L’ipotesi del ballottaggio spazzata via dal tavolo dell’intera maggioranza

E adesso che il ballottaggio ipotizzato da Marcello Pera è stato spazzato via dal tavolo dall’intera maggioranza, come anticipato dal Corriere, è tutto risolto? Neanche per sogno. Per l’approvazione della legge elettorale il centrodestra deve ancora superare due scogli e un dubbio finale.
Ci proveranno i cosiddetti sherpa della maggioranza che si vedono stamane. «Ultime limature», dicono. E smentiscono le voci di possibili altri incidenti di percorso. Ma è proprio così? Il primo punto critico è il più politicamente sensibile perché nella discussione viene evocato il Colle. È la norma anti-cespugli che fissa al 3% la soglia al di sotto della quale solo uno, il miglior perdente, verrà ripescato tra quanti ottengono seggi e contribuiscono con i propri voti al successo della coalizione. La maggioranza ha presentato un emendamento per far abbassare questa soglia all’1%. E FdI preme sugli alleati facendo intendere che ci sia l’intenzione del Quirinale di dare la massima rappresentanza alle formazioni, anche piccine, nello spirito della Costituzione, affinché vengano conteggiati tutti i voti. E quindi il concreto rischio che, con uno sbarramento più alto, il capo dello Stato non controfirmi.
Forza Italia resiste e la Lega condivide. «Penso che nemmeno dalle parti del Quirinale vogliano un ritorno alla Prima Repubblica, con la proliferazione di liste e listarelle che possano mettere sotto ricatto maggioranze o coalizioni. Come accadde con il governo Prodi, più di vent’anni fa», spiega lo sherpa di FI, Stefano Benigni. Tra gli azzurri si ricorda il 2016 quando, con il Porcellum, furono 13 le liste a sostegno del centrosinistra e 12 per il centrodestra e l’80% di quelle piccole formazioni raccolse meno del 2% ciascuna. E si fa notare che nella Puglia di sinistra lo sbarramento alle regionali era del 4%. E c’è chi sospetta che si finirebbe per favorire il Campo largo in cui vorrebbero confluire da +Europa a nuove formazioni come quelle di Onorato o Ruffini.
L’altro punto di frizione è la soglia per ottenere il premio di maggioranza. Ora è al 42%, FdI sarebbe per abbassarla al 41%. Mentre FI la vorrebbe addirittura alzare al 43. Il limite partiva da un calcolo: il 42% dei voti garantiva un numero di seggi tale che sommato al premio di maggioranza (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) si raggiungesse la prevalenza dei seggi in entrambe le Camere (101 senatori su 200 e 202 deputati su 400). Ma, sempre nell’ottica di dare maggiore rappresentatività alla minoranza, FdI pensa che la maggioranza si raggiunga anche con il 41% dei voti (in più ci sono i seggi degli italiani all’estero e i voti non usati dai partiti sotto soglia).
Si cercherà una mediazione. FdI ha presentato anche un emendamento con lo sbarramento anti-cespugli abbassato al 2 (anziché all’1). Ma se l’accordo non si trova? FI fa notare che le «obiezioni sono tecniche e non c’è alcuna volontà di creare incidenti: la legge verrà approvata». Ma il dubbio sulla reale convenienza di questa legge al crescere (nei sondaggi) di Vannacci si diffonde. E c’è chi teme che si stia individuando un pretesto per farla naufragare.

A.N.D.E.

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