12 Febbraio 2026

Il rapporto difficile tra Trump e il Vecchio Continente I continui attacchi sono una strategia, non un capriccio

L’atteggiamento antagonizzante di Trump nei confronti dell’Europa (vedi guerra dei dazi, spese per la difesa e Groenlandia) viene da molti attribuito alla sua personalità, al suo «bullismo», che lo porterebbe a compiere azioni difficili da comprendere dal punto di vista strategico. Ma come, si dice, nel mondo del XXI secolo non è ovvio che la principale minaccia per gli Stati Uniti venga dalla Cina? Non sarebbe più sensato cercare di rafforzare l’alleanza con i partner europei invece di antagonizzarli?
Prendiamo la Groenlandia: è chiaro che col riscaldamento globale sia rischioso lasciarla indifesa rispetto alle mire espansionistiche della Cina. È chiaro che una «sveglia» rispetto all’apparente inerzia europea fosse necessaria. Ma perché farlo in questo modo aggressivo («ci serve e ce la prenderemo»)?
Senza voler sminuire gli aspetti legati alla personalità del presidente americano, credo però che il suo atteggiamento abbia una spiegazione più razionale, come si capisce da due documenti strategici dell’Amministrazione Trump: la «Strategia di Sicurezza Nazionale» (Ssn) di novembre e il rapporto sugli «Sviluppi militari e di sicurezza che coinvolgono la Repubblica Popolare Cinese» inviato al Congresso in dicembre. Entrambi i documenti confermano che l’avversario strategicamente più rilevante e pericoloso per gli Usa è la Cina. Il secondo documento è ancora più esplicito del primo. Il suo Executive Summary dice: «l’Esercito Popolare di Liberazione … è una componente chiave dell’ambizione della Cina di soppiantare gli Stati Uniti come nazione più potente del mondo… La Cina mantiene un vasto e crescente arsenale di capacità nucleari, marittime, convenzionali di attacco a lungo raggio, cibernetiche e spaziali, in grado di minacciare direttamente la sicurezza degli americani».
In questo confronto tra le due superpotenze del XXI secolo gli Stati Uniti hanno però bisogno di alleati. La Ssn sostiene che: «Gli Stati Uniti devono collaborare con i propri alleati e partner vincolati da trattati, che insieme aggiungono altri 35.000 miliardi di dollari di potenza economica ai 30.000 miliardi dell’economia nazionale statunitense, … per utilizzare il nostro potere economico congiunto al fine di tutelare la nostra posizione di primato nell’economia globale…». La Ssn sostiene anche che l’alleato naturale degli Usa è l’Europa: «L’Europa resta strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti… Non solo non possiamo permetterci di accantonare l’Europa, ma farlo sarebbe controproducente rispetto agli obiettivi che questa strategia intende raggiungere».
Perché allora questa aggressività verso il vecchio continente? È solo l’effetto della personalità di Trump? Non credo. La realtà è che attaccare le istituzioni europee, metterne in luce la debolezza, prendersela soprattutto con i Paesi europei (in primis Francia e Germania) protagonisti del passato percorso di unificazione europea (per quanto incompleto esso sia), introdurre dazi supplementari su questi per aver mandato pochi soldati in Groenlandia, è funzionale all’obiettivo strategico americano di trasformarli, spingerli ad abbandonare i sogni unitari per riaffermarne la natura di distinte unità sovrane, singolarmente alleate agli Stati Uniti, ma che non ne possano contrastare minimamente l’egemonia.
La Ssn è chiara in proposito: «L’America incoraggia i propri alleati politici in Europa a promuovere questa rinascita dello spirito, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei dà effettivamente motivo di grande ottimismo … Vogliamo collaborare con Paesi allineati che desiderano restaurare la loro antica grandezza». Se questo è l’obiettivo strategico, allora, il tono usato da Trump rispetto all’attuale leadership europea è del tutto spiegabile razionalmente: sconvolgere gli equilibri esistenti, con la speranza che ne beneficino i «partiti patriottici europei» che, per affinità ideologica, rifuggano dall’europeismo e siano pronti ad allearsi con gli Usa da «Paesi allineati». Dipenderà dall’opinione pubblica europea se questo obiettivo strategico sarà raggiunto.

A.N.D.E.
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