11 Dicembre 2025

Il conflitto in Ucraina: c’è chi dice basta non per la pace ma per starsene in pace

Ieri, a Ginevra, Ucraina e Unione Europea hanno provato a sondare l’insondabile America di Donald Trump, che sui rapporti con Mosca ha già cambiato idea più volte. Ma è bastato che, nei giorni scorsi, emergessero i dettagli del «piano di pace Usa in 28 punti» — vago e contraddittorio, non è chiaro neppure chi lo abbia redatto — per spaccare l’Italia in due.
Da una parte, quelli per cui si dovrebbe accettare tutto, pur di mettere fine alla guerra: la sottomissione dell’Ucraina, un’Europa umiliata, un Putin impunito e imbaldanzito.
Dall’altra, quelli per cui non si può premiare l’aggressore. E occorre negoziare sul serio, non concedere alla Russia tutto ciò che chiede. Anzi, di più.
I primi amano farsi chiamare «pacifisti» (un appellativo nobile, che merita più rispetto). E definiscono i secondi «bellicisti». Quando è evidente: la guerra fa schifo a tutti, ma come possiamo impedire a un popolo di difendersi, e all’Europa di cautelarsi? Il piano Trump-Witkoff è apparso confuso a chiunque si occupi di questioni internazionali. «Un triste miscuglio di opportunismo sfacciato e miopia strategica», lo ha definito The Economist. Non contiene garanzie per l’Ucraina, ma riabilita la Russia: fine delle sanzioni, ritorno nel G8. L’Europa? Una comparsa. L’odore degli affari, ha scritto Giuseppe Sarcina, aleggia ovunque: sembra un patto fra oligarchi, più che un accordo di pace.

Perché, allora, tanti italiani esultano, quasi fossimo alla vigilia di una pace vera?
Per alcuni, meno giovani, scattano automatismi biografici. Chi ha creduto nel comunismo sovietico da giovane, ne ha capito l’orrore — si spera — ma non ne ha dimenticato il profumo, che è quello dei propri vent’anni. Il revanscismo russo oggi evoca ricordi; l’abilità scacchistica di Putin, inconfessabile ammirazione. L’avversario ideologico di sempre, l’America, diventa gradito. Donald Trump la mette in imbarazzo e si fa beffe dell’Occidente. Cosa si può chiedere di più?

La maggioranza di chi esulta, però, è mossa da altri sentimenti. Definirla «pacifinta» è sbagliato. Non c’è quasi mai malafede in chi vuole la pace a tutti costi. C’è superficialità, in qualche caso. Ingenuità, spesso. Irritazione, dopo la vergognosa corruzione emersa a Kiev. Ma c’è, soprattutto, un disperato desiderio di rimozione.
La guerra in Ucraina dura da 1.369 giorni ed è angosciosa: pur di cancellarla dal proprio orizzonte mentale, molti sono pronti a tutto. A dimenticare ciò che è accaduto — oltre un milione di morti, frontiere cambiate con la forza, bombardamenti quotidiani, civili uccisi, bambini deportati — e a chiudere gli occhi su quanto potrebbe accadere in Europa nel futuro.
Questo non è desiderio di pace. È pretesa di essere lasciati in pace. Due cose molto diverse.

 

A.N.D.E.
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