Guerra Usa-Iran, le notizie in diretta | Chiuso il primo round dei negoziati in Svizzera, Vance: «Molti buoni progressi, Teheran ha accettato di ricevere gli ispettori Aiea». Rubio da domani nei Paesi del Golfo per colloqui

15:01 Ft: oltre 400 navi attendono riapertura completa di Hormuz
Oltre 400 grandi navi sono ferme sul lato orientale dello Stretto di Hormuz, in attesa di una riapertura più ampia della via d’acqua dopo i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo riferisce il quotidiano britannico «Financial Times», secondo cui un’analisi dei dati satellitari dell’Agenzia spaziale europea ha contato 441 imbarcazioni di dimensioni paragonabili a petroliere al largo di Sohar e Fujairah, principali porti sul lato orientale dello stretto. Il numero resta insolitamente elevato rispetto agli standard storici, ma risulta in calo di 42 unità rispetto al precedente passaggio del satellite Sentinel-1, cinque giorni prima.
Secondo il quotidiano, molte compagnie di navigazione stanno concentrando le navi vicino al Golfo per poter approfittare di una piena riapertura, ma diversi operatori restano riluttanti a transitare finché l’accordo tra Washington e Teheran non sarà rafforzato. L’Iran, pur avendo accettato di riaprire e sminare le principali rotte di navigazione, ha dichiarato nuovamente chiuso lo stretto sabato dopo gli attacchi di Israele in Libano.
Un funzionario statunitense ha riferito che i colloqui con Teheran includono il chiarimento di alcuni messaggi «confusi» dell’Iran sullo Stretto di Hormuz e la costruzione di meccanismi di deconflitto per garantirne la piena apertura.

14:56 – L’Onu attacca Israele: «Organizzazioni umanitarie costrette a chiudere nei Territori palestinesi, bambini senza protezione»
I bambini palestinesi sono sempre più privi di tutele mentre i difensori dei diritti umani e le organizzazioni umanitarie sono costretti a sospendere o ridurre le proprie attività nei Territori palestinesi occupati, inclusi Gaza e la Cisgiordania. È l’avvertimento di oggi del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia. Il Comitato ha condannato con la massima fermezza le recenti tattiche repressive di Israele, consistenti nell’etichettare i difensori dei diritti umani e altre organizzazioni della società civile come terroristi.
Secondo il Comitato, tali tattiche si accompagnano a raid militari, divieti di viaggio, sanzioni finanziarie personali, minacce di arresto, distruzione di documenti e persino minacce di sanzioni secondarie nei confronti dei partner che sostengono il loro lavoro, rendendo sempre piu’ impossibile per queste organizzazioni operare in sicurezza o proteggere i bambini e le famiglie che si rivolgono a loro per ricevere assistenza.
Il Comitato ha richiamato il proprio commento generale n. 5, che riconosce il ruolo essenziale delle organizzazioni non governative e delle coalizioni per i diritti dei minori nella promozione, protezione e monitoraggio dei diritti dell’infanzia, e invita gli Stati a sostenerle e a mantenere con esse relazioni costruttive. «Nonostante i gravi rischi e le risorse limitate, i difensori dei diritti dei minori hanno continuato a stare al fianco dei bambini e delle famiglie palestinesi in condizioni di straordinario pericolo», ha affermato il Comitato. «Devono essere protetti, non puniti».
​Dall’indomani dell’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, Israele nella sua operazione a Gaza ha ucciso oltre 72.000 palestinesi, oltre l’85% dei quali civili, oltre la metà dei quali minori con più di 20.000 bambini.  Da quando è stato annunciato il cessate il fuoco nell’ottobre 2025, altri 265 bambini palestinesi sono stati uccisi in tutta Gaza da Israele.
​Uno scenario che Israele ha drammaticamente di nuovo attuato in Libano. «Dopo oltre 100 giorni di intensificazione delle ostilità in Libano – a partire dal 2 marzo – 247 bambini sono stati uccisi e 992 feriti, con una media di 12 bambini uccisi o mutilati ogni giorno. Dietro queste cifre sconcertanti si trovano vite stroncate o cambiate per sempre, e famiglie che affrontano perdite profonde, traumi e incertezza», ha detto l’Unicef.

14:23 – L’Iran ringrazia Los Angeles: «Prevalga la pace tra tutte le nazioni»
«Che la pace, il rispetto e l’amicizia prevalgano tra tutte le nazioni». È un passaggio del biglietto, scritto a mano con una biro blu, che la nazionale dell’Iran ha lasciato nello spogliatoio dello stadio di Los Angeles, dopo la partita dei Mondiali pareggiata con il Belgio. «Dall’antica Persia di migliaia di anni fa all’Iran civilizzato di oggi, lo spirito dell’Iran rimane vivo e saldo», si legge nel messaggio, diffuso dalla Federazione calcistica iraniana (FFIRI).

14:05 – Taccuino mediorientale | I seguaci di Assad pronti a un’offensiva?
(di Guido Olimpio) Piccoli passi. Stati Uniti ed Iran hanno aperto una linea di comunicazione per evitare incidenti nello Stretto di Hormuz. Una sorta di «telefono rosso» quanto mai necessario vista la situazione e l’alto numero di mezzi militari. Il negoziato è ancora lungo, sono ben altre le grane da risolvere, ma la fiducia può essere costruita con pazienza partendo dal basso. Sempre che esiste la reale volontà di farlo.
Allarme. Ronen Bar, ex direttore dello Shin Bet (sicurezza interna israeliana), è stato evacuato d’urgenza da Abu Dhabi dove si trovava insieme alla moglie per partecipare ad una conferenza. Una decisione motivata da una minaccia incombente da parte degli iraniani: a sostenerlo un’esclusiva del canale Channel 13.
Siria. Fonti curde sostengono che i seguaci del deposto dittatore Bashar Assad potrebbero lanciare presto una serie di attacchi. Dietro il piano ci sarebbe Rami Maklouf, l’imprenditore e cugino dell’ex presidente, diventato l’ispiratore di una parte della guerriglia alawita. Attualmente si trova a Mosca da dove tira le fila del movimento. Sempre per i curdi vi sarebbe un coinvolgimento dell’Hezbollah. L’indiscrezione va accolta con cautela: 1) I ribelli rappresentano di sicuro un problema e sfruttano le tensioni etniche. 2) La notizia potrebbe essere collegata a quanto avviene nel vicino Libano con la guerra tra gli sciiti e Israele.
Qatar. Un’esplosione ha devastato gli impianti per il gas nel complesso di Ras Laffan. Una cinquantina i feriti, 18 dispersi. Secondo le autorità all’origine della deflagrazione un problema tecnico. Episodio da seguire viste le possibili conseguenze su un mercato già destabilizzato dal conflitto.

14:01 – Idf: «Uccisi due terroristi che lanciavano molotov su una comunità in Cisgiordania»
L’Idf riferisce all’ANSA che «i soldati hanno eliminato due terroristi e neutralizzato un altro che avevano lanciato bombe Molotov contro la comunità di Karmei Tzur, in Cisgiordania, e incendiato pneumatici mettendo in pericolo vite umane», riguardo alla notizia pubblicata dall’agenzia di stampa palestinese Wafa di due adolescenti di 15 e 19 anni uccisi vicino Hebron. L’esercito aggiunge che a causa degli pneumatici incendiati, le fiamme si sono diffuse nell’area adiacente alla comunità. I soldati dell’Idf hanno avviato le ricerche degli altri terroristi coinvolti».

14:00 – Il presidente libanese Aoun: «Nessuno negozia per conto nostro»
Il presidente del Libano, Joseph Aoun, ha accolto con favore qualsiasi aiuto volto a porre fine alla guerra, ma ha sottolineato la distinzione tra sostegno e ingerenza negli affari interni del Paese. «Nessuno negozia per conto nostro», ha affermato Aoun durante un incontro con una delegazione della comunità della Lega greco-cattolica (nota in arabo come Rabitat Al Roum Al Katholik). Il presidente libanese ha evidenziato che la responsabilità di proteggere il popolo libanese spetta allo Stato e non alle comunità religiose, aggiungendo che «non esiste alternativa a uno Stato forte e unificato che rappresenti tutti i libanesi». Aoun ha inoltre affermato che «la competizione politica è legittima» ma «non dovrebbe ostacolare gli sforzi di costruzione dello Stato».

13:55 – Vance: «Ancora in corso i colloqui tra Israele ed Hezbollah per porre fine ai combattimenti»
I colloqui per porre fine ai combattimenti nel Libano meridionale, dove i continui scontri tra l’esercito israeliano e Hezbollah hanno minacciato di compromettere i negoziati per porre fine alla guerra in Iran, sono ancora «in corso». Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance ai giornalisti al termine dei colloqui in Svizzera. Lo riporta la Cnn. Le ultime 24 ore «sono state probabilmente le più tranquille che abbiamo visto nella situazione in Libano», ha spiegato. «Le ultime 24 ore sono andate piuttosto bene. Ovviamente, circa 72 ore fa ci sono stati alcuni scontri a fuoco, quindi si tratta di un lavoro in corso, ma ciò che abbiamo fatto è stato in realtà organizzare l’operazione in modo da poter garantire che la situazione non sfugga al controllo in futuro», ha aggiunto.

13:46 – Vance apre allo sblocco degli asset iraniani congelati: «Se non andranno ai terroristi»
Vance ha dichiarato che gli Usa potrebbero accettare di sbloccare i beni iraniani congelati purché non siano utilizzati in favore «dei terroristi». «Volevamo assicurarci di creare un processo per cui, se mai dovessimo sbloccare i beni iraniani, possiamo garantire che quel denaro iraniano vada ad aiutare il popolo iraniano e non a finanziare il terrorismo», ha dichiarato Vance ai giornalisti. «Jared Kushner ha in realtà proposto una soluzione molto interessante insieme ai qatarioti, secondo cui – ancora una volta, se – eventuali beni iraniani congelati venissero sbloccati, allora noi avremmo l’approvazione su quel processo, i qatarioti avrebbero l’approvazione su quel processo, e il denaro verrebbe effettivamente utilizzato per acquistare soia americana, mais americano e grano americano a beneficio del popolo iraniano», ha specificato Vance.

13:37 – Teheran: «L’accordo di pace definitivo è legato a tre punti del memorandum»
I negoziati per un accordo di pace definitivo tra Stati Uniti e Iran dipendono da tre punti principali del memorandum d’intesa firmato dai due Paesi la scorsa settimana. Lo ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei su X, confermando che la delegazione di alto livello sta rientrando in patria dopo «intense discussioni» in Svizzera. Si tratta – ha ricordato Baghaei citando i tre punti del memorandum – della fine delle operazioni militari su tutti i fronti, comprese quelle delle forze israeliane in Libano, «attraverso l’istituzione di un meccanismo di controllo del conflitto»; dell’esportazione di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani; dello sblocco dei beni congelati dell’Iran.

13:34 – Crosetto: «Pronti per una missione a Hormuz, ma servono garanzie di sicurezza per le navi impegnate»

 

Dal punto di vista militare, «siamo pronti» ad una missione per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha affermato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, alla trasmissione «Il Caffè della Domenica» su «Radio 24». «Il percorso per arrivarci però non è così breve», ha sottolineato Crosetto, evidenziando come «la coalizione dovrà fare un altro accordo con l’Iran» per garantire la sicurezza delle navi impegnate «in una operazione umanitaria di sminamento». «Bisogna lanciare un messaggio», perché «se ogni nazione che confina con uno stretto si mette a bloccarlo.

13:32 – Vance: «La nostra speranza è di arrivare a un accordo definitivo«
«La nostra speranza è di arrivare a un accordo definitivo e a una soluzione permanente. Ma al momento, credo che abbiamo fatto grandi progressi e dovremmo tutti festeggiare questo risultato, soprattutto in vista dell’inizio dei lavori degli ispettori nucleari», ha dichiarato il vicepresidente JD Vance ai giornalisti. Il vicepresidente degli Stati Uniti ha dichiarato di aver telefonato agli ispettori nucleari delle Nazioni Unite alle 2 del mattino di ieri per informarli degli sviluppi, ma nessuno ha risposto alla chiamata. «Come potete immaginare, non sono in molti a rispondere al telefono alle due del mattino», ha detto Vance. «Prevedo che ciò accadrà almeno questa settimana, ma pensiamo che alcune di queste conversazioni con gli ispettori e con l’AIEA potrebbero avvenire già oggi».

13:29 – Vance: «I negoziati tecnici proseguiranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane»

 

I negoziati tecnici tra Stati Uniti e Iran proseguiranno «nei prossimi giorni e nelle prossime settimane». Ad annunciarlo è stato il vicepresidente americano, JD Vance dopo la partenza questa mattina dei negoziatori iraniani dalla località svizzera di Burgenstock. «Per quanto questo posto sia molto bello, non posso restare qui per i prossimi 60 giorni», ha aggiunto il vicepresidente degli Stati Uniti ai giornalisti, per il quale, con i colloqui di ieri, «abbiamo gettato ottime basi per un accordo finale di successo».

13:17 – Vance: «Hormuz è aperto»

 

«Vogliamo creare un meccanismo per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. È aperto», ha affermato oggi il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. «Vogliamo assicurarci di istituire un meccanismo per garantire che, quando sorgono conflitti che inevitabilmente si presentano, possiamo affrontarli e risolverli», ha spiegato Vance, nel corso della conferenza stampa tenuta oggi al termine dei colloqui in Svizzera.

13:08 – Vance: «L’Iran ha accettato di ricevere gli ispettori dell’Aiea»
L’Iran ha accettato di invitare gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) nel Paese. Lo ha dichiarato il vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance nel corso di una conferenza stampa in Svizzera. «Ieri è stata una giornata molto, molto positiva. Abbiamo fatto grandi progressi e abbiamo fatto esattamente quello che volevamo fare», ha affermato Vance, sottolineando di aver voluto mettere a punto un meccanismo per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz — che al momento rimane aperto — e istituire un sistema di coordinamento per gestire i conflitti che inevitabilmente si presenteranno. «Come ha detto (il presidente Donald) Trump, a volte questi cessate il fuoco significano che si spara un po’ meno», ha aggiunto il vicepresidente, precisando che l’obiettivo è garantire che, in caso di ripresa degli scontri — sia che Hezbollah attacchi Israele, sia che Israele risponda — vi sia un canale di comunicazione attivo per fermare le ostilità. Vance ha definito la decisione di Teheran di accettare l’arrivo di ispettori Aiea «il punto cui siamo più interessati come statunitensi». Il vicepresidente Usa ha quindi annunciato che farà ritorno negli Stati Uniti. «Non posso restare qui 60 giorni – ha detto – ma abbiamo posto le basi per l’accordo. Non abbiamo costruito la casa, ma abbiamo realizzato fondamenta solide».

13:07 – Vance: «Abbiamo fatto molti buoni progressi»
«Ieri è stata una giornata davvero molto molto positiva. Abbiamo fatto molti progressi importanti. Abbiamo fatto esattamente ciò che volevamo fare» ha dichiarato oggi il vicepresidente statunitense JD Vance, intervenendo in conferenza stampa al termine dei colloqui in Svizzera.

13:02 – «Il presidente iraniano Pezeshkian domani in visita in Pakistan»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si recherà in Pakistan domani. Lo rende noto l’agenzia di stampa «Tasnim» citando Habib Abbasi, direttore generale delle relazioni pubbliche dell’Ufficio del presidente. Secondo quanto riferito da Abbasi, la missione durerà una sola giornata. Tra i temi al centro della visita, ha riferito il funzionario, ci sono le relazioni economiche fra i due Paesi e la valutazione degli sforzi di mediazione di Islamabad nei negoziati tra Iran e Stati Uniti. In precedenza, secondo quanto riportato dai media iraniani, Pezeshkian ha affermato che Teheran ha affrontato i negoziati in Svizzera «senza fare concessioni» alla controparte, parlando di «buoni progressi».

13:02 – Herzog: «Israele e Libano d’accordo, il disarmo di Hezbollah parte dalla soluzione»
«Per quanto riguarda il Libano voglio essere chiaro: l’Iran non può dettare il futuro del Libano. Il disarmo di Hezbollah deve essere parte integrante di qualsiasi soluzione e l’Iran non può dettare il futuro del Libano. Su questi punti fondamentali vi è pieno accordo tra Israele e il Libano». Lo ha detto il presidente israeliano Isaac Herzog intervenendo al JNS International Policy Summit di Gerusalemme. «Il conflitto deve essere risolto attraverso negoziati tra Israele e il Libano, non attraverso ricatti iraniani. Legare il Libano all’Iran non solo espone Israele a una minaccia costante, ma lascia anche i libanesi deboli e impotenti, impedendo al loro Presidente e al loro governo di andare avanti», ha aggiunto, ricordando che domani i negoziati tra Israele e il Libano riprenderanno a Washington sotto l’egida degli Stati Uniti.

12:55 – Herzog: «Trump è un partner fidato di Israele. Respingo gli attacchi agli altri funzionari Usa»
«Il presidente Donald Trump è un partner fidato di Israele. Il nostro più stretto amico e alleato e il leader del mondo libero, il leader degli Stati Uniti d’America, ha combattuto con fermezza l’impero del male (l’Iran) e promosso la stabilità in Medio Oriente. Respingo totalmente qualsiasi dichiarazione denigratoria rivolta agli alti funzionari dell’Amministrazione Usa». Lo ha detto il presidente israeliano Isaac Herzog parlando al JNS International Policy Summit di Gerusalemme.

12:05 – Il premier del Pakistan: «Colloqui Usa-Iran costruttivi, con progressi incoraggianti»
I colloqui tra Stati Uniti e Iran in Svizzera si sono svolti «in un clima positivo e costruttivo e hanno portato a progressi incoraggianti, tra cui l’accordo su una tabella di marcia per un accordo definitivo entro 60 giorni, l’istituzione di un Comitato di alto livello per la supervisione politica e l’avvio di ulteriori colloqui tecnici». Lo afferma su X il premier pakistano Shehbaz Sharif. «Mi congratulo – aggiunge – con la leadership sia degli Stati Uniti che dell’Iran per il loro costante impegno in un dialogo costruttivo e ringrazio tutti i paesi fratelli e amici per il loro prezioso sostegno nel promuovere questo storico processo».

11:14 – Il primo round di negoziati Usa-Iran: cosa è successo
(di Greta Privitera) Diciotto ore di negoziati. Al Bürgenstock Resort, sopra Lucerna, il primo round tra Stati Uniti e Iran si chiude all’alba con una parola scelta dai mediatori di Qatar e Pakistan: «Progressi». Abbastanza per tenere il tavolo in piedi.
La delegazione iraniana lascia l’hotel poco prima delle nove, direzione Teheran, e Mohammad Bagher Ghalibaf e Abbas Araghchi rientrano dopo una maratona fatta di aperture e irrigidimenti. JD Vance dovrebbe partire nel primo pomeriggio, dopo aver parato le minacce via post del suo, Donald Trump, che hanno rischiato di fare saltare tutto.
Un’intelaiatura, però, prende forma. Qatar e Pakistan parlano di un clima «positivo e costruttivo» e fissano una roadmap: due mesi per arrivare a un accordo, sotto la supervisione di un comitato di alto livello incaricato di guidare anche i gruppi di lavoro su nucleare, sanzioni e meccanismi di verifica.
Il nucleare resta ai margini, ma non scompare. Teheran ammette un contatto diretto: «Abbiamo avuto un breve colloquio con gli Stati Uniti», sul tema dice il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei. Il baricentro, per ora, resta su Hormuz, sul Libano e sulla pressione economica.
Emergono i primi strumenti concreti: una linea di comunicazione per prevenire incidenti nello Stretto e garantire il passaggio delle navi, e una unità di coordinamento per il Libano, con Teheran, Washington, Beirut e i mediatori coinvolti nel tentativo di chiudere il conflitto. Araghchi ricorda che quel fronte è uno dei punti fondamentali di questa tregua e lo indica «banco di prova». Poi rivendica i risultati: progressi sulla fine della guerra, deroghe alle restrizioni sull’export petrolifero, sblocco di beni congelati, avvio di un piano di ricostruzione. Le priorità di Teheran. Oggi i colloqui non si fermano, ma cambiano di livello. Per il resto della settimana si lavora lontano dai riflettori, nei gruppi tecnici chiamati a trasformare l’intesa in dettagli verificabili.

11:02 – Ben Gvir: «Il Libano dovrebbe essere il campo da gioco di Israele»
Nuova dichiarazione incendiaria dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, secondo cui «il Libano dovrebbe essere il campo da gioco di Israele». «Ogni roccaforte terroristica deve essere combattuta. Se i terroristi si nascondono tra la popolazione civile, io voglio solo proteggere i nostri soldati. Anche con una forza ridotta, possiamo ottenere risultati se il Libano è il nostro campo operativo», ha dichiarato il ministro di estrema destra in un’intervista al programma «This Morning» di Kan News.

11:02 – L’Iran celebrerà i funerali di Khamenei in Iraq l’8 luglio
L’Iran celebrerà i funerali di Khamenei in Iraq l’8 luglio Le cerimonie si terranno a Teheran, Qom e Mashhad L’8 luglio si terranno i funerali dell’ex leader Ali Khamenei, ucciso durante gli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio, nelle città di Najaf e Karbala in Iraq, ha dichiarato Iman Attarzadeh, un funzionario incaricato delle commemorazioni del defunto leader. Le cerimonie funebri in Iran saranno dedicate al leader e a quattro membri della sua famiglia uccisi insieme a lui, ha affermato Attarzadeh, citato dall’agenzia Irna, aggiungendo che le celebrazioni inizieranno a Teheran dal 4 al 6 luglio, proseguiranno a Qom e in Iraq, e il 9 luglio Khamenei sarà sepolto nel santuario dell’ottavo Imam sciita, Reza, a Mashhad.

10:54 – Il presidente del Libano sente Vance, Kushner e il premier del Qatar: focus sul cessate il fuoco
Il presidente libanese, Joseph Aoun, ha avuto un colloquio telefonico questa mattina con il vicepresidente degli Stati Uniti, James David Vance, con l’inviato speciale Jared Kushner e con il premier qatariota, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani. Secondo un comunicato della presidenza libanese, le parti hanno discusso lo stato del cessate il fuoco tra il movimento sciita filo-iraniano Hezbollah e Israele, nonché la possibilità di istituire un meccanismo per garantire il rispetto della cessazione delle ostilità. Questo meccanismo, descritto come una «cellula di de-escalation», è stato annunciato nella dichiarazione congiunta rilasciata dopo i negoziati tenutisi ieri in Svizzera tra Iran e Stati Uniti. «Le discussioni si sono concentrate sul consolidamento del cessate il fuoco in Libano, sull’arresto dell’escalation militare israeliana e sulle misure da adottare a tal fine, inclusa la possibilità di istituire una cellula di de-escalation», ha affermato la presidenza.

10:36 – Teheran: «In Svizzera abbiamo avuto con gli Usa brevi colloqui sul nucleare»

 

Il portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha affermato oggi che l’Iran ha avuto un «breve colloquio» con gli Stati Uniti sul nucleare durante i negoziati svoltisi ieri in Svizzera. «La delegazione statunitense, nell’ambito dei suoi colloqui, ha espresso brevemente la propria posizione sulla questione nucleare e anche l’Iran ha parlato della sua posizione in merito», ha dichiarato Baghaei, aggiungendo: «Non si è trattato di una negoziazione, ma semplicemente di un’esposizione delle posizioni delle due parti. L’Iran ha espresso il proprio punto di vista in modo molto chiaro ed esplicito e il ministro degli Esteri Abbabs Araghchi ha invitato la parte americana ad evitare di ripetere le proprie posizioni illogiche sulla questione nucleare, che contengono richieste eccessive», ha aggiunto il portavoce. «Non è ancora giunto il momento di avviare i colloqui principali per un accordo definitivo e, sulla base del Memorandum d’intesa tra i due Paesi, dopo l’attuazione di alcune sue parti, inizieranno questi colloqui», ha affermato, parlando all’agenzia di stampa Irna.

10:17 – «Il viceministro degli Esteri guida la delegazione dei colloqui tecnici in Svizzera»
Mentre la principale delegazione iraniana ha lasciato la Svizzera per tornare a Teheran, i colloqui con gli Stati Uniti continueranno anche oggi con l’inizio di un negoziato a livello tecnico «sui meccanismi di attuazione del Memorandum d’intesa di Islamabad». Lo ha affermato l’agenzia iraniana Isna, aggiungendo che sarà il vice ministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, a guidare la delegazione iraniana coinvolta nei colloqui a livello tecnico.

10:08 – «La delegazione di Teheran lascia la Svizzera, Vance lo farà nel pomeriggio»
La delegazione iraniana di alto livello ha lasciato questa mattina la località svizzera di Bürgenstock. Lo riferisce la Radiotelevisione svizzera Rsi. Il vicepresidente Usa JD Vance dovrebbe a sua volta lasciare la località nel primo pomeriggio. Il team iraniano, guidato dal presidente del Parlamento Mohammad Ghalibaf e dal capo della diplomazia Abbas Araghchi, hanno lasciato l’hotel poco prima delle 9, ha riferito a Keystone-ATS una fonte vicina ai colloqui. I negoziati proseguiranno, ma a livello tecnico, nell’ambito di gruppi di lavoro. In precedenza, Araghchi aveva definito il meccanismo di monitoraggio della situazione in Libano deciso a Bürgenstock come «la prima prova» per i colloqui con gli Stati Uniti.

10:07 – Il capo della Forza Qods intima a Israele di ritirarsi dal Libano meridionale
«Se non vi ritirerete dal Libano meridionale con le vostre gambe, l’epopea dell’anno 2000 si ripeterà ancora una volta, lo stesso anno in cui siete fuggiti da questa terra in disgrazia», ha affermato il comandante della Forza Qods all’estero della Guardia Rivoluzionaria, Esmaeil Qaani, rivolgendosi a Israele aggiungendo: «La scelta spetta a voi». «Oggi, se perseverate nell’aggressione e nell’occupazione, sarete cacciati via nell’umiliazione e nella sconfitta», ha affermato in un post su X.

10:06 – «I dirigenti di Hamas hanno avuto un incontro «segreto» con una delegazione francese»
Un gruppo di alti dirigenti dell’ufficio politico di Hamas ha avuto un incontro «segreto» con una delegazione francese composta da diplomatici in carica ed ex diplomatici, nonché da deputati appartenenti a partiti della coalizione di governo e dell’opposizione. Lo hanno riferito due fonti palestinesi al quotidiano panarabo con sede a Londra «Asharq al Awsat», secondo cui l’incontro si è tenuto «di recente» in uno dei «Paesi della regione». Il quotidiano sottolinea che si è trattato di «un evento senza precedenti dal 7 ottobre 2023», giorno dell’attacco di Hamas in Israele e del conseguente scoppio della guerra nella Striscia di Gaza. Delle due fonti di «Asharq al Awsat», una sarebbe legata a «istituzioni della società civile palestinese che collaborano con programmi in Francia e in altri Paesi europei», mentre l’altra sarebbe affiliata a una fazione palestinese vicina ad Hamas. Entrambe le fonti hanno concordato nel descrivere l’incontro come «estremamente riservato», indicando che alcuni Paesi e fazioni palestinesi ne sono venuti a conoscenza poco prima o poco dopo il suo svolgimento. Due fonti di rango dirigenziale di Hamas hanno confermato che l’incontro ha avuto luogo, rifiutandosi però di fornire ulteriori dettagli, in base a quanto riportato da «Asharq al Awsat».

10:04 – Colloqui Iran-Usa: la Svizzera annuncia la ripresa immediata delle discussioni tecniche
Dopo la prima tornata di colloqui tenutasi in Svizzera tra Teheran e Washington con l’obiettivo di porre fine alla guerra in Medio Oriente, Berna ha dichiarato che sono state create le condizioni per l’avvio immediato di discussioni tecniche. «Il facilitatore svizzero accoglie con favore i progressi costruttivi compiuti nel corso degli intensi colloqui diplomatici che si sono protratti per tutta la notte tra il 21 e il 22 giugno al Burgenstock tra i mediatori, l’Iran e gli Stati Uniti» ha dichiarato il ministero degli Esteri svizzero in un comunicato, aggiungendo che la tabella di marcia concordata «crea le condizioni per l’immediata ripresa di nuove discussioni tecniche».

10:04 – Sa’ar: «Israele non ha ambizioni territoriali in Libano»
«Non abbiamo ambizioni territoriali in Libano, ma non ci ritireremo dalla zona di sicurezza né esporremo i nostri cittadini agli attacchi di Hezbollah e a una possibile invasione», ha scritto su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar. «La sovranità del Libano è stata violata per decenni e continua a esserlo tuttora a causa dell’occupazione indiretta dell’Iran attraverso Hezbollah. È nell’interesse sia del Libano sia di Israele che lo stato terroristico di Hezbollah venga smantellato», ha aggiunto.

9:19 – Un deputato iraniano: «Lo Stretto di Hormuz è sotto la sovranità dell’Iran»
«Voi lanciate minacce; noi agiamo. Lo Stretto di Hormuz non è né il vostro casinò personale né il cortile di casa dei pirati dei giorni nostri: si tratta di acque sovrane iraniane, e la decisione finale spetta al nobile popolo dell’ Iran e alle sue coraggiose forze armate», ha dichiarato lunedì il deputato Ebrahim Azizi su X. La dichiarazione di Azizi è arrivata dopo che domenica il presidente Donald Trump aveva minacciato che, se gli iraniani avessero continuato a tenere chiuso lo Stretto di Ormuz, non avrebbero più avuto un Paese.

8:59 – «L’ex capo dello Shin Bet allontanato dagli Emirati Arabi per un possibile attentato»
L’ex capo dello Shin Bet Ronen Bar e sua moglie sono stati fatti allontanare dagli Emirati Arabi Uniti dopo un allarme di un possibile attentato iraniano. Lo hanno riferito fonti anonime al Canale 13 israeliano, secondo cui Bar e la moglie avrebbero partecipato a una conferenza internazionale sulla sicurezza ospitata dal ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Abdullah bin Zayed Al Nahyan. Una fonte vicina al Paese del Golfo ha smentito alla rete televisiva che la conferenza fosse in programma.

8:54 – La protezione civile libanese: 13 corpi trovati tra le macerie a Nabatiyeh e Marjayoun»
La Protezione civile libanese ha recuperato i corpi di 13 persone uccise negli attacchi delle Forze di difesa di Israele (Idf) nelle zone di Nabatiyeh e Marjayoun, nel sud del Libano. Lo si apprende da un comunicato dell’ente, secondo cui ieri il personale «ha lavorato per sgomberare le strade secondarie e principali nell’area di Nabatiyeh e nelle citta’ di Dbeibine e Blat nella regione di Marjeyoun, con l’obiettivo di rimuovere le macerie e agevolare la circolazione». La Protezione civile sta lavorando per «garantire la sicurezza pubblica e rimuovere i pericoli derivanti dai bombardamenti», mentre «continua a svolgere le proprie missioni umanitarie e di soccorso in risposta alle richieste di aiuto dei cittadini, nonostante le difficili condizioni e le sfide sul campo», si legge nel comunicato.

8:12 – Idf: «Eliminati due terroristi di Hamas a Gaza»
Le Forze di Difesa Israeliane hanno eliminato due terroristi di Hamas in raid nella Striscia di Gaza. Lo ha annunciato l’Idf, precisando che Ahmed Munir Halil Zaza e Hussein Safadi operavano per attaccare le forze nell’area. Secondo l’esercito, Zaza era «l’ufficiale del genio del Battaglione Jabaliya Ovest nell’area di Gaza City e si occupava della produzione e distribuzione di equipaggiamento da combattimento tra le compagnie, oltre ad essere responsabile della costruzione di ordigni esplosivi e case minate. Recentemente, aveva tentato di piazzare ordigni esplosivi vicino alla Linea Gialla». Safadi era «il comandante del gruppo di cecchini a Gaza City, responsabile della dislocazione dei cecchini contro le nostre forze nella zona. Di recente, Safadi ha violato sistematicamente l’accordo di cessate il fuoco e ha tentato di addestrare terroristi e di creare ulteriori aree di tiro per cecchini contro le forze delle Idf».

8:00 – L’Iran chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano, ma Netanyahu conferma la permanenza nel sud del Paese
Il comandante della Forza Quds dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Esmail Qaani, ha sollecitato Israele a ritirare le proprie forze dal Libano meridionale, avvertendo che in caso contrario lo Stato ebraico rischia di subire una nuova espulsione simile a quella del 2000. In un messaggio pubblicato sulle piattaforme sociali e ripreso dai media statali iraniani, Qaani ha affermato che, se Israele continuerà quella che ha definito un’«occupazione» del territorio libanese, sarà costretto a lasciare la regione «nell’umiliazione e nella sconfitta». Le dichiarazioni arrivano mentre il governo israeliano ribadisce la volontà di mantenere le proprie posizioni nel sud del Libano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha infatti dichiarato che Israele resterà nella «fascia di sicurezza» istituita oltre il confine per tutto il tempo ritenuto necessario dalle autorità israeliane. La zona cuscinetto controllata da Israele copre circa 602 chilometri quadrati, pari a circa il 6 per cento del territorio libanese.

7:27 – Trump mette a rischio l’intesa con l’Iran
​(di Luca Angelini) «Se chiudete Hormuz, non avrete più un Paese. Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto Paese».
Con un’altra delle sue «raffinatezze» diplomatiche, stavolta indirizzata, con telefonata notturna, ai negoziatori di Teheran e rivelata tramite intervista alla Fox, il presidente americano, Donald Trump, è riuscito a rimettere in forse l’intesa con l’Iran e a far fare l’ennesima figuraccia a uno dei suoi vice. Nello specifico, JD Vance – da sempre tra i più scettici sull’opportunità del conflitto – che pochi minuti prima, dal Bürgenstock Resort di Lucerna (dove è andato a dare man forte a Steve Witkoff e Jared Kushner), aveva definito i colloqui in corso con le delegazioni iraniana, pakistana e qatarina «un incontro storico» e parlato di «progressi nelle ultime ore», tali da far sperare che il Medio Oriente possa «voltare pagina».
La nuova minaccia di Trump, ribadita poco dopo anche con un post su Truth («L’Iran deve impedire immediatamente ai propri sodali ben pagati in Libano di causare problemi. Se non lo fanno, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente, proprio come abbiamo fatto la scorsa settimana, solo più forte»), ha prevedibilmente provocato dichiarazioni altrettanto bellicose da parte di Teheran. «Non pensano forse che se le loro minacce avessero avuto un qualche effetto, non sarebbero arrivati a questo punto di disperazione? Non diamo peso alle minacce degli americani. Farebbero meglio a stare attenti alle loro dichiarazioni, le nostre forze armate sono pronte a rispondere. Qualunque cosa dicano, saremo noi ad agire», ha scritto su X il capo negoziatore iraniano Mohammed Ghalibaf.
Quel che è peggio è che i colloqui quadrilaterali in Svizzera sono finiti «in stallo». Non interrotti, ma in qualche modo sospesi. Come minimo, appesi a un filo sottile. All’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai pasdaran, i più «duri» del regime, non è probabilmente parso vero di poter dire che le parole di Trump, «gettano un’ombra di incertezza sul proseguimento dei colloqui».
È davvero così? Secondo Brian Katulis, del Middle East Institute di Washington, sì. «Trump non sta facendo diplomazia, sta facendo spettacolo. È più probabile che si torni alla guerra che si arrivi a un vero accordo diplomatico», dice a Monica Ricci Sargentini. Per come la vede lui, «il vero problema è che tra Washington e Teheran non esistono fiducia e credibilità reciproca». E la chiave di quel problema starebbe nella “performative diplomacy” del presidente americano: «Invece della diplomazia tradizionale, basata sulla costruzione della fiducia tra le parti, Trump usa dichiarazioni pubbliche spesso contraddittorie per cercare di ottenere una leva negoziale. È il suo stile. Lo abbiamo visto con la Russia, con l’Ucraina e lo vediamo oggi con l’Iran. Il problema è che raramente produce risultati».
Per le prossime settimane, Katulis prevede «probabilmente una situazione simile a quella che stiamo vivendo da aprile: né una guerra aperta né una pace stabile. Una fase confusa, con episodi di violenza limitata, tensioni nel Golfo e continui annunci politici. Trump continuerà a dichiarare vittorie e successi anche se la realtà sul terreno resterà molto più incerta». (…)

7:21 – Le sparate di Trump e le mosse di un regime iraniano più forte tengono in scacco la «fase due» dell’accordo
(di Greta Privitera, inviata a Lucerna) Al Bürgenstock Resort, a un certo punto, si capisce che qualcosa si è spezzato. Si corre sui siti dei media della Repubblica islamica: «La delegazione lascia la sala dei colloqui». Nell’albergo a cinque stelle i telefoni squillano tutti insieme: «Che succede? Stanno facendo saltare tutto?». Da Teheran filtra che è una protesta contro l’ennesima raffica di minacce di Donald Trump, tornato a promettere bombardamenti «ancora più duri» e ad avvertire che, se Hormuz verrà richiuso, «l’Iran non avrà più un Paese». Proprio mentre i guardiani del processo, Mohammed Ghalibaf e Abbas Araghchi, e i tre americani JD Vance, Jared Kushner e Steve Witkoff provano a disegnare il perimetro dei colloqui veri, quelli sul nucleare. (…)

6:22 – Araghchi, progressi significativi per porre fine a guerra in Libano
«Sono stati compiuti progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano». Lo afferma in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi al termine dei colloqui tra Usa ed Iran che si sono svolti in Svizzera. Nel suo messaggio Araghchi ha dichiarato che il primo vero banco di prova sugli accordi raggiunti tra le parti sarà la creazione di un meccanismo di de-escalation per i combattimenti tra Israele ed Hezbollah in Libano.

6:10 – Concordata una tabella di marcia per l’intesa finale entro 60 giorni
Dopo un incontro di circa 12 ore a Lucerna, in Svizzera, i mediatori di Pakistan e Qatar hanno annunciato che Stati Uniti e Iran hanno concordato una tabella di marcia per arrivare a un accordo definitivo entro 60 giorni. Le parti hanno definito la prima sessione di colloqui come «produttiva» e hanno confermato la prosecuzione dei negoziati tecnici in Svizzera nel corso della settimana. Secondo la dichiarazione congiunta, è stato istituito un comitato di alto livello incaricato di supervisionare il processo negoziale e diversi sottogruppi dedicati ai principali dossier: nucleare, sanzioni e meccanismi di monitoraggio e risoluzione delle controversie.
Il comitato avrà anche un ruolo di coordinamento politico sull’intero processo di mediazione. Le parti avrebbero inoltre concordato una linea di comunicazione diretta per prevenire incidenti, specie nello stretto di Hormuz, che dovrebbe rimanere aperto al traffico commerciale durante i 60 giorni di trattative. È stata prevista anche una struttura per monitorare la situazione in Libano e contribuire alla cessazione delle operazioni militari sul territorio libanese.

5:37 – Graham: «L’accordo fallirà, prenderemo il controllo di Hormuz»
Il senatore repubblicano Lindsey Graham, noto per le sue posizioni interventiste, si è detto certo che l’intesa raggiunta da Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto iniziato il 28 febbraio scorso fallirà, e che il presidente Donald Trump reagirà assumendo militarmente il controllo dello Stretto di Hormuz e attaccando nuovamente la Repubblica Islamica. «Proviamoci, proviamo una soluzione diplomatica. Penso che fallirà», ha dichiarato il senatore in una intervista all’emittente televisiva «Cbs News». Secondo Graham, se il percorso negoziale non dovesse funzionare, «bisogna andare in guerra, oppure ricorrere a qualche altra forma di coercizione». Secondo Graham, una volta fallito l’accordo Trump «prenderà il controllo dello Stretto di Hormuz con la forza» e imporrà un pedaggio al traffico marittimo. Riferendosi agli attacchi di Hezbollah contro Israele, Graham ha aggiunto: «Penso che la nuova politica sarà: “Attaccheremo l’Iran”».

5:34 – Sondaggio Usa, l’opinione pubblica è divisa sull’accordo con l’Iran
Un nuovo sondaggio dell’emittente televisiva «Cbs News» e YouGov rileva che il 37 per cento dei cittadini Usa ritiene che il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran sia più favorevole a Teheran, mentre il 22 per cento lo considera più vantaggioso per Washington. Il 47 per cento degli intervistati giudica invece che i benefici siano sostanzialmente equilibrati tra le due parti. Il 66 per cento degli intervistati ritiene che l’amministrazione del presidente Donald Trump abbia firmato il memorandum per porre fine al conflitto, mentre solo il 34 per cento pensa che gli Stati Uniti abbiano raggiunto gli obiettivi che si erano posti prima dell’inizio delle ostilità.

5:12 – Chiuso il primo round, ma negoziato tecnico continua
Una linea di comunicazione per evitare incidenti nello Stretto di Hormuz e una «unità per la gestione dei conflitti» con l’obiettivo di mettere fine ai combattimenti in Libano. Il primo round di colloqui di alto livello fra Iran e Stati Uniti in Svizzera si è concluso con «incoraggianti progressi» e le trattative al livello tecnico proseguiranno per il resto della settimana.
Nonostante le minacce di Donald Trump di distruggere l’Iran che sembravano poter mettere in bilico le trattative, i mediatori Pakistan e Qatar parlano di buoni risultati. E il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sembra concordare: sono stati fatti «progressi significativi per porre fine alla guerra in Libano. Per l’Iran sono state concesse deroghe alle restrizioni sulle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici», ha detto su X elencando anche fra i risultati ottenuti la revoca blocco, lo sblocco di alcuni beni congelati e l’avvio di un «importante piano di ricostruzione e sviluppo».
In una nota congiunta diffusa al termine dei colloqui, Pakistan e Qatar hanno riferito che le delegazioni iraniana e americana hanno negoziato in un’«atmosfera positiva e costruttiva», arrivando anche a delineare una «roadmap» per raggiungere un accordo definito entro i 60 giorni stabiliti. Washington e Teheran hanno deciso la creazione di un comitato di alto livello che avrà la supervisione politica della mediazioni.
I capi negoziatori riferiranno regolarmente al comitato di alto livello e guideranno i gruppi di lavoro sui temi del «nucleare, della sanzioni e del monitoraggio e delle risoluzioni delle controversie».
Nel corso delle trattative Iran e Stati Uniti hanno «istituito un canale di comunicazione volto a prevenire incidenti e malintesi e a garantire il transito sicuro delle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz», hanno detto i mediatori sottolineando che è stata concordata anche la creazione di una unità di coordinamento per la prevenzione di incidenti al fine di garantire la fine delle operazioni militari in Libano. Della cellula creata fanno parte Teheran, Washington e il Libano, e prevede il coinvolgimento anche dei mediatori.

3:08 – Trump: «Se Teheran chiude Hormuz non ci sarà più un Paese»
«Lo chiudete  e non avrete più un Paese». Continua a fare la voce grossa Donald Trump, in questo caso parlando con Fox News, mentre sono in corso proficui negoziati diretti in Svizzera. «Potremmo anche rilevare lo Stretto, se fossimo costretti a farlo», ha aggiunto, ipotizzando anche un ruolo di «angeli guardiani» per gli Usa per lo Stretto, con il 20 per cento del petrolio che vi transita come pedaggio. «Se non fanno un accordo, noi raccoglieremo i pedaggi».

3:04 – Trump al Tgcom24: «Deluso da tutti i leader della Nato, non solo da Meloni»
In esclusiva a Tgcom24 il presidente Usa Donald Trump, intervistato da Maria Rossi Hawkins, ha parlato dell’ultimo tweet pubblicato sul suo social Truth dove attacca nuovamente Giorgia Meloni. «Beh, come sai siamo trattati molto male, anche dalla vostra presidente del Consiglio, che si è comportata molto male nei confronti di chi ha speso migliaia di miliardi di dollari per proteggere l’Italia. E poi, quando volevamo semplicemente ottenere una dimostrazione di qualcosa di buono, ci hanno detto di no. Sto parlando della Nato in generale, non solo del vostro Paese. Però lei è stata una delle peggiori… in effetti» ha detto. E alla domanda: «Sta pensando di ritirare gli Stati Uniti dalla Nato?» la risposta è stata perentoria: «Non te lo voglio dire».

A.N.D.E.
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