14 Gennaio 2026

Politica internazionale: con gli accordi di Northwood, Regno Unito e Francia già si sono uniti sul nucleare, potranno farlo unendo i loro voti all’ONU, tutti insieme possiamo scoprire di essere già uniti sulla difesa

Anche se non sembra, non è oggi tempo per l’«europessimismo». E non lo è soprattutto se questo ha carattere per così dire retroattivo. E credo di poterlo dire avendo nel 2005 scritto un libro intitolato «Rischi fatali. L’Europa vecchia. La Cina. Il mercatismo suicida. Come reagire». Un libro scritto venti anni fa su ciò che nell’UE c’era, tanto in eccesso (troppe e paralizzanti regole), quanto in difetto (la difesa europea, da finanziare con gli eurobond). È anche per questo che oggi condivido le ragioni di coerenza politica fatte valere la settimana scorsa dal Presidente Meloni.
In ogni caso non è questo il tempo per stare fermi sugli errori del passato, piuttosto è arrivato il tempo per evitare errori futuri. E questo perché la guerra in Ucraina, comunque finisca, non è il principio e non sarà la fine del nuovo emergente dis-ordine globale prodotto dalla rottura di quell’ordine globale che, trenta anni fa, si pensava potesse derivare ed essere garantito dall’utopia mercatista. In realtà la storia non è finita, sta tornando, sta tornando con gli interessi arretrati ed accompagnata dalla geografia. Dopo quello ad Anchorage in Alaska e quello a Washington negli USA, viene oggi a Shanghai e non solo simbolico il «terzo vertice». Un vertice che vede protagonista assoluta la Cina, con un ruolo solo comprimario assegnato ad altri Stati, Russia compresa. La Russia, non destinata a tornare un impero, dopo l’impero zarista e quello comunista, piuttosto e fatalmente destinata a diventare la Bielorussia della Cina.
Venendo da qui sui confini dell’Europa, tutto questo altro non è che il ritorno dell’antica profezia di Gordio («Chi è in grado di sciogliere il nodo avrà il dominio del mondo, venga da est, dall’Asia, la culla dei popoli, o da ovest»). Una profezia sinistramente coincidente con quella di Orwell sull’«Eurasia», e tutto chiaramente scritto nei documenti politici elaborati appunto in Asia sull’«Ordine euroasiatico» e sull’«Asia armoniosa». E male si fa in Occidente a non prendere sul serio quanto invece è così chiaramente scritto. Un tipo di errore che già è stato fatto in passato, leggendo, ma non prendendo sul serio, il «Mein Kampf».
È per tutto questo che oggi in Europa, e qui proprio sul confine di Gordio, non è più tempo per la tardiva scoperta degli errori fatti in passato ma — si ripete — è venuto il tempo per evitare gli errori del futuro. E qui, su questo campo, ci sono tante ragioni europee per un certo grado di ottimismo europeo. Non per agire contro l’America, ma piuttosto a fianco dell’America. E del resto, senza contrasti con l’America, l’Europa si è già unita, prima sull’economia (a Roma, nel 1957) e poi sulla moneta (a Maastricht, nel 1992). Nel tempo presente l’Europa può e deve unirsi sul campo della politica internazionale. Con gli accordi di Northwood, Regno Unito e Francia già si sono uniti sul nucleare, potranno farlo unendo i loro voti all’ONU, tutti insieme possiamo scoprire di essere già uniti sulla difesa. Uniti dal finora ignorato articolo 42, settimo comma, del Trattato europeo: «Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso». E si noti che questo è coerente con la proposta italiana di variante sull’art. 5 del Trattato NATO. Tutto questo può dare forma e sostanza collettiva e perciò europea a quella che finora è stata ed è solo l’azione dei cosiddetti «volonterosi», non contro l’America — si ripete — ma a fianco dell’America, per una Europa che sta nascendo.

A.N.D.E.
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