Monito della Bri alla vigilia del summit di Sintra, anche su inflazione e debito
La persistenza dell’inflazione, la sempre minore sostenibilità degli investimenti nell’IA, la crescente vulnerabilità finanziaria dei mercati e l’indebolimento dei conti pubblici: quattro minacce che singolarmente sono gestibili, messe insieme mettono fortemente a rischio la stabilità finanziaria mondiale. Il monito arriva dal rapporto annuale della Bri (Banca dei regolamenti internazionali, con sede a Basilea), pubblicato alla vigilia del “Forum sulla politica monetaria” delle banche centrali mondiali, che si apre oggi a Sintra, in Portogallo.
La combinazione dei rischi rende meno efficaci le politiche collaudate che i governi dei vari Paesi e le banche centrali potrebbero mettere in atto per affrontarli. «Con livelli di debito già elevati, i governi devono far fronte a crescenti richieste di spesa in un contesto caratterizzato da shock energetici e tensioni geopolitiche», rileva la Bri. Mentre disavanzo e debito crescono, la crescita del Pil frena, limitando ancora di più i margini d’intervento.
Ma anche le banche centrali potrebbero trovarsi con possibilità limitate di intervento se l’inflazione dovesse ancora aumentare: «Finora la Bce ha adottato una politica dei tassi abbastanza prudente, e a giugno ha fatto quello che doveva. – osserva Pietro Reichlin, professore di economia politica all’Università Luiss – In Europa al momento non si prevede una recessione, anche se nessuno ha la palla di vetro, e quindi al momento non dovrebbero esserci impatti negativi. Ma in futuro le banche centrali potrebbero essere comunque poste di fronte al dilemma innescato dai forti sbilanci fiscali, visto che persino Paesi che erano tradizionalmente virtuosi hanno disavanzi eccessivi».
Troppo esposte con gli acquisti dei titoli del debito pubblico effettuati negli ultimi anni, le banche centrali subiscono le pressioni dei Paesi emittenti, che verrebbero danneggiati nel caso in cui questi titoli venissero rimessi sul mercato, ma subiscono effetti negativi anche dai rialzi dei tassi.
Ecco perché la Bri suggerisce ai governi di ridurre l’indebitamento, adottando misure «temporanee e mirate» per sostenere famiglie e imprese, magari concentrandosi sulle situazioni di maggiore vulnerabilità.
Il peso di debito e disavanzo potrebbe rivelarsi ancora meno gestibile se alla congiuntura attuale si dovesse aggiungere la “bolla” dell’IA, determinata da una eccessiva concentrazione di investimenti che potrebbero non garantire i risultati sperati. “Le vulnerabilità finanziarie rimangono motivo di preoccupazione – scrive la Bri – la liquidità nei mercati obbligazionari principali potrebbe risultare più fragile a causa delle valutazioni degli asset troppo elevate e del compiacimento degli investitori. Il finanziamento dell’IA è sempre più basato sulla leva finanziaria, caratterizzato da interazioni complesse all’interno della catena di approvvigionamento».
Senza considerare che «il ruolo sempre più importante degli operatori non bancari, come gli hedge fund, può amplificare e accelerare la trasmissione delle tensioni di mercato, soprattutto in alcune delle principali economie avanzate. Ciò pone sfide sempre più impegnative alle banche centrali”.
