5 Dicembre 2025

L’unico modo che l’Europa avrebbe per reagire, con Ursula o meglio con un leader che sia davvero tale, sarebbe un grande piano per reindustrializzare il continente

«Èun giorno triste, quello in cui un’alleanza di popoli liberi, riuniti per affermare i loro valori e difendere i loro interessi, si rassegna alla sottomissione». A parlare così non è un isolato oppositore, una coscienza critica inascoltata. È François Bayrou, primo ministro della Francia, unica potenza nucleare dell’Unione europea, unica ad avere un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Questo dettaglio non dà soltanto il segno della debolezza della Francia. Dà il segno della debolezza dell’Europa. Anche perché in Francia l’alternativa all’attuale governo non è un governo più europeista, ma lo scontro tra due populismi contrapposti, uno di estrema sinistra e uno — molto più forte — di estrema destra, i quali segnerebbero entrambi la fine dell’Europa così come la conosciamo.
Il problema è che l’Europa così come la conosciamo sta dando una prova di sé talmente pessima da rafforzare chi ne decreterebbero la fine. Personaggi della levatura morale del premier ungherese Viktor Orbán, che ha sentenziato: «Il presidente Trump si è mangiato Ursula a colazione». Voi direte: ma l’Ungheria non fa parte degli Stati Uniti; fa parte dell’Unione europea. In teoria non sta con chi ha mangiato, ma con chi è stato mangiato. Vero. E anche questo misura l’assurdità della situazione.
Il patto siglato nei possedimenti scozzesi di Donald Trump è un patto leonino. Da una parte l’arroganza di un presidente che comunque è stato eletto dal popolo. Dall’altra l’arrendevolezza di una signora che deve costruire ogni giorno nel Parlamento europeo una maggioranza variabile, che in teoria include socialisti e democratici ma a volte strizza l’occhio a sovranisti e populisti. In mezzo c’è l’Italia. Che rivendica una speciale sintonia politica con Trump, ma non sa che farsene. E vede calare sul proprio export la mannaia dei dazi, senza avere nulla in cambio. Alla fine trovi sempre un sovranista più grosso di te.
Ieri sul Corriere Federico Fubini ha già dimostrato che il patto scozzese non è una cosa seria. Per comprare dagli Usa energia e armi per 750 miliardi, l’Europa dovrebbe smettere di importare gas da qualsiasi Paese al mondo, compresi quelli con cui ha un accordo in essere, e disdire le commesse militari alle proprie aziende.Inoltre la von der Leyen si è impegnata, a nome degli europei, a investire negli Stati Uniti altri 600 miliardi: cifre in libertà, tipo i fantastiliardi di zio Paperone. Ad impossibilia nemo tenetur: nessuno è tenuto a ottemperare a obblighi impossibili. Ma Trump non è tipo da latinorum. Trump è il lupo di Fedro, che accusa l’agnellino di aver intorbidito l’acqua; e se non può essere stato l’agnellino, che non era ancora nato, allora sarà stato un suo avo.
L’unico linguaggio che uno come Trump capisce, al tavolo degli affari che è quello a lui più consono, è il linguaggio della forza.
Quindi il problema riguarda, prima ancora della Francia, il Paese economicamente e commercialmente più forte d’Europa: la Germania. È tedesca e cristianodemocratica l’improvvida negoziatrice Ursula von der Leyen. È tedesco e cristianodemocratico il cancelliere Merz, l’unico — a parte Orbán — ad aver commentato con gioia la vittoria negoziale di Trump. La Germania si illude forse di aver messo in sicurezza la sua traballante industria automobilistica. Ma consegnandosi a Trump ha rinunciato alla propria leadership europea e sancisce la propria debolezza politica, con metà Paese in cui la prima forza è il sovranismo anti-europeo.
Che fare allora? Gettare la spugna? Al contrario. L’unico modo che l’Europa avrebbe per reagire, con Ursula o meglio con un leader che sia davvero tale, sarebbe un grande piano per reindustrializzare il continente — ricordate quando scoppiò la pandemia e non avevamo neppure le mascherine? — e rilanciare i consumi interni. In Europa, e in Italia in particolare, i salari salgono meno dei prezzi, e la pressione fiscale sui ceti medi è ormai insostenibile. Ma per diminuire le tasse ai produttori, e in particolare al ceto medio impoverito, senza tagliare sanità scuola sicurezza, bisogna prendere i soldi là dove ci sono. Il vero scandalo degli accordi scozzesi è l’impunità fiscale garantita ai padroni della Rete, ai coniatori di criptovalute, ai re della rivoluzione digitale e dell’intelligenza artificiale, che ci fregano in tutti i modi in cui possiamo essere fregati: distruggendo il piccolo commercio e in prospettiva i lavori del ceto medio, rastrellando risorse e pubblicità, vendendo i nostri dati personali, e non pagando le tasse.
I Paesi europei oggi tassano pressoché al 50% capifamiglia che portano a casa tremila euro netti al mese, come se fossero i veri ricchi, ed elevano elusori totali a mecenati da festeggiare e a modelli da imitare. Un simile sistema non è sostenibile. Lo spazio politico di qualsiasi partito europeo nei prossimi anni sarà la difesa del ceto medio: più salari, più investimenti, più consumi, e meno tasse. L’alternativa è quella additata dall’impotente Bayrou: la sottomissione. Il declino definitivo dell’Europa. La fuga (già in corso) dei suoi capitali nei paradisi fiscali. E la sua trasformazione in un parco di divertimenti per l’élite americana e transnazionale che concentra nelle stesse, pochissime mani il potere politico, la ricchezza finanziaria e il controllo dei dati.

A.N.D.E.
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