Mancuso: «Troppi morti per il caldo, con quei numeri per il Covid abbiamo chiuso. In sei mesi si può togliere il 20% delle strade in città, al loro posto alberi per raffreddarle»
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Il neurobiologo e noto divulgatore scientifico, a Brescia per “Rinascimento Culturale”: «Sarebbe semplicissimo da fare, togliere il 20% delle strade, ma noi abbiamo paura. Non sono soluzioni utopistiche, per me sono soluzioni pratiche. I parcheggi vanno disincentivati, in Giapppone a Tokyo non esistono: invece in Italia i parcheggi vanno di pari passo con le nuove costruzioni».
Saggista, professore, neurobiologo e noto divulgatore scientifico, Stefano Mancuso è una delle voci più autorevoli quando si parla di ambiente. E le sue posizioni (e le sue soluzioni), sempre nette ma motivate, sono state al centro dell’incontro tenuto a Brescia nell’ambito di “Rinascimento Culturale”.
Il titolo della sua lezione, durata 80 minuti, era già molto chiaro: “Le città ci stanno uccidendo”. E Mancuso è andato al cuore del problema: «Negli ultimi anni – ha spiegato – è in atto rivoluzione di cui non ci rendiamo conto, l’intera umanità sta andando a vivere in città (in Italia è il 78%, in Sudamerica siamo oltre all’85%), cioè in luoghi minuscoli, nel momento peggiore della nostra storia. Si tratta di una transizione pericolosa: stiamo modificando l’ambiente a una tale velocità che non sappiamo cosa accadrà. In Italia solo nel luglio 2022 sono morte 16500 persone di caldo, lo ha scritto Nature: per numeri simili di morti con il Covid noi abbiamo chiuso il pianeta, è quel numero di morti lì di cui si parla. Le città sono raffreddabili: va tolto il 20% delle strade, dobbiamo resistere sei mesi. Peraltro se chiudi una strada al traffico, aumenta del 60% anche il commercio: lo dicono i numeri, nella storia è sempre avvenuto così. A Barcellona hanno creato il Carrer, hanno depavimentato e i risultati si vedono».
Il tema caldo è stato al centro del suo intervento: «Ogni mese è stato il mese più caldo mai misurato, è avvenuto negli ultimi 17 mesi: questa è una questione di estrema rilevanza. Solo l’Unione Europea sta facendo qualcosa, dal 1990 a oggi ha ridotto del 34% l’anidride carbonica prodotta e è un miracolo. L’Europa purtroppo conta il 6% della produzione mondiale. Ma noi abbiamo continuato a produrre ricchezza anche senza CO2, non è una cosa da poco. L’altra cosa che possiamo fare è piantare migliaia di alberi che assorbono anidride carbonica, cosa che però ci guardiamo bene dal fare…».
Poi, il focus sul tema delle città sovraffollate: «Le stime dicono che nel 2050 il 75% delle persone vivrà in città, nel 1970 era il contrario: quella era la percentuale di chi stava in campagna. Ci ci sono specie generaliste e specialiste. Noi eravamo una specie generalista, ma se il 70% va a vivere nelle città diventiamo specialisti. Gli ambienti urbani sono sempre gli stessi, ci sono più assonanze tra Brescia e Bombay che tra Brescia e la campagna della provincia. La città è più efficiente perché siamo in tanti in un luogo ristretto: da quando siamo andati tutti a vivere in città stiamo prosperando come succede alle altre specie specialista. Il risvolto della medaglia è che una specie specialista va a estinguersi se il suo ambiente inizia a cambiare e questo ha molto a che fare com noi».
A seguire, l’approfondimento sul riscaldamento globale: «Le città rappresentano solo l’1,7% delle superfici abitabili del pianeta: questo 1,7% produce oltre l’80% delle risorse inquinanti del pianeta. Il riscaldamento globale è opera dell’uomo, lo dice il metodo scientifico che aiuta a cercare la verità: non è un’opinione, come ormai viene considerata la scienza. La scienza non è democrazia. Ci sono 1,52 gradi in più in media e si sentono, è una quantità enorme e per i più sembra che non sia nulla. Invece pensate alla differenza tra avere 36 e 37,5 di febbre: ci cambia tutto. Non possiamo usare il metodo scientifico solo quando ci viene più comodo, come si fa ora quando si smentisce che faccia sempre più caldo. Il Mediterraneo si è scaldato già oltre due gradi e mezzo, le nostre città rispetto agli anni Sessanta sono già quasi 4 gradi in media più calde. Le ondate di calore, cioè giornate mai sotto ai 28 gradi, sono diventate 32 in un anno: prima erano 3-4. E questi sono parametri legati alla nostra sopravvivenza. Questo è un cambiamento mai accaduto prima, non è un’opinione ma una verità scientifica. Ci sono poi a catena le anomalie relative alle piogge: in poche ore cadono le quantità d’acqua che prima arrivavano in un mese, a Valencia in un giorno è scesa l’acqua che scende in un anno. Ormai il pianeta è instabile».
Il suggerimento, il piano di Mancuso, è arrivato a fine dibattito: «Il condizionamento delle case è un salvavita, ma è un lusso per pochi: i fragili sono a rischio, si consiglia agli anziani di andare nei centri commerciali ma che suggerimento è? Le città sono raffreddabili, con gli alberi si può scendere anche di tre gradi ma ne servono in enorme quantità. Se vogliamo cambiamenti dobbiamo cambiare le nostre abitudini. E dove li mettiamo gli alberi se non c’è posto? Si possono mettere al posto delle strade. Se io facessi il sindaco toglierei il 20% delle strade e metterei alberi: è una quantità che si può fare, andrebbero depavimentate le strade e trasformate in fiumi di alberi. A Brescia – ha continuato – avete la metropolitana e avrete il tram, a che vi servono tutte queste strade? Le strade oggi sono i luoghi delle macchine, ma prima erano luoghi per fiumi di persone, oggi è vietato camminarci ma queste sono regole inventate negli Stati Uniti perché molte persone furono uccise, un centinaio di anni fa, dalle macchine per strada. Le strisce pedonali furono messe nel 1950. Le città italiane sono costruite per muoversi a piedi, non come in America. Sarebbe semplicissimo togliere il 20% delle strade, ma noi abbiamo paura. Non sono soluzioni utopistiche, per me sono soluzioni pratiche. I parcheggi vanno disincentivati, in Giapppone a Tokyo non esistono: invece in Italia i parcheggi vanno di pari passo con le nuove costruzioni, si può costruire qualcosa solo se esistono parcheggi. Ma perché?…».
