19 Gennaio 2026
giustizia tecnologia

Dal 1° gennaio il sistema di intelligenza artificiale a disposizione dei magistrati. Bagarre sull’assenza di formazione e sui rischi per la riservatezza

L’intelligenza artificiale debutta anche per i magistrati. Ma lo fa tra perplessità e qualche polemica. Dal 1° gennaio infatti tutti i magistrati italiani hanno a disposizione Copilot, sistema di intelligenza artificiale generativa di Microsoft. Una disponibilità, si fa osservare anche nelle chat delle toghe più dedicate ai temi dell’organizzazione giudiziaria, per certi versi inaspettata, sia per la totalità dei magistrati coinvolti sia perchè non preceduta da un adeguato pacchetto di formazione.

Assenza di formazione e garanzie
Tanto che da Area, il raggruppamento progressista della magistratura, si è subito sottolineata la preoccupazione «per le modalità con cui il ministero della Giustizia ha introdotto l’utilizzo di Copilot all’interno degli uffici giudiziari, su larga scala, senza alcuna formazione specifica degli operatori del diritto e anche senza una programmazione che guardi a tutti gli attori coinvolti, sia i magistrati che gli avvocati».
«Non discutiamo – osserva una nota di Area – le potenzialità dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto al lavoro giudiziario, ma il metodo: un’innovazione di questa portata è stata resa operativa senza un quadro chiaro di garanzie, regole e prospettive, in un settore, quello della giurisdizione, che coinvolge dati sensibili, diritti fondamentali e prerogative costituzionali». Anche stavolta, ricorda la nota, «il ministero ha rinunciato ad una governance condivisa: non risulta istituita alcuna commissione di analisi con il Consiglio superiore della magistratura che avrebbe potuto garantire un confronto serio sui rischi ed i vantaggi dell’Ia e sulla preparazione di un percorso di lavoro comune; è necessario che tutti gli operatori del diritto siano consapevoli dei vantaggi e dei rischi: solo così l’innovazione potrà essere governata, e non subita».

Rischi su privacy e sicurezza
Ma tra i magistrati serpeggia anche incertezza sulla tutela della riservatezza e sul grado di trasparenza degli algoritmi utilizzati anche perchè avere fatto la scelta, per molti versi obbligata, di rinunciare a sistemi di intelligenza artificiale a proprietà o controllo pubblico oppure a forme di sviluppo in house ha fatto ricadere sul tradizionale player di riferimento per l’informatica giudiziaria, Microsoft, anche tutta l’applicazione dell’Ai.

Funzione di supporto
Nei mesi scorsi dal ministero della Giustizia erano state messe a disposizione mille licenze di Copilot per altrettanti magistrati sperimentatori. Una maniera per potere verificare sul campo le potenzialità dello strumento che la legge sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore giustizia circoscrive a una esclusivafunzione di supporto all’attività soprattutto amministrativa dell’ufficio giudiziario. Nessuna influenza diretta invece sulla giurisdizione.
Le linee guida del Csm delineano poi una zona grigia tra attività propriamente giudiziarie e attività organizzative o accessorie, rispetto alle quali l’utilizzo dell’intelligenza artificiale può essere considerato compatibile con l’ordinamento attuale. Per esempio le ricerche dottrinali (assistenza nella consultazione di banche dati e nella costruzione di stringhe di ricerca finalizzate all’individuazione di dottrina pertinente); sintesi di provvedimenti e contributi dottrinali (creazione di abstract per la classificazione e l’archiviazione tematica di decisioni e saggi, anche in vista dell’elaborazione di banche dati giurisprudenziali interne all’ufficio);organizzazione del lavoro giudiziario (supporto nella redazione di report statistici sull’andamento dell’ufficio; analisi di conformità tra programmi di gestione e dati di registro).

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A.N.D.E.
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