11 Dicembre 2025

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio: «Nessuna volontà di rivincita o vendetta. La magistratura non ha mai aggredito la politica, è stata la politica che in maniera anche codarda ha fatto passi indietro»

Dalla separazione delle carriere alla riforma del disciplinare, dalla giustizia civile all’ordinamento professionale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio risponde alle domande del Sole 24 Ore al XXVIII Congresso della giovane avvocatura che si è aperto ieri a Bergamo.

Domanda: Signor ministro, si riconosce in una lettura della riforma costituzionale all’insegna del revanscismo da parte della politica nei confronti della magistratura?

Risposta: Non è una volontà di rivincita e tantomeno di vendetta da parte della politica a ispirare la riforma. C’è piuttosto la necessità di un riequilibrio tra poteri, tra quello giudiziario e quello legislativo. La magistratura non ha mai aggredito la politica e non ha mai cercato di sostituirsi a essa, semmai è stata la politica che in maniera anche codarda ha fatto passi indietro, lasciando spazi che la magistratura ha poi occupato.

D: Quindi la riforma ha un obiettivo più politico che tecnico?

R: Non ripeterò mai abbastanza che centrale nella legge di modifica costituzionale non è tanto contrastare la possibilità per un giudice di diventare pubblico ministero e viceversa, già oggi limitata, quanto invece da evitare è che per lo stesso Csm ci siano richieste incrociate di voti tra giudici e pubblici ministeri, che ci sia una giustizia domestica troppo compiacente, stanza di compensazione, e comunque condizionata dalle correnti. Parole dure, ma è la scoperta dell’acqua calda, dette da chi è stato magistrato per anni. Sono tutte misure che crediamo andranno a rafforzare, non a indebolire, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

D: Esiste un reale pericolo per la magistratura nel sovraccaricare politicamente l’appuntamento del referendum?

R: Credo di sì, soprattutto perchè noi il referendum pensiamo di vincerlo e avere a che fare con una magistratura umiliata da una sconfitta politica non è certo obiettivo nè mio nè del Governo.

D: Anche a volere ritenere credibili le garanzie, anche personali, che lei ha dato e dà sull’impossibilità di assoggettamento del pubblico ministero all’esecutivo, non ritiene comunque pericolosa per i cittadini l’accentuazione del profilo investigativo della pubblica accusa, con un Csm proprio, del tutto autoreferenziale?

R: Già adesso il pubblico ministero è una sorta di superpoliziotto, soprattutto dopo che con la riforma del Codice di procedura penale oltre che monopolista dell’azione penale è stato fatto diventare capo della polizia giudiziaria. Il pericolo oggi mi sembra diverso e cioè che l’unicità del Csm e la commistione tra la figura del giudice e quella del pubblico ministero, faccia perdere al giudice quella terzietà che lo deve assolutamente caratterizzare.

D: La legge di riforma mette nelle mani del Governo non solo l’istituzione dell’Alta corte disciplinare ma anche una ridefinizione dell’intera tipologia degli illeciti disciplinari. Si profila un’ulteriore stretta?

R: Prioritario è evitare la situazione attuale dove i potenziali giudicati eleggono il loro giudice, con quest’ultimo che magari anni prima ha telefonato ai primi per chiederne il voto, un cortocircuito totalmente irrazionale, che attendo ancora mi sia spiegato. Per il resto, ritengo che la legge attuale sulla determinazione delle figure di illecito sia adeguata, non è lì il problema, quanto nell’indipendenza del soggetto giudicante; del resto basta vedere l’esiguo numero di sentenze disciplinari pronunciate a fronte delle tante anomalie registrate. Lo stesso scandalo Palamara si è poi risolto in un nulla di fatto, buttando la polvere sotto il tappeto, con poche dimissioni di consiglieri.

D: Sulla giustizia civile ritiene necessario intervenire a modificare la riforma Cartabia?

R: Assolutamente sì, con la massima stima nei confronti della collega che mi ha preceduto e che ha agito in un frangente molto particolare ed emergenziale, tuttavia, finita l’emergenza, va recuperata oralità nel processo civile, fatto salvo un accordo tra le parti per valorizzare la trattazione scritta.

D: Quanto è preoccupato del mancato raggiungimento degli obiettivi Pnrr di riduzione della durata dei processi civili?

R: Vedremo, mi sento però di dire che i progressi fatti sono molto significativi. L’arretrato è stato in larga parte smaltito e anche la durata è stata ridotta. Certo gli obiettivi sono molto ambiziosi e forse, quando vennero fissati, poco rispettosi nella necessaria relazione tra budget a disposizione e target.

D: Infine, considera realistico l’obiettivo di un nuovo ordinamento forense entro la fine della legislatura?

R: Sì, credo sia possibile raggiungerlo. La legge delega è già oggetto di esame in Parlamento e penso potremo arrivare al traguardo anche con i decreto delegati prima della conclusione della legislatura.

A.N.D.E.
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