11 Dicembre 2025

Diventati operativi tredici mesi fa, i centri in Albania sono andati incontro a vari stop e strettoie imposti dai tribunali italiani, così oggi l’hotspot al porto di Shengjin è praticamente chiuso e il cpr di Gjader non ospita migranti soccorsi nel Mediterraneo ma quelli spostati da altri cpr in territorio italiano

«Non tutti hanno compreso la validità del modello» del Protocollo Italia-Albania sui migranti, «tanti hanno lavorato per frenarlo o bloccarlo ma noi siamo determinati ad andare avanti, perché è un meccanismo che ha la potenzialità di cambiare il paradigma sulla gestione dell’immigrazione». E ancora: «Quando entrerà in vigore» il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo «i centri» in Albania «funzioneranno come dovevano funzionare dall’inizio: avremo perso due anni per finire esattamente com’era all’inizio. La responsabilità non è la mia, arriveremo due anni dopo a fare esattamente quello che potevamo fare due anni prima. Penso che ciascuno si assumerà le sue responsabilità». Parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle dichiarazioni congiunte con il primo ministro albanese Edi Rama al termine del vertice intergovernativo Italia-Albania.
A due anni dal quel Protocollo Meloni ed Rama hanno siglato un’altra intesa: un accordo per sviluppare la cooperazione bilaterale e strategica nei settori della sanità, dell’energia, dell’ambiente, dell’industria della sicurezza e della difesa, della gestione dell’immigrazione irregolare, dell’istruzione, dell’innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita attraverso l’innovazione.

Meloni: Protocollo rivoluzionario, molti vogliono inserirsi
Rispondendo alle domande dei giornalisti Meloni ha aggiunto: «Il primo ministro Rama mi è testimone: ci sono alcune nazioni europee che da tempo cercano di inserirsi nella stessa iniziativa, nel Protocollo Italia-Albania, perché tutti comprendono che un’iniziativa di questo tipo è rivoluzionaria per la gestione dei flussi migratori».
L’Italia, ha detto Meloni, «è il primo partner commerciale» dell’Albania, ci sono nel Paese «3mila imprese italiane» e ora si vuole imprimere una «profondità sempre maggiore, per rendere più sistematici i rapporti», non solo «creando nuovi filoni grazie anche a Simest e Cdp» ma anche con un business forum Italia-Albania che «ci siamo dati con il primo ministro Rama come obiettivo di fissare nei primi sei mesi del 2026».
La presidente del Consiglio ha accolto il primo ministro albanese a Villa Pamphilj: i due capi di governo si sono salutati con un abbraccio, prima di passare in rassegna il reparto d’onore dei Granatieri di Sardegna. Poi, tenendosi abbracciati, sono entrati nel Casino del Bel Respiro. Nelle dichiarazioni congiunte Meloni ha detto: «Abbiamo fatto discutere in questi ultimi due anni con il primo ministro Rama per il nostro Protocollo con l’Albania, per cui voglio ancora una volta ringraziare il primo ministro, il suo governo e l’intero popolo albanese: hanno dimostrato che l’Albania si comporta già come una nazione membro dell’Ue».
All’accordo intergovernativo e alla sessione plenaria e dalla colazione di lavoro a cui partecipano i ministri Antonio Tajani (Esteri), Matteo Piantedosi (Interno), Carlo Nordio (Giustizia), Guido Crosetto (Difesa), Gilberto Pichetto Fratin (Ambiente), Alessandro Giuli (Cultura), Orazio Schillaci (Salute), Nello Musumeci (Sud), e i sottosegretari Federico Freni (Economia) e Tullio Ferrante (Infrastrutture). Alla cerimonia di scambio delle intese saranno presenti, oltre ai ministri, i vertici delle società interessate (Cdp, Simest, Sace, Leonardo) e della Protezione civile. Infine, Meloni e Rama terranno dichiarazioni congiunte alla stampa.

Il bilaterale
In occasione del bilaterale, i due capi di governo parleranno non solo delle crisi internazionali, a partire dall’Ucraina, ma anche del «forte sostegno» di Roma al percorso di adesione all’Unione europea che Tirana vuole concludere entro il 2030, affrontando ora l’ultimo capitolo negoziale.

Italia primo partner commerciale dell’Albania
L’Italia è il primo partner commerciale dell’Albania, e condivide progetti cruciali come il Corridoio europeo VIII e il partenariato strategico a tre (con gli Emirati Arabi) nel settore delle rinnovabili.

Il tema migranti
Ma è il protocollo sulla gestione dei migranti il patto principale stretto da Meloni e Rama, di famiglie politiche diverse (conservatrice lei, socialista lui) e legati da un feeling emerso in tutte le occasioni internazionali, al di là del consueto saluto in ginocchio che il premier albanese riserva alla sua collega. È «una delle soluzioni innovative in materia migratoria, che sta riscontrando sempre maggior interesse sia da parte della Commissione europea che degli Stati membri», sottolineano fonti italiane.

I centri in Albania
Diventati operativi tredici mesi fa, i centri in Albania sono andati incontro a vari stop e strettoie imposti dai tribunali italiani, così oggi l’hotspot al porto di Shengjin è praticamente chiuso e il cpr di Gjader non ospita migranti soccorsi nel Mediterraneo ma quelli spostati da altri cpr in territorio italiano. Erano «solo 25» quando lo ha visitato a fine ottobre una delegazione di +Europa e «da quando è stato aperto il centro ne sono state ospitate poco più di 200», sottolinea Riccardo Magi. Numeri ben lontani dai 3mila migranti all’anno stimati inizialmente per il progetto partito con un costo di 650 milioni di euro.

La manovra
Nelle tabelle della manovra relativamente al Ministero dell’interno si prevedono per il 2026 circa 30 milioni (e 71 milioni nel triennio), fra il fondo per il rimborso delle spese sostenute da Tirana, l’acquisto di automezzi, natanti e aeromobili «anche ai fini di studi, prove e sperimentazioni necessarie per l’esecuzione del Protocollo», le spese per l’attivazione, la locazione e la gestione dei centri, l’informatizzazione dell’amministrazione giudiziaria, la dotazione di aule di udienza in Albania, e impianti tecnologici. Il governo, però, conta che lo scenario possa cambiare con la riforma europea del Patto su immigrazione a asilo e con la definizione a livello Ue dei Paesi sicuri. Nei giorni scorsi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha chiarito in un’intervista che la struttura resta in piedi in quanto «un grande investimento nella logica di contrasto all’immigrazione irregolare, perché lì immaginiamo di fare qualcosa, a partire dal giugno dell’anno prossimo, che ci viene imposto dall’Europa, e cioè di fare delle procedure accelerate di frontiera per chi chiede asilo». Intanto, secondo i dati del Viminale, gli sbarchi sono più che dimezzati, dai 146.868 del 2023 a 61.482, seppure in aumento rispetto ai 58.668 dell’anno scorso.

A.N.D.E.
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