L’operazione Zemmour sottolinea la competizione nella destra francese e in quella italiana. Le ambiguità di una internazionale patriottica

Il partito di Giorgia Meloni che a Roma ricorda e celebra la figura di un moderato come Pinuccio Tatarella, dirigente storico della destra, deve fare i conti con l’ingresso nel suo gruppo europeo del partito di un estremista francese come Eric Zemmour: un personaggio che appena tre anni fa dichiarava in tv l’esigenza di dare le regioni del Nord Italia alla Francia. La notizia arriva dopo l’altolà che il Ppe aveva indirizzato ai conservatori di Ecr, guidati dalla premier italiana, evidentemente al corrente delle manovre di avvicinamento in atto a destra. Può spiegarsi con l’esigenza di rafforzare al massimo una «famiglia» che vuole contare di più dopo il voto alle Europee di giugno; e che spera di avere un maggiore peso da spendere per trattare con Ppe e socialisti.
La speranza prima dichiarata, oggi solo sussurrata, è di spostare i rapporti politici verso quell’arcipelago sovranista che l’elettorato sta premiando. Ma il rischio del cortocircuito e della confusione delle identità è in agguato, come dimostra quello che rischia di diventare già il «caso Zemmour». Le sue dichiarazioni «patriottiche» e anti-italiane possono rivelarsi un’arma non solo nelle mani di opposizioni divise al proprio interno, come il Pd, o lasciate ai margini dell’Europa come il M5S, perché ritenuto inaffidabile. Promettono di offrire l’ennesima occasione di attaccare la premier al leader leghista Matteo Salvini , che da mesi martella sull’unità delle destre alle Europee; ma si è visto rispondere no da Meloni e dal vicepremier di FI, Antonio Tajani, entrambi perplessi su un’alleanza con l’ultradestra francese di Marine Le Pen , e contrari a quella con la tedesca Afd.
Così, per paradosso la leader di FdI si ritrova con la stampa statunitense pronta a riconoscere il consolidamento della sua postura europea e nelle alleanze internazionali. Ma con i popolari da una parte, l’ultradestra dall’altra, a strattonarla rimproverandole gli uni di accogliere nel suo gruppo un personaggio come Zemmour; gli altri, all’opposto, di non avere fatto lo stesso, dividendo a livello continentale la coalizione di governo nazionale. L’ingresso nell’Ecr di Nicolas Bay, del partito di Zemmour, Reconquete, dà l’idea di un’operazione nella quale si intrecciano la competizione interna alla destra francese e italiana; e il tentativo di imprimere ai conservatori europei una piegatura sovranista. È un ulteriore elemento di incertezza negli equilibri postelettorali. Lascia capire quanto sia difficile formare una sorta di «Internazionale patriottica», interpretata inevitabilmente con egoismo nazionalistico. E quanto sarà acrobatico il compito di raccordo che dovrà svolgere Meloni come ponte tra moderati e estremisti.

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