11 Dicembre 2025

L’imposta di bollo sulle attività finanziarie ha superato i 9 miliardi nel 2025, con entrate in crescita

Negli ultimi giorni, la proposta di una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni è tornata al centro del dibattito politico, con l’ipotesi di un prelievo annuale sui patrimoni superiori ai due milioni di euro, con un’aliquota dell’1,3 per cento. Introdurre una nuova tassa patrimoniale, magari progressiva e mirata ai patrimoni più elevati, può essere una scelta politica legittima, ma va ricordato che il sistema fiscale italiano già prevede una patrimoniale sulle attività finanziarie.
L’imposta di bollo, spesso sottovalutata, è un prelievo diretto sul patrimonio mobiliare e rappresenta un elemento di equità fiscale, anche se la sua aliquota (0,2%) è modesta rispetto ai valori proposti. Ogni anno, chi detiene un dossier titoli paga una tassa proporzionale al valore dei propri investimenti, che viene calcolata sul valore rendicontato dei titoli detenuti rapportata al periodo rendicontato. Detto altrimenti, sul valore che appare sul rendiconto a fine periodo, in genere fine trimestre o fine anno. Ma quanto incassa lo Stato ogni anno da questa mini patrimoniale?
Dall’analisi dei dati pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze del Mef, è possibile appurare le entrate che affluiscono mensilmente all’Erario. Tra le imposte indirette, la voce bollo quest’anno è destinata a toccare un nuovo record: già nei primi nove mesi del 2025 il gettito prodotto dall’imposta di bollo sulle attività finanziarie è superiore a 9 miliardi di euro, in gran parte provenienti dal bollo proporzionale dello 0,2% sul valore del dossier titoli e dal bollo fisso di 34,2 euro che grava ogni anno sui conti correnti e sui libretti di risparmio. Sono comprese in via residuale anche altre tipologie di imposte di bollo su comunicazioni periodiche, estratti conto e altre attività di intermediazione finanziaria.
Una cifra che è già superiore agli 8,8 miliardi incassati dal Fisco attraverso i bolli pagati dagli italiani nel 2024, che rappresentavano il precedente record. Lo scorso anno l’exploit (con un aumento di 2 miliardi, +29,9% rispetto al 2023) era dovuto ai maggiori versamenti, assolti in modalità virtuale da Poste, banche e Sim. Una dinamica particolarmente favorevole che si può attribuire all’aumento significativo (+20%) del valore dei depositi titoli e vincolati soggetti al bollo dello 0,2%.
L’ulteriore chiusura con il botto attesa per fine 2025, deriva invece dalle disposizioni introdotte con la Manovra dello scorso anno. In particolare, l’articolo 1, comma 87 e 88, ha modificato il regime di versamento dell’imposta di bollo sui prodotti assicurativi Ramo III e IV, stabilendo che l’imposta venga versata annualmente e non, come accadeva precedentemente, solo al momento del rimborso o del riscatto delle posizioni assicurate. Inoltre, è stato stabilito che l’imposta di bollo dovuta per gli anni precedenti (bollo accumulato annualmente) venga versata in quattro anni con diverse percentuali (50% nel 2025, 20% nel 2026 e nel 2027 e 10% nel 2028). Il gettito dalla mini-patrimoniale sulle attività finanziarie è destinato quindi a crescere anche nei prossimi anni.

A.N.D.E.
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