6 Settembre 2026
Schlein (1)

Ma la segretaria del Pd cerca di calmare i suoi: alla fine ci accorderemo, nessuno può sfilarsi

Le prime avvisaglie della campagna di Giuseppe Conte in vista delle primarie in cui l’ex premier contenderà la leadership del centrosinistra a Elly Schlein il Pd le ha registrate nell’ormai noto comizio di Napoli. È poi seguito l’annuncio della battaglia del M5S contro il riarmo dal titolo «La guerra la paghi tu».
Non ancora una sfida diretta alla segretaria Pd, ma comunque un’offensiva palese su un terreno in cui Schlein si trova più in difficoltà. E non solo perché i riformisti del Pd la pensano come Lorenzo Guerini: «La polemica sul riarmo è strumentale», è l’opinione del presidente del Copasir. In ballo, per Schlein, c’è di più, perché la leader del Partito democratico ha la necessità di dimostrare di essere in grado di governare. E tra i requisiti «richiesti» c’è anche la posizione (ferma) da tenere sull’Ucraina, quell’Ucraina a cui Conte (ma anche Bonelli e Fratoianni) vorrebbero negare gli aiuti militari contro l’invasore russo.
Perciò Schlein è passata alla controffensiva con un’intervista al Foglio in cui ribadiva senza se e senza ma: «Continueremo ad aiutare Kiev con ogni mezzo necessario». Ma l’assalto alla segretaria Pd non si è fermato. Anzi. Ieri ai vertici dem la colazione è andata di traverso appena hanno preso in mano il Fatto, giornale che simpatizza per Conte senza nasconderlo (del resto, perché dovrebbe). Un editoriale di Marco Travaglio contro Schlein che non vuole negare gli aiuti militari all’Ucraina e poi due pagine così congegnate. La prima, con un articolo critico nei confronti della segretaria filo-Kiev, «rea», tra le altre cose, di volersi avvalere nella sua corsa alla leadership del centrosinistra anche dell’aiuto di Mario Draghi (inviso al popolo pentastellato). La seconda, con un reportage nel mondo pacifista deluso da Schlein.
Al Pd hanno interpretato quelle pagine come l’annuncio di un nuovo affondo di Conte in materia. Paradossalmente, è proprio la segretaria sotto attacco a cercare di portare la calma tra i suoi. Non si cada nelle provocazioni è la parola d’ordine. Seguita da questo ragionamento: «Vedrete che alla fine nella coalizione ci accorderemo anche sull’Ucraina perché nessuno può sfilarsi». Della serie: Conte potrà anche fare fuoco e fiamme però poi dovrà scendere a patti, a meno che non voglia assumersi la responsabilità della seconda vittoria elettorale di Giorgia Meloni. Un autorevole esponente Pd è ancora più esplicito: «Conte dirà di sì anche agli aiuti militari a Kiev, del resto ha fatto un governo prima con Salvini e poi con noi e da premier ha detto di sì alle spese Nato».
Ma è chiaro che la campagna dell’ex premier è insidiosa: tende a mettere in difficoltà Schlein con una parte del suo potenziale elettorato delle primarie per sfilarle consensi ai gazebo. Conte punta tutte le sue carte su quel voto: le primarie, per lui, sono l’unica soluzione «plausibile», altrimenti, spiega, «dovremmo ammettere che ci inginocchiamo e ci inchiniamo al Pd».
C’è però un’altra insidia alle porte. Al Nazareno hanno (metaforicamente) cerchiato una data del calendario in rosso: il 5 agosto. Per quel mercoledì sono previste le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti in Parlamento sulle clausole di salvaguardia nazionale, un passaggio propedeutico alla richiesta della flessibilità concessa da Bruxelles per energia e difesa. Riusciranno Pd, M5S e Avs a presentare una risoluzione unitaria? O le differenze sul tema delle spese militari tra i dem (dove, come è noto, convivono diverse anime) e i loro alleati più stretti renderanno questa operazione impossibile?

A.N.D.E.
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