La Commissione chiede idee per semplificare i testi delle Dac unionali
Una versione consolidata delle Dac unionali per alleggerire gli oneri delle imprese e rendere più efficiente il sistema dei dati scambiati nell’ambito della cooperazione amministrativa.
La consultazione pubblica aperta il 15 dicembre 2025 dalla Commissione Ue – e che si chiuderà tra una settimana, il 10 febbraio – ha per obiettivo «la competitività a lungo termine» con il target di riduzione del 25 % per le imprese e del 35% per le piccole e medie imprese (Pmi) degli oneri associati agli obblighi di comunicazione.
Meno burocrazia e più efficienza è il mantra di un’operazione che comunque non perde di vista la ratio di un sistema arrivato ormai al terzo lustro e che, negli ultimi dieci anni, ha visto un’implementazione verticale sull’onda dell’entusiasmo regolatorio.
Le Dac
Dal 1° gennaio 2015 le informazioni sulle imposte dirette sono state scambiate automaticamente in cinque categorie di redditi e capitali: redditi da lavoro dipendente, pensioni, compensi e gettoni di presenza, prodotti assicurativi vita; proprietà e redditi immobiliari (Dac1). Nelle successive otto modifiche sono via via entrate le informazioni sui conti finanziari (Dac2), i ruling fiscali transfrontalieri e gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento (Dac3), le rendicontazioni paese per paese (Dac4), i meccanismi transfrontalieri con potenziale rischio di elusione fiscale (Dac6), i redditi percepiti attraverso le piattaforme digitali (Dac7), i redditi percepiti da fornitori di servizi per le cripto-attività o agli operatori (Dac8); le informazioni finalizzate a rendere operativa la direttiva sul secondo pilastro (Dac9). La Dac è stata nelle more modificata anche per consentire alle autorità fiscali di avere accesso a determinati dati in materia di antiriciclaggio (Dac5).
Obiettivo: più efficienza
Nelle more la consultazione pubblica – a cui finora hanno risposto solo stakeolder italiani e olandesi – potrebbe agevolare la individuazione di eventuali sovrapposizioni, incoerenze o comunicazioni inefficienti, in modo da ridurre gli oneri amministrativi. Inefficienze, queste, già entrate nella relazione speciale del 2024 della Corte europea che aveva rilevato come la Dac sia stata applicata in modo incoerente dagli Stati membri, aumentando l’onere amministrativo per le imprese. Inoltre, la soglia di comunicazione e per la vendita di merci a norma della Dac7 è risultata «inefficiente e inefficace rispetto ai benefici ottenuti». Nella relazione speciale 2021, la Corte aveva sottolineato che l’obbligo di scambiare solo le informazioni disponibili, abbinato all’assenza di un obbligo di scambiare tutte le categorie di reddito della Dac1, incideva sulla completezza dei dati, facendo sì che alcuni redditi sfuggano all’imposizione.
