11 Dicembre 2025

Quanto ai numeri, siamo uno dei Paesi più sicuri al mondo, ma sul “sentirsi sicuri” le cose cambiano. E sono soprattutto i più giovani, rileva una ricerca, i più preoccupati nell’uscire la sera

Come si sa sulla sicurezza le impressioni e le sensazioni contano più delle nude statistiche. Ed è giusto che sia così: sentirsi sicuri è il prerequisito della cittadinanza che è prima di tutto un affrancamento dalla paura.
È la libertà di muoversi in una città, a qualsiasi ora, senza l’incubo, soprattutto femminile, di essere aggrediti e violentati. Senza essere accoltellati da uno sconosciuto.
Se dovessimo fondare l’analisi di un fenomeno così complesso – tra minacce di violenza, anche gratuita e inspiegabile, e rinnovati stati d’ansia e di paura – soltanto sulla base dei numeri dovremmo dedurre di vivere in uno dei Paesi più sicuri al mondo. Il tasso di omicidi (intorno a 0,5 ogni centomila abitanti) è tra i più bassi in assoluto. I meno giovani ricorderanno l’angosciosa e sanguinosa stagione dei sequestri di persona che si sovrappose, soprattutto nell’Italia degli anni Settanta e Ottanta, alla guerra allo Stato scatenata dal terrorismo. Non c’è paragone rispetto ad allora, ma questo non ci autorizza a derubricare socialmente la piaga dolorosa e infinita dei femminicidi o l’insorgere di nuove forme di violenza innescate anche dall’attrazione perversa esercitata dall’arena dei social network. Né a ridurre la gravità della microcriminalità che l’immigrazione, specie se incontrollata, alimenta.
Il livello di sicurezza di un Paese è anche il termometro della fiducia dei suoi cittadini in un futuro migliore. Specie per i più giovani. E, dunque, dovremmo riflettere di più sulla loro condizione psicologica e sul rapporto, spesso tormentato, che hanno con la società nel suo complesso. Una ricerca Changes-Unipol, a cura di Ipsos, appena pubblicata, indaga le opinioni degli italiani sul fenomeno della microcriminalità. La generazione Z (nati tra il 1997 e il 2010), quella dei nativi digitali, è la più preoccupata nell’uscire la sera. La notte è fonte di paure (e non come un tempo di curiosità e fascino) per il 45 per cento dei giovanissimi intervistati.

A.N.D.E.
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