Così il presidente di Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine ETS, intervenendo al convegno “State of privacy – focus sull’Ia” organizzato a Firenze dal Garante della privacy

«La neurotecnologia potrebbe cambiarci la vita in meglio oppure potrebbe farci entrare in un futuro nel quale il nostro cervello verrà monitorato, condizionato e modificato. Sta nascendo un movimento internazionale per la difesa dei neurodiritti; si tratta di cinque punti fermi della riflessione etico giuridica e di due divieti». Lo ha affermato Luciano Violante, presidente di Fondazione Leonardo-Civiltà delle Macchine ETS, intervenendo al convegno “State of privacy – focus sull’Intelligenza artificiale” organizzato a Firenze dal Garante per la protezione dei dati personali. Un evento-dialogo con alcuni dei principali stakeholder pubblici e privati, sul futuro della protezione dei dati in un mondo sempre più complesso e influenzato dalle tecnologie emergenti.

Diritto alla privacy mentale
Il punto è garantire che i dati cerebrali siano trattati con riservatezza e siano soggetti a rigorose regolamentazioni riguardo all’uso, alla vendita e al trasferimento commerciale. In particolare va tutelato il diritto all’identità personale, limitando le tecnologie che potrebbero compromettere il senso di sé individuale; il diritto all’accesso equo al potenziamento mentale, con uguaglianza nell’accesso alle neurotecnologie per migliorare le capacità mentali; la protezione dall’incorporazione di pregiudizi negli algoritmi delle neurotecnologie, per evitare che gli algoritmi utilizzati creino discriminazioni; infine va protetta l’autonomia individuale dall’essere manipolata da neurotecnologie esterne.

I divieti
Sul punto secondo Violante si tratta di vietare, da un lato, interferenze prive di consenso che possano leggere, diffondere o alterare gli stati mentali e condizionare la persona in qualsiasi modo; dall’altro. di vietare interferenze non autorizzate delle capacità neuronali che possono sfociare in danni diretti per la vittima. La Cina ha investito quest’anno 85 milioni di dollari per finanziare la ricerca per la guerra cognitiva.

Costruire una civiltà digitale
«Quello che la nostra generazione deciderà oggi condizionerà potentemente il futuro delle giovani generazioni», spiega l’ex presidente della Camera. «Per civiltà digitale intendo una civiltà capace di dare a ciascuno la piena consapevolezza delle possibilità, dei limiti e dei rischi per la sua libertà di scelta. L’Homo Connexus, presentato come un dato di fatto antropologico, svincolato dai doveri che derivano dalla convivenza sociale non è accettabile». Per Violante è «conseguentemente necessario discutere e contrastare le banalizzazioni ideologiche che, promuovendo un immaginario post-umano intendono azzerare la centralità delle persone nella Storia. Il comune destino deve essere garantito dalla centralità della dignità umana, da una corretta interpretazione del progresso, quale strumento di sviluppo delle persone, della società e dei popoli. Nel pensare la società digitale non dobbiamo avere dubbi nel definire la differenza valoriale tra essere umano e macchina. Dobbiamo impegnarci a costruire la nostra civiltà come civiltà digitale; come sono state la civiltà del ferro, quella del bronzo e così via. Oggi dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo vivendo una nuova civiltà».

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