e l’Iran sia effettivamente applicato”. Lo ha detto intervistato da TF1 da Evian-les-Bains, in apertura del G7, il presidente francese Emmanuel Macron. Secondo l’inquilino dell’Eliseo la missione potrebbe essere dispiegata “entro due o tre giorni”. Per Macron “la riapertura dello stretto di Hormuz con l’imposizione di pedaggi sarebbe contraria al diritto internazionale”.
13:35 – Iran, Mosca: «Speriamo accordi vengano attuati»
Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha espresso oggi la speranza che le dichiarazioni incoraggianti degli Stati Uniti e dell’Iran sul memorandum raggiunto vengano attuate.
“Abbiamo discusso della situazione relativa all’Iran, anche in termini di sicurezza regionale e internazionale. Ci auguriamo che le dichiarazioni incoraggianti rilasciate stamattina da Washington, Teheran e dal Pakistan, in quanto Paese che media i negoziati, vengano attuate”, ha affermato Lavrov.<
12:01 – Cina: ci siamo spesi per far concludere la guerra
La Cina si è sempre spesa per far concludere la guerra in Iran e continuerà a contribuire alla pace duratura in Medio Oriente, mantenendo una posizione di “equità e giustizia” e ispirandosi alle quattro proposte avanzate dal presidente cinese Xi Jinping per la stabilità regionale. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian, rispondendo nella quotidiana conferenza stampa a Pechino sul ruolo che la Repubblica popolare ha avuto nel negoziato che ha portato all’accordo Usa-Iran.
Lin ha affermato che dall’inizio delle ostilità la Cina “si è sempre adoperata per fermare la guerra” e ha lavorato per la pace. Il portavoce ha ricordato che Xi ha presentato “quattro proposte” per salvaguardare e promuovere la pace e la stabilità in Medio Oriente. Secondo Lin, queste proposte riflettono la posizione costante e gli sforzi attivi della Cina per promuovere la fine del conflitto, sostenere il dialogo e risolvere le divergenze.
11:50 – Media Teheran: «Accordo riconosce la sovranità di Iran e Oman su Hormuz»
Nelle battute conclusive della formulazione dell’accordo tra Washington e Teheran, il testo del memorandum “è stato modificato per sottolineare in modo definitivo ed esplicito l’esercizio della sovranità di Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz”: lo riporta la Fars, citando una “fonte informata” sui negoziati. La stessa fonte sostiene che la versione approvata dell’accordo stabilisce dunque che la “futura amministrazione dei servizi marittimi” nello Stretto sarà “determinata” dai due Paesi e che l’uso esplicito di questa espressione significa che gli Usa “hanno riconosciuto il diritto dell’Iran a riscuotere le relative tariffe”.
11:27 – Fase 2 per Hormuz, Meloni: «Pronti a inviare navi con ok del Parlamento»
Il G7 si apre a Évian con l’accordo Usa-Iran sullo Stretto di Hormuz già in tasca. La firma del memorandum d’intesa è attesa venerdì a Ginevra, e il vertice – che si chiuderà mercoledì 17 – si trova così a dover gestire non l’attesa di un ’deal’, ma le sue conseguenze. La fase 2 è già cominciata: come garantire la riapertura dello Stretto e cosa fare del dossier nucleare iraniano. Un passaggio diplomatico che i principali partner europei definiscono un vero e proprio “breakthrough”, una svolta capace di aprire una nuova fase per il Medio Oriente e per l’economia globale. Nella notte è arrivata la dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore “l’annuncio del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran” e si sono congratulati con Washington, Teheran e con tutti i mediatori coinvolti, “inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri mediatori”. Per le quattro principali capitali europee, “questo è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l’economia globale”. Un messaggio che, di fatto, modifica l’ordine del giorno del vertice di Évian. Se fino a pochi giorni fa il confronto era dominato dal rischio di un’escalation militare nel Golfo, ora il focus si sposta sulla gestione del dopo-accordo e sulle condizioni necessarie per consolidarlo. La priorità immediata individuata dagli europei è la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Nel comunicato congiunto i quattro leader affermano che “l’urgente riapertura di Hormuz con una libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni è essenziale”. Un obiettivo che Londra, Parigi, Berlino e Roma dichiarano di voler sostenere direttamente, “in conformità con i rispettivi requisiti costituzionali”, anche attraverso “una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento”. È questo il tema destinato a dominare le discussioni della prima giornata del G7, dove il grande protagonista sarà proprio Donald Trump. Una volta archiviato il capitolo più delicato del dossier nucleare, la questione diventa infatti garantire la sicurezza delle rotte marittime. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato la disponibilità italiana a contribuire a questo sforzo. “Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”, ha dichiarato. Ribadendo due principi che Roma considera non negoziabili: “l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita”. Da qui l’apertura a un coinvolgimento operativo. “Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, ha affermato Meloni. Il nodo del nucleare resta comunque sul tavolo. Nella dichiarazione congiunta, i quattro Paesi europei ribadiscono che “l’Iran non deve mai acquisire un’arma nucleare” e si dicono pronti a lavorare con Stati Uniti, Iran e Agenzia internazionale per l’energia atomica. Allo stesso tempo aprono alla possibilità di alleggerire le misure punitive: “Siamo pronti a revocare le sanzioni pertinenti in risposta a passi chiari e verificabili dell’Iran sul suo programma nucleare”. L’obiettivo dichiarato è trasformare il memorandum in un accordo stabile e duraturo. Per questo Regno Unito, Francia, Germania e Italia assicurano che lavoreranno “intensamente con gli Stati Uniti, l’Iran e i partner regionali per cogliere questo momento, mantenere lo slancio e raggiungere una soluzione diplomatica di lungo termine”.
10:17 – Spagna: Ue dispieghi una missione in Libano per subentrare all’Onu
Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha proposto che l’Unione Europea schieri una missione in Libano per subentrare alla missione dell’Unifil, una volta che questa avrà concluso il proprio mandato, previsto per il 31 dicembre di quest’anno.
In dichiarazioni ai media a Lussemburgo, prima di partecipare al Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea, Albares ha anticipato che proporrà ai suoi colleghi l’avvio di una nuova missione comunitaria in Libano.
