12 Febbraio 2026

C’era consenso bipartisan sulla modifica all’attuale legge sulla violenza sessuale proprio chiamando in causa la parola «consenso». Adesso le parole chiave sono «dissenso» e «atto sessuale contrario alla volontà della persona»

In un mondo perfetto un no è un no, senza troppi fronzoli. Una relazione sessuale è violenza se una delle due parti non è consenziente. Il concetto dovrebbe essere semplice: se io non voglio tu non puoi, per dirla con l’efficace campagna della Fondazione Una Nessuna Centomila. E non puoi nemmeno se non sono nelle condizioni di far valere la mia volontà, non importa se perché sono ubriaca, drogata, minacciata, ingannata, in condizioni di inferiorità o paralizzata dalla paura. Tu puoi solo se io voglio e soltanto per la durata del mio sì. E inoltre non vale l’interpretazione dei comportamenti. Per capirci: se ci diamo un bacio non è detto che io poi voglia spingermi fino a un rapporto sessuale. Se sono gentile con te non è per nulla scontato che sia anche disponibile sul piano sessuale. Insomma: nel mondo perfetto di cui si parlava prima, tutto questo sarebbe superfluo, perfino banale.
Ma qui e ora, in questo 2026, sembra tutto più complicato di così. Inutilmente complicato. Prendi il concetto del consenso, per dire. Non è un caso se nelle aule di giustizia gli accusati di violenza sessuale spesso si difendono con quella formula: «Lei era consenziente». Perché è chiaro a chiunque, stupratori compresi, che la questione del consenso fa la differenza. È così chiaro che l’assenza di consenso è ormai da anni, nei processi per reati sessuali, un concetto-guida per moltissime sentenze della Cassazione. È stato chiaro anche per la politica quando, a novembre dell’anno scorso, un accordo inconsueto fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito democratico Elly Schlein aveva definito la modifica all’attuale legge sulla violenza sessuale proprio chiamando in causa la parola «consenso». Era anche un modo per adeguare il codice alla giurisprudenza che, appunto, si era portata avanti con molte sentenze. Commette violenza, si era detto, «chiunque compie o fa compiere atti sessuali a un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima». E invece no. Fra novembre e oggi la stretta di mano bipartisan alla Camera è diventata lite perché il testo è stato riscritto e, voilà, la parola consenso è sparita. Adesso le parole chiave sono «dissenso» e «atto sessuale contrario alla volontà della persona», che poi significa mancanza di consenso. Parola che resta, lo si voglia o no, la più chiara per i reati sessuali.

A.N.D.E.
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