Secondo il colosso di Cupertino il Regolamento ha portato a un degrado dei servizi forniti agli utenti e li ha esposti a rischi da cui erano precedentemente protetti
Se fino ad oggi, la politica di Apple nei confronti di un’Unione Europea considerata troppo regolatrice era stata quella della prudenza e della collaborazione, ora si registra un significativo cambio di passo. Un atteggiamento forse figlio anche del nuovo contesto politico internazionale (il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha sicuramente cambiato le dinamiche fra UE e USA). Con un documento ufficiale, infatti, il colosso di Cupertino sferra un attacco senza precedenti nei confronti di Bruxelles, chiedendo l’abrogazione del Regolamento sui mercati digitali (il famoso Digital Markets Act, o DMA).
Si tratta della legge entrata in vigore lo scorso anno che mira a porre fine agli abusi di posizione dominante da parte dei giganti della tecnologia. Un piano normativo che ha posto, sin da subito, Apple sotto una grossa lente d’ingrandimento. E che in qualche modo ha spacchettato il sistema e le idee del produttore di iPhone, costretto ad aprire i suoi software blindati (caratteristica che invece piace molto ai consumatori).
Il gruppo americano, chiaramente, ha contestato il regolamento fin dall’inizio. Ma oggi, rompe gli indugi e abbandona la prudenza, sostenendo che il DMA ha portato a un degrado dei servizi forniti agli utenti europei e li ha esposti a rischi da cui erano precedentemente protetti. «Il Dma dovrebbe essere abrogato e al contempo verrà adottato uno strumento legislativo più appropriato allo scopo».
Secondo l’azienda di Cupertino, diverse nuove funzioni sono state rinviate o non possono essere rilasciate in Europa. Tra queste ci sono la traduzione in tempo reale presentata in occasione del rilascio delle nuove AirPods 3. Caratteristica che, proprio a causa delle stringenti regole UE, non sarà disponibile per gli utenti europei.
E poi ancora: l’iPhone Mirroring sul Mac e alcune opzioni di Apple Maps come i “Luoghi visitati” o i “Percorsi preferiti”. Il motivo, sostiene Apple, è che la Commissione europea impone di rendere disponibili certe innovazioni anche su piattaforme non Apple prima di poterle offrire ai propri clienti. In assenza di una soluzione tecnica che non metta a rischio la privacy dei dati, il risultato è un rinvio a tempo indeterminato.
L’azienda di Tim Cook, inoltre, sostiene che il DMA costringe ad aprire l’ecosistema a modalità di distribuzione delle app non controllate, come marketplace alternativi, sistemi di pagamento di terze parti e il cosiddetto sideloading. Tutte situazioni che – secondo Apple – rischiano di esporre gli utenti a truffe, malware, app contraffatte e contenuti fino a oggi esclusi dall’App Store, come pornografia e gioco d’azzardo, anche in Paesi in cui queste categorie sono vietate per legge.
Un altro punto critico riguarda la gestione dei dati. La normativa, spiega Apple, obbliga l’azienda a concedere ad altri operatori l’accesso a informazioni estremamente sensibili, come l’elenco completo delle notifiche ricevute o la cronologia delle reti Wi-Fi utilizzate. Dati ai quali neanche Apple ha accesso, e che con le modifiche UE – secondo l’azienda – potrebbero rivelare dettagli personali su luoghi frequentati e abitudini quotidiane, incrementando i rischi di sorveglianza e tracciamento.
Insomma, il DMA – secondo Apple – non è una legge che tutela il consumatore, Ma che anzi lo espone a rischi informatici che sono sempre stati piuttosto lontani dai prodotti di Cupertino, vista la cautela con cui vengono ignegnerizzati i software. E non funziona neanche sotto il profilo della concorrenza, perché – sempre secondo la società californiana – non si vedono i benefici annunciati. Al contrario, il DMA limiterebbe la possibilità di differenziare i prodotti, rendendo iPhone e iOS più simili ad Android e riducendo le scelte a disposizione dei consumatori. Inoltre, Cupertino contesta il fatto che il DMA colpisca soprattutto il proprio ecosistema, mentre altri produttori di smartphone non sarebbero soggetti agli stessi vincoli.
Sembra piuttosto chiaro, dunque, il cambio di politica in casa Apple. Anche in virtù del fatto che, a quanto pare, la collaborazione con l’UE non ha portato grossi risultati. Da qui la richiesta di abrogare il DMA e di riconsiderarne gli effetti sugli utenti, dato che i cittadini europei rischiano di avere prodotti meno sicuri, meno innovativi e con un’esperienza più frammentata rispetto al resto del mondo.
Non è escluso che la strategia d’attacco di Apple sia in qualche modo frutto di una maggior tutela che oggi le big della tecnologia americana avvertono con Donald Trump alla Casa Bianca. Del resto, il presidente USA, non lesina critiche e attacchi nei confronti della stessa UE. E Apple è sicuramente fra le aziende americane che la Casa Bianca vuole tutelare.
