+0,7% la crescita dei prezzi al consumo su base mensile
Per le famiglie si avvicina un autunno segnato da nuovi rincari. Dopo l’accelerazione dei mesi scorsi, l’inflazione torna infatti a salire con decisione, spinta soprattutto dall’energia e, in misura più contenuta, dagli alimentari. Ma il dato generale racconta solo una parte della storia: per capire quanto la nuova fiammata dei prezzi possa incidere sulla vita quotidiana bisogna guardare anche a ciò che le famiglie acquistano più spesso.
Cosa è successo? A settembre, secondo le stime preliminari diffuse oggi dall’Istat, l’inflazione è salita al 4,2% su base annua, dal 3,3% di agosto. Nel solo mese di settembre, vale a dire su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7%. A spingere verso l’alto il dato sono stati soprattutto i beni energetici, i cui prezzi sono aumentati del 22,3% rispetto a un anno prima, contro il +17,1% di agosto.
Il movimento dei mercati energetici aiuta a spiegare la pressione sui prezzi. Nel corso di settembre il Brent ha raggiunto un massimo di 108,83 dollari al barile il 28 settembre, in una fase caratterizzata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il petrolio, però, non si trasferisce automaticamente e nella stessa misura ai prezzi pagati dai consumatori: l’effetto dipende dai tempi e dal modo in cui i rincari dell’energia si trasmettono a carburanti, elettricità, gas, trasporti e agli altri costi di produzione.
C’è poi il fronte degli alimentari. Qui la dinamica è più articolata. L’inflazione degli alimentari a settembre è passata dall’1% all’1,8% su base annua, ma l’accelerazione è interamente riconducibile agli alimentari non lavorati, che sono passati dal +3,8% al +5,5% e sono aumentati del 2,2% nel solo mese di settembre. Gli alimentari lavorati, al contrario, hanno registrato una diminuzione dello 0,3% rispetto ad agosto.
È però soprattutto il «carrello della spesa» che ha mostrato l’impatto più immediato sui bilanci delle famiglie. L’indicatore, che comprende i beni alimentari, quelli per la cura della casa e della persona, è accelerato dallo 0,9% all’1,7% su base annua. Ancora più marcata è la dinamica dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, cioè quelli che i consumatori comprano più spesso: in questo caso l’inflazione è passata dal 4,3% di agosto al 5,3% di settembre.
È proprio questo dato a spiegare perché l’inflazione possa essere percepita dalle famiglie come particolarmente pesante. Non tutti i prezzi stanno infatti aumentando del 4,2%: a crescere più rapidamente sono alcune componenti specifiche, tra cui energia e alimentari non lavorati, mentre i beni acquistati con maggiore frequenza mostrano comunque una dinamica più sostenuta rispetto alla media generale.
La lettura dell’inflazione di fondo conferma questa interpretazione. Al netto di energia e alimentari freschi, la crescita dei prezzi passa dall’1,5% all’1,7%; escludendo invece soltanto l’energia, sale dall’1,7% al 2%. La fiammata di settembre appare quindi concentrata soprattutto in alcune componenti del paniere, anziché essere uniforme su beni e servizi.
Il quadro resta comunque esposto al rischio di ulteriori rincari energetici. Se le tensioni geopolitiche dovessero provocare nuove pressioni sul petrolio e sul gas, l’effetto potrebbe riflettersi sui carburanti e sui costi energetici e, successivamente, trasferirsi anche su una parte degli altri beni e servizi. Per le famiglie, dunque, il problema non è soltanto il 4,2% di inflazione complessiva, ma il fatto che alcune delle voci che incidono più direttamente sulla spesa quotidiana stanno tornando a rincarare.
Cosa succederà nei prossimi mesi? «Al momento l’unica chiave di lettura è quella dell’energia e dei carburanti che spingono al rialzo i prezzi anche in altri settori aggravando i costi per industrie e imprese che poi li scaricano sui consumatori attraverso i prezzi – risponde Antonio Tanza, presidente Adusbef -. Considerata la situazione attuale in assenza di una soluzione della crisi in Medio oriente i dati sono destinati a peggiorare anche per un altro fattore: la corsa al gas da parte dei vari Paesi in vista dell’inverno e l’incremento dei consumi di gas nei prossimi mesi, entrambi fattori che ogni anno portano ad una crescita delle quotazioni dell’energia sui mercati».
Il quadro dei prossimi mesi dipenderà quindi soprattutto dall’evoluzione dei prezzi dell’energia e dalla capacità di questi rincari di trasferirsi al resto dell’economia.
