Gli Usa requisiscono una petroliera russa e una nave senza bandiera. L’ira di Mosca e Pechino
L’Amministrazione Trump ha un piano per il post Maduro e il segretario di Stato Marco Rubio lo ha enunciato ai senatori nel corso di una riunione a porte chiuse al Congresso. Si articola su tre step: il primo prevede la stabilizzazione del Paese; il secondo la ripresa economica e la riconciliazione nazionale; infine, la transizione a un governo eletto. Mancano i tempi di realizzazione poiché la Casa Bianca anche ieri ha ribadito che «è troppo presto fissare scadenze per le elezioni».
Il filo conduttore e l’elemento chiave è lo sfruttamento delle immense ricchezze del sottosuolo – il greggio – del Venezuela e garantire introiti a Caracas a breve termine.
Domani Trump riceverà i Ceo delle compagnie energetiche americane e a loro fornirà garanzie per il ritorno a investire, produrre e commerciare in Venezuela. Exxon Mobile e ConocoPhillips sono fuori dal Paese dal 2007, quando sono scattate le nazionalizzazioni. La Chevron, dotata di una licenza speciale per bypassare le sanzioni assicuratagli da Biden e rafforzata da Trump, è ancora operativa.
Il segretario dell’Energia Chris Wright ieri ha fornito alcuni dettagli legati al piano Rubio. Parlando con la Cnbc dalla Florida, dove ha partecipato alla Conferenza sull’energia della Goldman Sachs, Wright ha detto che «nel breve termine i profitti del petrolio serviranno a stabilizzare il Paese» dove ha evidenziato: «La situazione è brutta».
Wright ha già avuto dei colloqui con le aziende petrolifere Usa e ha anche allacciato i contatti con il governo ad interim venezuelano. Usa e Caracas collaborano in nome dell’oro nero. L’impatto potrebbe esserci anche per l’italiana ENI, autorizzata, con la spagnola Repsol, in passato a lavorare in Venezuela, prima dello stop imposto da Trump. Vanta importanti crediti, che ora, si fa sapere, “potrebbero essere in parte recuperati”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri ha detto che, se Rodriguez “vorrà dialogare anche con gli italiani, sarà positivo”.
Il primo passaggio del patto Washington-Caracas è la consegna agli Usa di 30-50 milioni di barili di greggio attualmente custoditi in depositi off shore e on shore. L’annuncio lo ha fatto su Truth lo stesso Trump. Washington li venderà a prezzi di mercato e girerà i ricavi al Venezuela. Al prezzo attuale significa potenzialmente 2,6 miliardi di dollari. Ieri il prezzo del barile ha segnato un rallentamento ed è quotato poco meno di 56 dollari.
Il Venezuela resta comunque sotto embargo anche se Karoline Leavitt, portavoce di Trump, ha detto che gli Usa toglieranno passo dopo passo “sanzioni in modo selettivo”.
In vigore rimane anche il blocco navale e il divieto delle navi di trasportare greggio fuori (e dentro) il Venezuela. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha precisato che non cambia, al momento, la politica Usa.
Per questo procedono i sequestri delle petroliere sotto sanzioni. Due sono state fermate ieri. La prima si chiama Marinera ed è “una vecchia conoscenza” degli americani. Era partita – sotto altro nome, Bella 1, in agosto dall’Iran: il 3 dicembre aveva superato lo stretto di Gibilterra entrando nell’Atlantico. Ma il 17 dicembre era stata intercettata dalla Guardia Costiera Usa. Così poco prima di entrare in Venezuela, aveva spento i sistemi di rilevamento e si era diretta verso il Nord Atlantico. Lo spostamento è stato monitorato da satelliti e sistemi di rintracciamento da parte di britannici e americani. La nave è poi ricomparsa il primo gennaio. Nel frattempo, aveva cambiato nome (Marinera), e dichiarato di navigare sotto bandiera russa per sfuggire alla cattura della Guardia Costiera Usa. Ieri mattina c’è stato l’abbordaggio da parte americana sotto il controllo dello US Europe Command. L’operazione ha innescato la reazione russa. Mosca aveva tentato di proteggere l’imbarcazione inviando un sottomarino a scortarla. Il ministero degli Esteri ha denunciato l’atto “di pirateria” Usa e chiesto la liberazione dell’equipaggio russo.
Mentre gli agenti americani si calavano sul ponte della nave, nei Caraibi una seconda petroliera veniva fermata e in questo caso condotta verso un porto statunitense. Il governo di Caracas ha chiesto che anche il carico della Sophia venga inserito nell’accordo di cooperazione con gli Usa e il greggio venduto sul mercato.
La Marinera era sotto sanzioni dal giugno del 2024 e fa parte della shadow fleet russa. Era stata accusata di trasportare petrolio a una compagnia con legami con le milizie libanesi di Hezbollah.
Negli ultimi sei mesi sono decine le petroliere che hanno cambiato “bandiera”, registrandosi sotto quella russa nel tentativo di aggirare i sequestri e gli attacchi con i droni.
