11 Dicembre 2025

Ieri Starmer ha annunciato il riconoscimento, seguito dai premier di Canada, Australia e Portogallo. Israele minaccia di annettere la Cisgiordania per ritorsione

eir Starmer aveva avvertito Israele lo scorso luglio di cambiare rotta nella sua sanguinosa offensiva a Gaza. Il premier Netanyahu non lo ha ascoltato e così il primo ministro britannico, insieme ad Australia e Canada e in serata anche al Portogallo, ha annunciato ieri il riconoscimento formale dello Stato palestinese: “Le immagini di violenza, fame e sofferenza a Gaza sono intollerabili”, ha commentato il primo ministro britannico, “abbiamo preso questa decisione per ravvivare la speranza di pace per i palestinesi e gli israeliani e una soluzione a due Stati”.
Si tratta di una decisione storica per la diplomazia britannica, dopo il mandato britannico della Palestina e la dichiarazione Balfour che nel 1917 pose le basi della nascita di Israele. Una decisione che Starmer ha preso non a cuor leggero: sua moglie e i suoceri sono ebrei, mentre lui ha bonificato il partito dopo le accuse di antisemitismo al suo predecessore, Jeremy Corbyn. Tuttavia, il Labour aveva già annunciato il riconoscimento dello Stato palestinese nel suo programma di governo, ma soprattutto la pressione della sinistra del partito oramai era diventata insostenibile.
“Chiediamo nuovamente al governo israeliano di revocare le inaccettabili restrizioni al confine, di porre fine a queste tattiche crudeli e di consentire l’afflusso di aiuti”, spiega Starmer. “Insieme alle azioni di Hamas – che deve rilasciare immediatamente gli ostaggi, che continueremo a sanzionare e che non avrà più alcun ruolo in Medio Oriente – il governo israeliano sta intensificando il conflitto e la speranza di una soluzione a due Stati sta svanendo. Ma non possiamo permettere che quella luce si spenga”. Sono così 148 i Paesi che riconoscono lo stato Palestinese e che potrebbero aumentare in questi giorni durante l’Assemblea Generale all’Onu, con Belgio, Lussemburgo, Malta, San Marino e Andorra, oltre alla formalizzazione già annunciata della Francia e alla probabile adesione della Nuova Zelanda.
Esultano l’Autorità Nazionale Palestinese e anche Hamas, che invoca “di isolare ancora di più” lo Stato ebraico. Furiosa la reazione israeliana. “Non ci sarà alcuno Stato palestinese”, tuona il premier Netanyahu alla vigilia del suo intervento all’Onu, «così si premiamo i terroristi di Hamas”. Della stessa idea anche il leader dell’opposizione Yair Lapid, che però accusa il governo Netanyahu “per aver causato il peggior disastro della nostra Storia in termini di sicurezza”.
Netanyahu prevede di rispondere propriamente a Londra, Canberra e Ottawa dopo il suo incontro del 29 settembre con Donald Trump alla Casa Bianca. Secondo Axios, il premier israeliano vuole “vendicarsi” annettendo la Cisgiordania, ma attende il via libera del presidente Usa. Non aspetta invece il falco dell’ultradestra Itamar Ben Gvir, che invoca esplicitamente le annessioni. Il principe ereditario saudita Bin Salman intanto diserterà l’Onu, nonostante che domani Trump incontrerà un gruppo di leader musulmani e arabi a margine dell’assemblea (Emirati, Qatar, Egitto, Giordania e Turchia).

A.N.D.E.
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.