19 Gennaio 2026

La Cina ha considerato invalido il Trattato di San Francisco che ha regolato dal 1951 il dopoguerra nel Pacifico e riportato alla «normalità» il Giappone. Cosa c’è dietro questa scelta

La Cina nei giorni scorsi ha denunciato — ovvero considerato invalido — il Trattato di San Francisco che ha dal 1951 regolato il dopoguerra nel Pacifico e riportato alla «normalità» il Giappone, stabilendo, tra l’altro, che tutti i territori conquistati dal Sol Levante nel corso dei conflitti mondiali dovessero tornare ai legittimi proprietari oltre all’entità delle riparazioni agli ex nemici invasi. La mossa, nata in seguito alle recenti polemiche su Taiwan, voleva essere un ulteriore «schiaffo» diplomatico a Tokyo (e agli Usa) ma è stata accolta con scetticismo dalla Comunità internazionale, anche perché — disconoscendo l’intesa che ha riportato i territori occupati dal Giappone alle rispettive nazioni nel 1945 — Pechino si è messa da sola in un angolo, di fatto commettendo un autogol.
L’idea della diplomazia del Dragone probabilmente voleva essere quella di riportare l’orologio ancora più indietro, e cioè alla Dichiarazione del Cairo del 1943, quando gli Alleati (presente Chiang Kai-shek) si erano riproposti di riassegnare Taiwan — in quel momento colonia nipponica — alla Cina (di allora, quella Nazionalista). Nel Trattato di San Francisco la questione fu rimandata a un tempo futuro — l’isola definita «territorio indeterminato» — perché allora era ancora in corso lo scontro tra nazionalisti e comunisti, con Mao fresco vincitore della rivoluzione (1949) ma lontano dal riconoscimento internazionale (solo Londra aveva già inviato un ambasciatore a Pechino). Con questa decisione Urbi et orbi, tuttavia, la Repubblica Popolare si è fatta del male da sola, almeno dal punto di vista del diritto internazionale, trattato alla stregua di un gentleman agreement da violare quando non più conveniente. Perché se il Trattato di San Francisco (vidimato dall’Onu) non ha valore, le nazioni certo non possono considerare, oggi, la Dichiarazione del Cairo alla stessa stregua: si tratta infatti solo di un’intesa, non di un accordo internazionale. Cosa farà ora Xi? Riconoscerà l’indipendenza di fatto dell’isola o la invaderà?

A.N.D.E.
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