Israele risponderà all’Iran e l’attacco potrebbe essere «imminente». A poco meno di 48 ore dalla pioggia di droni e missili arrivati sul territorio dello Stato ebraico, il governo di Benyamin Netanyahu sembra aver fatto la sua scelta, mentre Teheran – che ha già messo in stato di massima allerta le sue difese aeree – ha ammonito che l’eventuale azione armata di Israele stavolta «avrà una risposta molto dura». L’operazione verso cui si sta dirigendo Israele si scontra con la forte opposizione Usa e di quella degli alleati che l’hanno affiancato nell’abbattere il 99% dei proiettili lanciati da Teheran.

07:37 – Nbc: “Per gli Usa Israele non colpirà direttamente l’Iran”
Quattro funzionari statunitensi hanno dichiarato alla Nbc News che un’eventuale risposta israeliana all’attacco iraniano sarà di portata limitata e riguarderà probabilmente attacchi contro armamenti militari iraniani e agli alleati al di fuori dell’Iran. Poiché l’attacco iraniano non ha provocato morti o distruzioni diffuse, secondo i funzionari americani, Israele potrebbe rispondere con una delle sue opzioni meno aggressive: una di queste potrebbe includere attacchi all’interno della Siria. I funzionari non si aspettano che la risposta prenda di mira alti funzionari iraniani, ma che colpisca le spedizioni o le strutture di stoccaggio con parti di missili avanzati, armi o componenti che vengono inviati dall’Iran a Hezbollah. L’emittente specifica che la valutazione degli Stati Uniti si basa su conversazioni tra funzionari statunitensi e israeliani avvenute prima che l’Iran lanciasse più di 300 droni e missili contro Israele: mentre Israele si stava preparando per l’attacco iraniano la scorsa settimana, i funzionari israeliani hanno informato gli omologhi Usa sulle possibili opzioni di risposta.

07:35 – Austin a Gallant: “L’interesse è mantenere la stabilità regionale”
Il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin afferma di aver parlato ieri con il suo omologo israeliano Yoav Gallant per discutere «delle conseguenze degli attacchi senza precedenti dell’Iran del 13 aprile che le forze statunitensi, israeliane e partner hanno contrastato in un’operazione difensiva combinata». Nella conversazione Austin ha «ribadito il fermo sostegno degli Stati Uniti alla difesa di Israele» e «riaffermato l’interesse condiviso dei due paesi per la stabilità regionale», spiega lo stesso segretario alla Difesa americano in un post pubblicato oggi sul suo account X.

03:46 – L’Iran rassicura la Cina: “Non vogliamo ulteriore escalation”
La Cina ritiene che l’Iran possa «gestire bene la situazione ed evitare ulteriori turbolenze nella regione» mediorientale salvaguardandone al tempo stesso la sovranità e la dignità. È il messaggio che il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha trasmesso al suo omologo iraniano Hossein Amir-Abdollahian, secondo una nota diffusa dall’agenzia ufficiale Xinhua. Amir-Abdollahian ha detto a Wang che l’Iran è consapevole delle tensioni regionali, è disposto a dar prova di moderazione e non ha intenzione di ulteriori escalation, riporta Xinhua. Wang condanna l’attacco israeliano, ringraziando l’Iran per non aver preso di mira i Paesi vicini mentre bombardava Israele. Wang ha anche detto al ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, Faisal bin Farhan Al Saud, che la Cina è disposta a collaborare con Riad per evitare un’ulteriore escalation in Medio Oriente. Riad, da parte sua, «si aspetta fortemente» che la Cina svolga un ruolo attivo e importante in questo senso e che è disposta a rafforzare la comunicazione e il coordinamento con Pechino per promuovere un cessate il fuoco immediato e incondizionato a Gaza.

03:08 – Pentagono: “I rinforzi Usa restano nella regione”
Il Pentagono afferma che gli ulteriori squadroni di aerei da caccia americani trasferiti in Medio Oriente per proteggere Israele dall’attacco di domenica da parte dell’Iran rimangono nella regione. Lo riportano i media Usa, citando il portavoce della Difesa americana Pat Ryder. L’ufficiale ha spiegato che alle operazioni hanno partecipato anche i cacciatorpediniere Uss Carney e Uss Arleigh Burke, abbattendo missili dal mare.

01:43 – La Giordania ha concesso lo spazio aereo a Israele per attacco Iran
La Giordania ha consentito agli aerei da combattimento di Israele di entrare nel suo spazio aereo per abbattere missili e droni lanciati dall’Iran domenica, riferisce Nbc News citando un ufficiale dell’Iaf, l’Aeronautica militare israeliana. «Per affrontare qualcosa che viene da est, dobbiamo volare da qualche parte a est di Israele. Ed è stato fatto in coordinamento», ha detto la fonte dell’emittente Usa.

00:36 – Gaza, media: 10 corpi trovati in fossa comune a ospedale Shifa
Almeno dieci corpi sono stati trovati in una fossa comune scoperta ieri presso l’ospedale al-Shifa di Gaza, secondo funzionari locali citati dall’emittente araba Al Jazeera. «Alcuni sono decomposti, mentre altri sono solo parti del corpo; molti di loro erano donne e bambini», afferma il direttore del Centro operativo per le emergenze della città Motasem Salah.

00:24 – Aiea, l’Iran ha chiuso domenica gli impianti nucleari
Il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha detto, parlando ai giornalisti a margine di un’audizione all’Onu, che l’Iran ha chiuso i suoi impianti nucleari domenica per «motivi di sicurezza», li ha riaperti lunedì ma l’Aiea ha tenuto lontani i suoi ispettori dell’Aiea anche oggi «riprenderemo domani». Lo riporta Haaretz. Interrogato sulla possibilità di un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani, Grossi ha detto: «Siamo sempre preoccupati per questa possibilità». E ha esortato a «estrema moderazione».

00:15 – Hamas, liberi meno di 20 ostaggi per 6 settimane di tregua
Hamas ha ridotto di oltre la metà il numero di ostaggi che è disposto a rilasciare durante la prima fase dell’accordo di cessate il fuoco, ha detto una fonte israeliana vicina ai negoziati, come riporta la Cnn. Nella sua ultima controproposta, Hamas ha offerto di rilasciare meno di 20 ostaggi in cambio di un cessate il fuoco di sei settimane, più che dimezzando il numero di 40 ostaggi che è stato alla base delle trattative ormai da mesi, rappresentando un significativo passo indietro nei colloqui. Hamas ha anche chiesto il rilascio di più detenuti palestinesi in cambio di meno ostaggi, ha detto la fonte, così come di un numero maggiore di detenuti che scontano l’ergastolo.

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