Fissati i criteri per individuare le destinazioni delle espulsioni rapide. Soddisfazione di Piantedosi: l’accordo può sbloccare il funzionamento dei centri in Albania
Esulta la Commissione europea: «Queste riforme sono la base per avere una politica migratoria in atto nell’interesse degli europei», ha detto il commissario Ue alla Migrazione Magnus Brunner. Gli Stati Ue hanno dato il via libera a tre provvedimenti legislativi che introducono una stretta sull’immigrazione irregolare e che ridisegnano il sistema comune sui rimpatri, aprendo agli hub per le espulsioni, rivedono il concetto di Paese terzo sicuro e introducono il primo elenco a livello Ue di Paesi di origine sicuri.
Esulta l’Italia che vede un riconoscimento al suo modello Albania. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha sottolineato che «gli Stati membri potranno applicare procedure accelerate di frontiera, come previsto dal protocollo Italia-Albania, e i ricorsi non avranno più effetto sospensivo automatico». Per Piantedosi è «la svolta che l’Italia chiedeva da tempo» e Roma «ha giocato un ruolo importante». Esulta la Danimarca, che ha fatto della lotta all’immigrazione irregolare una delle priorità della sua presidenza di turno dell’Ue. Rasmus Stoklund, ministro per l’Immigrazione e l’Integrazione danese, ha sottolineato che con questi provvedimenti «cambierà radicalmente il nostro modo di vedere l’immigrazione, perché possiamo tenerla sotto controllo». Questo è l’auspicio. Tutti i testi dovranno ora essere negoziati con il Parlamento europeo, ma intanto il Consiglio è riuscito a trovare un’intesa in tempi record, mettendo d’accordo anche Paesi contrari al nuovo Patto per la migrazione, come la Polonia.
Il fondo di solidarietà
Le capitali si sono anche accordate sul fondo di solidarietà per il 2026 previsto dal nuovo Patto per la migrazione, che prevede il ricollocamento dei richiedenti asilo oppure un contributo economico o misure alternative. L’intesa è stata raggiunta su 21 mila ricollocamenti che possono anche diventare contributi equivalenti pari a 420 milioni di euro per i Paesi sotto pressione: Italia, Grecia, Cipro e Spagna. La scelta della forma di solidarietà spetterà ai singoli governi. Francia, Germania e altri Paesi potranno godere di riduzioni degli obblighi se colpiti da pressioni migratorie cumulative negli anni precedenti. Piantedosi ha ricordato la decisione condivisa con la Germania di sospendere il Regolamento di Dublino fino all’entrata in vigore del nuovo Patto nel giugno prossimo, che consentirà di superare «definitivamente le critiche» rivolte a Roma.
I rimpatri accelerati
Nel dettaglio, il regolamento sui rimpatri accelera e semplifica le procedure per chi risiede irregolarmente nell’Ue e ha l’obiettivo di rendere le decisioni effettive (attualmente solo una persona su cinque di quelle che risiede illegalmente nell’Ue con decisione di rimpatrio viene effettivamente espulsa). Vengono stabilite le condizioni per la creazione degli hub di rimpatrio, ovvero le «soluzioni innovative» richieste dai leader Ue. Critica solo la Spagna. Possono essere conclusi accordi solo con un Paese terzo in cui siano rispettati gli standard internazionali sui diritti umani e i principi del diritto internazionale, incluso quello di non respingimento. Sono previsti obblighi precisi per i cittadini di Paesi terzi irregolari.
Paesi sicuri
Le nuove regole permetteranno di dichiarare inammissibili le domande d’asilo in tre casi: transito nel Paese terzo sicuro, accordo formale con un Paese sicuro o presenza di una «connessione», che però non sarà più requisito obbligatorio. Decade il diritto automatico a rimanere nell’Ue durante i ricorsi, pur restando la possibilità di chiedere una sospensiva al giudice.
Per la prima volta viene definita una lista Ue di Paesi sicuri di origine: Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia, oltre ai Paesi candidati all’adesione, salvo eccezioni legate a conflitti o violazioni sistemiche dei diritti fondamentali.
