Cosa sta cambiando e cosa cambierà. Il futuro dell’amministrazione digitale e algoritmica, senza riforme, appare fortemente segnato dall’esternalizzazione

L’amministrazione digitale e algoritmica è il tema del momento, ma l’amministrazione, si sa, cammina sulle gambe delle persone, per cui il tema diventa la digitalizzazione del pubblico impiego. L’argomento è noto, gli articoli si sprecano, i momenti di consapevolezza anche, mancando all’orizzonte piuttosto le soluzioni. Per arricchire il dibattito è importante dare conto dei cambiamenti significativi cui sono chiamate, già solo nei prossimi due anni, le amministrazioni digitali. Il primo settore coinvolto è quello dei contratti pubblici. Lo scorso gennaio è partita la digitalizzazione delle procedure, non senza qualche patema dovuto anche al cambiamento culturale e professionale che richiede l’operare su una piattaforma certificata, segnato dalla novità dell’interoperabilità con le banche dati. Trasformare procedimenti in processi, sostituire documenti cartacei con schede informatiche non è facile come a dirlo e necessariamente richiede una mente disposta a raccogliere le nuove sfide digitali; in questo non ha aiutato il blocco del turnover del pubblico impiego che ha certamente contribuito a creare un evidente gap professionale e di aggiornamento nell’evoluzione digitale.
Nei contratti pubblici, comunque, la strada digitale è oramai segnata e poiché l’appetito vien mangiando, all’orizzonte si profilano interconnessioni tra piattaforme di rendicontazione, cantieri digitali, ambienti di condivisione dati e perché no, anche semplicemente una «App Appalti».
Da gennaio 2025, sarà necessario fare i conti con l’obbligo di utilizzare strumenti di gestione informativa digitale (più noti come BIM) per la progettazione e la realizzazione di opere di nuova costruzione per importi superiori a un milione di euro. La conseguenza è che tutte le amministrazioni, anche di piccole dimensioni, dovranno operare in BIM per detti importi di lavori, con tutto ciò che questo implica in termini di nuove competenze. Già mancano nelle amministrazioni ingegneri e architetti, immaginiamo le difficoltà ora che si aggiungono il BIM Manager e il BIM Coordinator. Per sopperire alla mancanza di queste figure non basta la formazione, atteso che a monte la questione più urgente è quella dei giovani tecnici che non ci pensano proprio a lavorare nelle amministrazioni.
Sempre in tema di funzionari pubblici digitali che dovranno favorire il cambiamento della futura amministrazione, va considerato il Piano triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2024 – 2026 di Agid (dal 2017 strumento per promuovere la trasformazione digitale del Paese) che nella sezione dedicata all’intelligenza artificiale nella PA, individua alcuni profili professionali necessari per essere pronti all’utilizzo dell’intelligenza artificiale negli uffici pubblici: Innovation manager esperto di AI, Ethics officer, esperto di apprendimento automatico e Intelligenza Artificiale, esperto di dati.
Si tratta di figure tutte da creare e in tempi anche brevi, visto che l’AI Act europeo, che via via nei prossimi mesi troverà attuazione, impone che sia garantita, in caso di utilizzo di intelligenza artificiale ad alto rischio, la «sorveglianza umana» da affidare a persone fisiche che dispongano della competenza, della formazione, dell’autorità e del sostegno necessario.
Alla luce di tutte queste imminenti novità, inevitabilmente il pensiero va ai futuri dipendenti pubblici di cui c’è bisogno e alle strategie per accaparrarseli e sottrarli al mondo delle imprese private ma, con gli stipendi pubblici che ci ritroviamo, la mancanza di progressioni di carriera celeri e di condizioni di lavoro non sempre appetibili, quasi non c’è partita. Il futuro dell’amministrazione digitale e algoritmica, senza riforme, appare allora fortemente segnato dall’esternalizzazione: affidare la digitalizzazione pubblica a società private specializzate al cui personale bisognerà assicurare una retribuzione adeguata (a quei giovani che l’amministrazione non è riuscita a reclutare o a trattenere) oltre ovviamente gli utili della società stessa. Le amministrazioni digitali future? In assenza di interventi rinnovatori e forti, inevitabilmente più povere, meno indipendenti e più incompetenti.

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