Con la donazione delle eccedenze le aziende possono ottenere vantaggi fiscali e d’immagine. Cibo, elettronica e abiti tra i beni rimessi in circolo
Fare leva sulla solidarietà per contrastare lo spreco e sostenere l’economia circolare. È la strategia adottata, da qualche anno a questa parte, da molte aziende italiane che, collaborando con associazioni non profit ed enti del Terzo settore, donano scorte alimentari, rimanenze di magazzino e prodotti invenduti per dar loro una seconda vita e aiutare chi è in difficoltà.
Una pratica facilitata, in prima battuta, da un inquadramento legislativo preciso (la legge Gadda sulla donazione delle eccedenze) che, dalla sua entrata in vigore a oggi, ha messo a segno buoni risultati. «La legge 166/2016 ha fornito una cornice chiara, semplificando il carico burocratico e definendo i beneficiari. E questo ha consentito di passare da una situazione in cui la donazione avveniva prevalentemente a fronte di emergenze a un’organizzazione di processi che destinano stabilmente le eccedenze per scopi sociali», spiega Gianluca Salvatori, segretario generale di Fondazione Valore, nata per iniziativa di una serie di partner – fra cui Intesa San Paolo, Fondazione Banco Alimentare, Unpli e Fondazione Messina –, per convertire la norma in uno strumento ordinario nelle dinamiche di imprese ed Ets. E lavorando per trasformare in valore quello che altrimenti sarebbe solo spreco e costo. «Il settore agroalimentare è stato il primo a cogliere le opportunità del nuovo quadro, come dimostra la preziosa attività dei banchi. Ora occorre allargare ad altri settori: i bisogni delle categorie più fragili non si limitano al cibo e un’esistenza dignitosa necessita di beni durevoli diversi».
Imprese e beneficiari
A spingere le aziende ad aderire a progetti di redistribuzione – volontariamente e in autonomia o, nel caso di quelle affiancate da Fondazione Valore, tramite un hub che le mette in comunicazione col non profit – sono benefit di diverso tipo. Come nota Salvatori, «la donazione conviene sia sotto il profilo economico, quindi minori costi di stoccaggio e smaltimento e vantaggi fiscali sul piano dell’Iva, sia sotto il profilo reputazionale, in termini di apporto positivo agli indicatori di sostenibilità sociale e ambientale».
Sul fronte beneficiari, non esiste una tipologia prevalente. «In questa prima fase di vita la Fondazione ha fatto da connettore tra imprese e Terzo settore: banchi alimentari, centri di servizio per il volontariato, pro-loco, con cui sono state raggiunte centinaia di piccole realtà di prossimità in gran parte d’Italia», chiosa Salvatori. «Via via si stanno aggiungendo realtà di medie dimensioni, come fondazioni e cooperative sociali. Nel complesso i beni donati raggiungono soggetti diversi: centri per persone fragili, strutture di accoglienza per senza dimora, organizzazioni dedite ad assistenza di anziani o minori, animazione sociale o inserimento lavorativo». Quanto alla distribuzione geografica, la mappa delle donazioni «mostra aree più dinamiche e aree meno attive» perché vincolata, «da un lato, alla concentrazione degli Ets, dall’altro a quella delle grandi imprese di produzione e distribuzione, le più propense – soprattutto per una maggiore conoscenza degli iter legislativi e fiscali – a donare».
I progetti principali
Come racconta Salvatori, il 2025 è stato caratterizzato da tre progetti. «Con Amazon Italia abbiamo distribuito più di 80mila beni agli Ets; grazie a Esselunga abbiamo destinato prodotti non alimentari per un valore di circa tre milioni; con Snam abbiamo riusato a fini sociali un’ingente quantità di arredi dismessi per il trasloco nella nuova sede».
In Italia dal 2021, il programma donazioni di logistica di Amazon aiuta i partner di vendita a trasformare l’invenduto idoneo e le scorte in eccesso in contributi. Il primo beneficiario è stata Lilt (sezione Monza e Brianza), a cui sono stati donati prodotti per 295mila euro nel 2021/22 per contribuire al programma Child Care a sostegno delle famiglie colpite da tumori infantili. Nel 2023, la lista si è allargata a Progetto Arca, Fondazione Ant, Enpa, Hope for Ukraine, Centro Five, Banco Alimentare Piemonte. Nel 2024 si sono aggiunti Anteas, Cooperativa Mirafiori, Cooperativa Si Può Fare, Caritas Napoli. I beni ricevuti includono libri, giocattoli, mobili, elettronica, abbigliamento e prodotti per l’igiene personale.
