Da quando si è insediato, un anno e mezzo fa, il presidente ha fatto un numero enorme di acquisti e vendite di titoli, 28.700 operazioni. Più delle compravendite in Borsa di tutti i 435 deputati del Congresso (19.400) e di quelle dei cento senatori (2900).
In America la penetrazione della logica degli affari in politica, su spinta costante e sfacciata di Donald Trump, è tale da far passare senza scalpore una notizia che solo qualche anno fa avrebbe provocato ondate di indignazione: da quando si è insediato, un anno e mezzo fa, il presidente ha fatto un numero enorme di acquisti e vendite di titoli, 28.700 operazioni. Più delle compravendite in Borsa di tutti i 435 deputati del Congresso (19.400) e di quelle dei cento senatori (2900). Scandaloso? Per Trump sì: chiede da tempo una legge che vieti quelli che definisce arricchimenti illeciti di parlamentari grazie a informazioni riservate. Ma quando il senatore del Missouri Josh Hawley, fin lì nelle sue grazie, ha proposto una legge che vieta di operare in Borsa a tutti i politici, presidente compreso, la reazione di The Donald è stata dura: «Hawley è una pedina nelle mani sporche dei democratici. Mica vorrete un presidente trasformato in bersaglio da un senatore di seconda categoria!». Reazione dura ed efficace: alla Camera i repubblicani hanno approvato una legge che vieta le transazioni a deputati, senatori e loro familiari, ma non al presidente e ai suoi cari. Ora tocca al Senato mentre la Casa Bianca respinge, sdegnata, ogni sospetto: il suo patrimonio, dice, è in mano a gestori indipendenti. Ma nessun presidente, nella storia americana, ha trafficato in Borsa come lui e Trump altera di continuo il valore delle società con le sue azioni: dazi, sgravi, esenzioni, incentivi. Anche elogi e accuse. L’agenzia Bloomberg, che ha reso noti questi numeri, ricorda anche gli elogi di Trump a Nvidia, Tesla e altre società nelle quali ha investito, mentre la Cnn ha individuato 19 imprese che il presidente ha promosso nella settimana successiva all’acquisto di loro quote azionarie. «Un disastro etico» per Dan Greenberg, giurista del conservatore Cato Institute ed ex funzionario del primo governo Trump. Ma ormai, tra profitti miliardari con le criptovalute e arricchimenti con regali e investimenti degli sceicchi, gli americani sembrano frastornati e anestetizzati. La cosa, però, riguarda tutti, anche noi: i conflitti che riesplodono dopo gli annunci di pace, le tregue violate, sono anche frutto del modo frettoloso e approssimativo con cui gli emissari di Washington trattano gli aspetti diplomatici degli accordi: conta di più costruirci sopra un business.
