Il ministro delle Infrastrutture al Colle dopo molto tempo. Clima molto cordiale, raccontano anche dalla Lega, di «grande collaborazione» e non di scontro sui nodi giuridici che hanno inceppato l’iter della grande opera
Non si sarebbe parlato del pacchetto sicurezza, sul quale il governo aspetta in giornata il verdetto del presidente, ma del destino del Ponte di Messina. È nelle vesti di ministro delle Infrastrutture, vicepremier e leader della Lega che Matteo Salvini è salito martedì mattina al Quirinale per un incontro con Sergio Mattarella, rivelato dal Sole 24 ore. «Visita quasi di cortesia», assicurano al Colle, dove spiegano che da molto tempo l’ex responsabile del Viminale e numero due del governo non incontrava faccia a faccia il presidente della Repubblica.
Clima molto cordiale, raccontano anche dalla Lega, di «grande collaborazione» e non di scontro sui nodi giuridici che hanno inceppato l’iter della grande opera. Salvini, per quanto preoccupato, avrebbe mostrato comprensione sui rilievi della Corte dei Conti, senza alcun atteggiamento bellicoso. «Non è salito lancia in resta», sintetizza una fonte parlamentare. Il Ponte sullo Stretto è appena rientrato nel decreto infrastrutture a metà gennaio. Il nome che è stato scelto come super commissario per realizzare la grande opera è quello di Pietro Ciucci, già amministratore delegato della società Stretto di Messina spa, committente dell’opera , non senza le feroci polemiche dell’opposizione che lamenta proprio per questo un gigantesco conflitto di interessi. Il decreto si è reso necessario per le richieste della Corte dei conti dopo la bocciatura in autunno della delibera per la realizzazione dell’opera.
L’iter normativo
L’iter per rimettere in pista l’opera è iniziato: il Ministero dei Trasporti sta lavorando a una norma di ottemperanza per completare l’iter approvativo in coerenza con le integrazioni richieste dalla Corte dei conti. Il testo disciplina l’acquisizione di alcuni pareri, tra cui quelli di Nars e Art, e regola la riadozione del Piano economico e finanziario, che viene adeguato alle variazioni della legge di bilancio, approvato dal Cipess ed integrato nell’atto aggiuntivo alla convenzione di concessione.
Cosa prevede l’opera
L’opera si prevede di 3.666 metri di lunghezza complessiva, sessanta metri di larghezza, sei corsie stradali e due binari ferroviari, con quattro pilastri alle estremità alti quasi quattrocento metri e 72 metri di altezza navigabile sotto al ponte. Sarebbe più lungo e più largo di alcuni dei ponti più avveniristici e spettacolari in Europa e al mondo: per esempio quello di Canakkale in Turchia sullo Stretto dei Dardanelli (3,6 chilometri, concluso nel 2023), quello di Storebæltsforbindelsen in Danimarca lungo 6,7 chilometri (ma con una campata unica di 1,6) o quello di Pelješac in Croazia (lungo 2,4 chilometri e alto quasi cento metri sull’acqua).
Il business plan
Ha scritto Federico Fubini su questo giornale che un business plan preciso del progetto non esiste al momento. Che contempli stime sul traffico atteso, tariffe, tempi di ammortamento. Sappiamo però che il costo previsto oggi per la realizzazione del «Ponte degli italiani» è di 13,5 miliardi di euro e che il traffico automobilistico e di mezzi pesanti dovrebbe nel tempo coprire nel tempo il 70% dell’investimento (la parte restante spetterebbe al traffico ferroviario).
Al costo di dieci euro a transito (media fra il pedaggio auto e quello presumibile dei camion) per un ammortamento dei costi dell’opera in trent’anni dovrebbero transitare almeno 31 milioni di veicoli sul ponte ogni anno. Esso è dieci volte superiore al numero di veicoli che transitano oggi. In altri termini, il traffico su gomma attraverso lo Stretto di Messina dovrebbe decuplicare dal primo anno di apertura del ponte solo per rendere il progetto finanziariamente sostenibile in trent’anni: al ritmo attuale – poco più di tre milioni di transiti all’anno – lo sarebbe in tre secoli.
