Le notizie sul conflitto Israele-Hamas di giovedì 7 marzo, in diretta. Wsj: «La Casa Bianca ha celato la reale entità degli aiuti militari a Israele». Respinti 14 camion con cibo per Gaza

• È il 151° giorno di guerra: oltre 30.800 persone uccise a Gaza e 72.298 feriti dal 7 ottobre.
• Il reportage da Rafah di Marta Serafini.
• La missione Aspides nel Mar Rosso approvata in Parlamento.
• Mar Rosso: nave colpita, «due morti e sei feriti» secondo fonti Usa
• Egitto condanna i nuovi 3500 insediamenti di Israele in Cisgiordania
• Sulla tregua, Cameron avverte Gantz: «La pazienza con Israele è al limite»
• Il consigliere di Netanyahu:tregua impossibile senza la liberazione degli ostaggi. Qui l’articolo di Davide Frattini.

Ore 11:58 – Hamas: «Israele vanifica sforzi dei mediatori per accordo»
Un alto funzionario di Hamas ha accusato Israele di aver «vanificato» tutti gli sforzi dei mediatori per raggiungere un accordo per la tregua prima del Ramadan. Lo riporta il Guardian. L’alto funzionario di Hamas Sami Abu Zuhri ha detto che Israele insiste nel respingere i punti dell’accordo che porterebbero a una pausa nei combattimenti, garantirebbe l’arrivo degli aiuti e faciliterebbe il ritorno degli sfollati interni alle loro case. La delegazione di Hamas ha ora lasciato il Cairo, anche se una fonte ha detto al canale di notizie egiziano Al-Qahera che i colloqui continueranno e riprenderanno la prossima settimana.

Ore 11:44 – L’Italia aderisce alla proposta di un corridoio umanitario marittimo per Gaza
L’Italia aderisce «alla proposta, che si fa sempre più concreta, di un corridoio umanitario marittimo» per Gaza. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani spiegando ai cronisti di aver comunicato l’adesione dell’Italia a Ursula von der Leyen. «È una proposta che nasce da Cipro per aiutare la popolazione palestinese», ha aggiunto.

Ore 11:42 – Hamas lascia colloqui al Cairo, ma i negoziati proseguono
Una fonte ufficiale ha riferito ad Al-Qahera News che la delegazione di Hamas ha lasciato il Cairo dopo i colloqui, senza alcun risultato. Lo scrive Reuters. Tuttavia i negoziati tra tutte le parti per raggiungere un accordo di cessate il fuoco prima del Ramadan, che dovrebbe iniziare il 10 marzo, sono ancora in corso, aggiunge la stessa fonte.

Ore 11:40 – Libano, trovato sotto le macerie il corpo di un presunto membro di Hezbollah
Le squadre della Protezione civile del Libano sono riuscite a trovare tra le macerie il corpo di Rabih Yassin, presunto membro di Hezbollah, che si trovava nella sua casa colpita ieri da un bombardamento israeliano. Lo ha annunciato oggi l’agenzia di stampa nazionale libanese «Nna». «L’artiglieria israeliana ha bombardato i villaggi di Aita Chaab e Yaroun nel sud del Libano», mentre il conflitto sta entrando nel suo sesto mese. Ieri, mercoledi’ 6 marzo, il partito sciita filo-iraniano Hezbollah ha lanciato quattro attacchi nel nord di Israele, di cui uno con un drone suicida. Martedi’ 5 marzo, un attacco nel villaggio di Houla, nel sud del Libano, ha ucciso un uomo, sua moglie e suo figlio, inizialmente identificati come vittime civili ma successivamente rivendicati da Hezbollah come combattenti «uccisi in combattimento».

Ore 11:17 – Emissario di Netanyahu ad Abu Dhabi per aiuti umanitari a Gaza
Il consigliere militare del premier Benyamin Netanyahu, il gen. Avi Gil, si è recato ieri ad Abu Dhabi nel contesto degli sforzi per trovare soluzioni alla crisi umanitaria a Gaza. Lo ha riferito la radio pubblica israeliana Kan. Una delle ipotesi esaminate riguarda la consegna di aiuti umanitari da parte degli Emirati arabi uniti via mare, fino a Gaza. L’ emittente ha aggiunto che in precedenza si era recato ad Abu Dhabi anche Ghassan Alian, il coordinatore della attività israeliane nei territori palestinesi.

Ore 11:12 – Ministero della Sanità di Gaza: «Almeno 30.800 morti dal 7 ottobre nella Striscia»
Secondo gli ultimi dati del ministero della Sanità di Gaza, almeno 30.800 palestinesi sono stati uccisi e 72.298 sono rimasti feriti dal 7 ottobre scorso negli attacchi israeliani nell’enclave palestinese. Il ministero guidato da Hamas sostiene che nelle ultime 24 ore 83 palestinesi sono stati uccisi e 142 sono stati feriti.

Ore 10:56 – La Norvegia scoraggia le aziende dal commerciare con coloni Israele
Il ministro degli esteri della Norvegia, Espen Barth Eide, invita le aziende norvegesi a non fare affari con aziende israeliane legate all’occupazione dei territori palestinesi: «Scoraggiamo le imprese norvegesi dall’impegnarsi in attività commerciali e imprenditoriali che contribuiscono al mantenimento degli insediamenti israeliani in violazione del diritto internazionale» ha dichiarato il ministro in un intervista all’emittente pubblica norvegese, Nrk. Le parole del ministro seguono la decisione del governo israeliano di concedere l’autorizzazione alla costruzione di 3400 abitazioni nei territori occupati, secondo quanto riportato dalla Bbc. Per il ministro è giunta l’ora che la Norvegia esprima una posizione più forte: «Ci sono stati sviluppi molto drammatici in Medio Oriente, non da ultimo in Cisgiordania, dove abbiamo assistito all’espansione di una serie di insediamenti, alla creazione di nuovi insediamenti e all’aumento della violenza dei coloni» ha dichiarato il ministro «È una violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. Vogliamo assicurarci di non contribuire a questo fenomeno ed è per questo che ci appelliamo alla comunità imprenditoriale» ha concluso.

Ore 10:39 – Media: «Ultimatum di una settimana di Israele a Hezbollah»
Israele ha dato a Hezbollah una settimana di tempo per accettare la proposta di accordo statunitense, presentata nei giorni scorsi dall’inviato speciale Usa, Amos Hochstein e che prevede, di fatto, l’allontanamento dei combattenti libanesi filo-iraniani dalla linea di demarcazione tra Libano e Israele. Lo scrive oggi il quotidiano di Beirut al Akhbar, molto vicino allo stesso Partito di Dio. Secondo fonti informate non meglio precisate, Israele ha informato «paesi occidentali» di poter aspettare entro il 15 marzo. Altrimenti Israele è pronto a un’escalation militare che può condurre a una guerra su larga scala.

Ore 09:44 – Washington Post: «Gli Usa valutano lo stop all’uso armi americane in caso di attacco a Rafah»
L’amministrazione Biden, preoccupata per una nuova catastrofe umanitaria, sembra stia valutando modi per impedire a Israele di utilizzare armi statunitensi nel caso in cui attaccasse l’area densamente popolata intorno alla città di Rafah. Lo scrive il Washington Post descrivendo «la frustrazione» di Biden verso Netanyahu. Il presidente Usa e i suoi consiglieri senior non hanno preso alcuna decisione ma, per il Wp, il fatto stesso che i funzionari discutano di questo passo estremo dimostra la crescente preoccupazione dell’amministrazione per la crisi a Gaza e il forte disaccordo con i leader israeliani sull’assalto di Rafah.

Ore 08:52 – Forze di Israele arrestano la giornalista palestinese Bushra Al-Tawil
Le forze di Israele hanno arrestato la giornalista palestinese Bushra Al-Tawil, già detenuta in passato e poi liberata, nella città di Ramallah, in Cisgiordania. Lo riferisce l’agenzia di stampa palestinese «Wafa», secondo cui la donna è stata aggredita durante un’incursione israeliana nella sua casa. Nel frattempo, anche un’altra donna, Samoud Mutair, sarebbe stata arrestata durante un’incursione nella sua casa a Ramallah.

Ore 08:43 – Wp: Usa potrebbero impedire a Israele di usare armi americane a Rafah
Gli Stati Uniti potrebbero impedire a Israele di usare armi americane in un’offensiva pianificata nella città di Rafah, nel sud di Gaza. Lo scrive il Washington Post, precisando che il presidente americano Joe Biden e altri funzionari «non hanno preso alcuna decisione sull’imposizione di una condizione legata all’uso delle armi made in Usa. Ma il fatto stesso che i funzionari sembrino discutere di questo passo estremo dimostra la crescente preoccupazione dell’amministrazione per la crisi a Gaza». «Se Israele lanciasse un’offensiva a Rafah senza proteggere adeguatamente la popolazione civile sfollata, ciò potrebbe far precipitare una crisi senza precedenti nelle relazioni Usa-Israele, coinvolgendo anche le forniture di armi», ha affermato l’ex ambasciatore americano in Israele Martin Indyk. L’articolo afferma inoltre che gli Stati Uniti sembrano aver accantonato le speranze di un’iniziativa diplomatica che abbini la normalizzazione saudita con un percorso verso uno Stato palestinese. «Dietro la crescente tensione con Netanyahu c’è la sensazione di Biden che Israele non abbia ascoltato gli avvertimenti e i consigli degli Stati Uniti e che il rapporto con gli Usa sia una strada a senso unico», scrive il Washington Post. «L’mministrazione ritiene infatti di sostenere gli interessi israeliani, a un costo politico considerevole in patria e all’estero, mentre Netanyahu non risponde alle richieste americane. Israele sostiene che qualsiasi spazio tra la politica statunitense e quella israeliana avvantaggia solo Hamas. Ma Israele non scende a compromessi per ridurre questo divario».

Ore 07:49 – Wsj: «La Casa Bianca ha celato la reale entità degli aiuti militari a Israele»
Gli Stati Uniti hanno inviato «decine di migliaia di armi» a Israele dallo scorso 7 ottobre, incluse bombe a caduta libera e munizioni di precisione, ma l’amministrazione del presidente Joe Biden «ha perlopiù celato la portata del supporto militare» a Israele per tentare di limitare le critiche del Congresso e dell’opinione pubblica statunitensi, a fronte delle pesantissime ricadute del conflitto militare a Gaza. Lo scrive il quotidiano «Wall Street Journal», secondo cui dallo scorso ottobre l’amministrazione Biden «ha organizzato piu’ di 100 trasferimenti individuali di armi a Israele, ma ha notificato ufficialmente al Congresso soltanto due spedizioni effettuate ai sensi del principale processo di vendita estera di armi». Le altre spedizioni non sono state notificate al Congresso né divulgate all’opinione pubblica, stando a funzionari Usa citati dal quotidiano, secondo cui anche nel caso dei due trasferimenti di armi già noti, la Casa Bianca «ha fatto uso di un regolamento di emergenza che consente di evitare il processo di revisione».

Ore 07:38 – Il consigliere di Netanyahu: «Una tregua tra Israele e Hamas? Impossibile senza la liberazione degli ostaggi»
(di Davide Frattini, corrispondente) GERUSALEMME — Dei 15 anni al potere senza interruzioni ha passato solo 563 giorni all’opposizione e li ha sfruttati per scrivere l’autobiografia, pagine fitte messe giù a mano, la notte o seduto dietro sull’auto di rappresentanza mentre si spostava da un punto all’altro del Paese. Ogni stesura quasi 10 mila parole da identificare nella scrittura fitta, i suoi ricordi da seguire. In fretta. Così è stato uno dei consiglieri più vicini a offrirsi volontario per battere a macchina i capitoli che venivano elaborati uno dopo l’altro per raccontare «Bibi: la mia storia».
Ophir Falk è un avvocato, esperto di antiterrorismo che ha studiato il quadro legale attorno agli omicidi mirati, e in questi cinque mesi di guerra è tra gli uomini nel circolo attorno al primo ministro. Respinge l’ipotesi che il conflitto contro Hamas — come ha scritto la rivista Zaman — possa andare avanti ancora due anni, più una fase di controllo militare sulla Striscia di otto.

Ore 04:01 – Cina sostiene piena adesione Stato palestinese all’Onu
La Cina sostiene la «piena» adesione alle Nazioni Unite di uno Stato palestinese. A dirlo è il ministro degli Esteri Wang Yi ai giornalisti in una conferenza stampa. «Noi sosteniamo che la Palestina diventi un membro formale delle Nazioni Unite», ha aggiunto.

Ore 03:45 – Gli Houthi: «Raid aerei di Usa e Gran Bretagna sull’aeroporto di Hodeida»
La tv degli Houthi, Al Masirah, ha riferito che Stati Uniti e Gran Bretagna hanno lanciato due attacchi aerei contro l’aeroporto di Hodeida, in Yemen, senza ulteriori dettagli. I ribelli yemeniti avevano attaccato in precedenza un cargo greco nel golfo di Aden uccidendo due membri dell’equipaggio.

Ore 03:22 – Gli Houthi: «Avevamo avvertito il cargo»
La True Confidence «aveva respinto i messaggi di avvertimento». Lo ha detto il portavoce militare del gruppo yemenita, Yahya Saree, in un discorso trasmesso dall’emittente «Al Masirah Tv», vicina agli Houthi. Saree ha affermato che gli attacchi contro le navi commerciali internazionali in transito nel Mar Rosso non si fermeranno finchè proseguirà il conflitto nella Striscia di Gaza tra lo Stato ebraico e il movimento islamista palestinese Hamas.

Ore 03:00 – Gli Houthi rivendicano l’attacco
È arrivata anche la rivendicazione da parte degli Houthi per l’attacco al cargo al largo di Aden

Ore 02:45 – Mar Rosso: nave attaccata dagli Houthi , 3 morti e 5 feriti gravi
Tre marinai morti e cinque feriti, alcuni dei quali molto gravi è il bilancio di un attacco missilistico degli Houthi contro una nave mercantile al largo dello Yemen. Lo annuncia il Comando centrale americano, Centcom. Dopo l’attacco il cargo True Confidence, battente bandiera delle Barbados, è stata abbandonata ed è rimasta alla deriva con un incendio a bordo dopo l’attacco. La nave è stata colpita nel Golfo di Aden mercoledì mattina. L’armatore ha fatto sapere che la nave è stata colpita a poco più di 90 km a sud-ovest di Aden, da un missile lanciato dai ribelli yemeniti Houthi.

Ore 02:16 – Gaza: fonti stampa, Hamas al Cairo presenta proposta per cessate il fuoco «non negoziabile»
Il movimento islamista palestinese Hamas ha presentato oggi un documento con una proposta «non negoziabile e definitiva» per un accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. Lo si apprende da fonti informate, citate dal portale informativo panarabo con sede a Londra «Rai al Youm», secondo cui il documento è stato consegnato da Khalil al Hayya, membro dell’ufficio politico di Hamas, ad Abbas Kamel, capo dell’intelligence egiziana, durante i negoziati in corso da quattro giorni al Cairo, a cui partecipano gli inviati di Hamas e Stati Uniti, e i mediatori di Egitto e Qatar. I delegati israeliani finora hanno boicottato i negoziati, nonostante la crescente pressione diplomatica per una tregua prima del mese sacro islamico del Ramadan all’inizio della prossima settimana. Secondo le fonti, Al Hayya ha detto a Kamel di essersi recato nel Paese nordafricano per esprimere il proprio «apprezzamento del ruolo egiziano» nei colloqui, aggiungendo di non essere «autorizzato a condurre alcun negoziato».
Nel documento presentato oggi da Hamas sarebbero presenti 11 condizioni:
1. la cessazione della guerra a Gaza una settimana prima dell’inizio, dell’attuazione dell’accordo;
2. un accordo chiaro per il ritiro di Israele dalla Striscia con garanzie internazionali;
3. nessuna tregua umanitaria, ma la fine effettiva dell’aggressione contro l’exclave palestinese;
4. libertà di movimento nella Striscia di Gaza e permesso a tutti gli sfollati di tornare alle loro case e aree senza alcuna condizione;
5. dal primo giorno dell’attuazione dell’accordo, gli aiuti potranno entrare nella Striscia senza che sia divisa in zone di sicurezza.
6. dopo la prima settimana di cessazione della guerra inizierà il processo di scambio (di ostaggi e prigionieri); settima
7. ogni prigioniero sarà rilasciato nella propria area di appartenenza dei Territori palestinesi;
8. la rimessa in libertà di tutti i 57 detenuti rilasciati che sono stati riarrestati in violazione dell’accordo;
9. i detenuti all’interno dei Territori palestinesi e di Gerusalemme sono una «parte essenziale» dell’accordo e Hamas non accetterà un veto israeliano su questo punto;
10. Hamas e le fazioni della resistenza forniranno i n omi degli ostaggi israeliani 48 ore prima della liberazione, senza nessuna lista anticipata;
11. nel primo lotto di scambio, devono essere liberati 160 detenuti palestinesi con condanne elevate o di vecchia data.

Ore 01:44 – 250 camion di aiuti sono entrati a Gaza, Usa: «Dobbiamo vederne arrivare di più»
Sono circa 250 i camion con aiuti umanitari che sono entrati oggi nella Striscia di Gaza attraverso i valichi di frontiera di Rafah e di Karem Abu Salem per assistere la popolazione palestinese. Ma «non sono abbastanza», ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato americano Matthew Miller incontrando i giornalisti. «Dobbiamo vederne arrivare di più», ha detto Miller, aggiungendo che c’è stato qualche miglioramento nella distribuzione degli aiuti, ma a Gaza non stanno ancora entrando abbastanza aiuti.

Ore 01:03 – Egitto condanna i nuovi insediamenti di Israele in Cisgiordania
L’Egitto condanna duramente l’approvazione da parte di Israele della costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania. In un comunicato diffuso oggi dal ministero degli Esteri, «la Repubblica Araba d’Egitto ha condannato la decisione del governo israeliano di ratificare la costruzione di circa 3.500 nuove unità abitative negli insediamenti della Cisgiordania. Questo è un atto che riflette la continuazione della politica di insediamento illegale e una violazione delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e delle disposizioni del diritto internazionale». E chiede che sia posto fine alle violazioni. «L’Egitto – aggiunge la nota del ministero degli Esteri – ritiene che le continue pratiche di annessione e sequestro di terre palestinesi da parte di Israele non mineranno lo status giuridico, storico e demografico di queste terre». Da qui «la necessità di porre fine a queste pratiche che minano gli sforzi volti ad una giusta soluzione della questione palestinese e che tentano di compromettere i negoziati sullo status finale». L’Egitto invita quindi «la comunità internazionale ad assumere una posizione ferma nel respingere la politica di insediamento israeliana e nel confermarne l’illegittimità» e invita il Consiglio di Sicurezza «ad adempiere alla propria responsabilità di porre fine alle violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario contro il popolo palestinese, di fornire loro protezione e di tutelare i loro diritti inalienabili, e di sostenere il riconoscimento del popolo palestinese sui confini del 1967 e Gerusalemme est come capitale».

Ore 00:12 – Cameron avverte Gantz: «La pazienza con Israele è al limite»
«La pazienza verso Israele si sta esaurendo» in seno alla comunità internazionale e anche da parte di alleati affidabili come il Regno Unito. È l’avvertimento rivolto da David Cameron, titolare degli Esteri nel governo Tory di Rishi Sunak, al ministro israeliano Benny Gantz (esponente d’opposizione entrato nel gabinetto di guerra di Netanyahu dopo l’escalation con Hamas) in arrivo a Londra da Washington. Cameron, parlando alla Camera dei Lord britannica, ha sottolineato di aver indirizzato «tutta una serie di moniti» agli israeliani sulla necessità di garantire più umanitari ai palestinesi della Striscia di Gaza.

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